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La guerra degli affitti turistici

Airbnb, leader mondiale nel settore mette in contatto persone in cerca di un alloggio con persone che dispongono di uno spazio. Il tutto tramite un'applicazione mobile

Questo contenuto è stato pubblicato il 09 luglio 2014 - 15:07

Il vento della bufera soffia già. Da un lato gli albergatori, dall'altro i portali web per l'affitto di stanze a breve termine: le case diventano affittacamere e gli hotel ci rimettono. Dopo le proteste dei taxisti contro Uber, l'applicazione mobile che permette di prenotare un autista a prezzi molto competitivi, sta per scoppiare una nuova tempesta in tema di liberalizzazioni.

L'Italia è il terzo Paese per numero di annunci pubblicati sulla piattaforma Airbnb, leader mondiale degli affitti turistici che mette in contatto persone in cerca di un alloggio con persone che dispongono di uno spazio: caricare la propria offerta è semplice, tanto più che per far parte del sistema la legge non richiede certificati di sicurezza o pulizia.

È questo uno dei maggiori fattori di attrito con le strutture alberghiere, soggette invece a norme rigorose in materia: le associazioni di categoria denunciano una concorrenza sleale, stimando una perdita del 10-15% degli incassi.

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