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Mancano 13 settimane Brexit: il tempo stringe, l'incognita Irlanda resta

Sulla sinistra, grande cartellone di propaganda a lato di una strada (messaggio nella didascalia); a destra, veicoli transitano

"Rispetta il nostro voto: nessuna frontiera UE in Irlanda!" Firmato: Comunità di frontiera contro la Brexit.

(Keystone)

Sono ripresi giovedì i negoziati tra Unione Europea e Regno Unito per un accordo sulla Brexit. La premier britannica Theresa May ha chiesto all'UE nuove proposte per risolvere la questione dell'Irlanda del Nord.

Tredici settimane di tempo, per stringere un accordo che chiarisca i termini dell'uscita del Regno Unito dall'UnioneLink esterno e i rapporti futuri, non sono molte. Lo ha osservato anche il capo negoziatore europeo Michel BarnieLink esternor, incontrando per la prima volta il suo nuovo interlocutore britannico, il ministro Dominic Raab.

"Prepariamoci al mancato accordo"

Non a caso, Bruxelles chiede a Governi e istituzioni di cominciare a preparare piani di emergenza per essere "pronti a ogni eventualità", segnatamente quella di un mancato accordo, e Raab ha espresso la volontà di intensificare i negoziatiLink esterno.

Michel Barnier, intanto, gli ha elencato i nodi da sciogliere da qui al vertice europeo di ottobre, chiamato a siglare l'accordo.

Tra quelli più urgenti figura il regime in vigore al confine tra l'Irlanda, che è e resta nell'Ue, e l'Irlanda del Nord, che è parte del Regno Unito e dunque ne uscirà. Serve almeno un'intesa temporanea.

(1)

Servizio del TG sulla richiesta di Theresa May all'UE per una nuova proposta di gestione dei confini irlandese post-Brexit

La premier May rimane sulla posizione più ferma: niente frontiera sull'isola di Irlanda (sarebbe contraria gli accordi di pace tra i due Paesi) ma al contempo niente trattamento speciale per l'Irlanda del Nord.

La proposta di Bruxelles era infatti di uno statuto particolare, che mantenesse l'Irlanda del Nord nell'Unione doganale europea, consentendole di partecipare al mercato unico.

Per il Regno Unito, però, significherebbe l'esistenza di un doppio standard. "La creazione di quella che sarebbe formalmente una sorta di Stato terzo all'interno del Regno Unito", ha detto May, "è qualcosa che non accetterò mai e che nessun primo ministro britannico potrebbe mai accettare."

tvsvizzera.it/ri con RSI (TG del 20.07.2018)

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