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L’Aquila: in 5 anni ricostruito il 20%

Lo dice Legambiente. Per la ricorrenza fiaccolata nel centro. Gli interventi della Chiesa.

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 aprile 2014 - 21:24

Una fiaccolata nel centro storico, poi alle 3.32, l'ora del sisma, 309 rintocchi delle campane, uno per ogni vittima: così L'Aquila ha ricordato il terremoto di cinque anni fa, nella notte fra il 5 e il 6 aprile del 2009.

La scossa ha aperto una ferita che non si è ancora richiusa. Nella memoria degli abitanti sono indelebili le immagini delle macerie, le grida, i morti. E la città è lungi dall'aver ritrovato il suo aspetto passato: la casa dello studente, fra i simboli della tragedia, è ancora come allora. I cantieri nel nucleo sono finalmente avviati, anche se la burocrazia li rallenta, ma il tessuto sociale e commerciale non esiste. È nelle periferie che vive la maggior parte dei 43'000 residenti che hanno potuto tornare alle loro case. Per Legambiente finora è stato ricostruito solo il 20%Link esterno di quanto è crollato

Gli interventi di emergenza, vantati da Berlusconi davanti al G8 pochi mesi dopo, e la ricostruzione, in parte pagata dall'Europa, hanno fagocitato miliardi di euro e sono stati segnati dagli scandali: un rapporto dell'UE ha evidenziato il coinvolgimento della criminalità organizzata. Le case provvisorie costarono troppo e furono di qualità scadente, tanto da divenire presto inabitabili.

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