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Gemelline, "Non avrei mai immaginato tutto questo"

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Parla la madre delle bimbe rapite tre anni fa dal marito suicida

Questo contenuto è stato pubblicato il 24 gennaio 2014 - 14:51

Tre anni dopo la madre di Alessia e Livia, le gemelline scomparse dopo essere state rapite dall'ex marito a Saint-Sulpice, nel Canton Vaud, ha accettato di parlare della terribile storia che ha sconvolto la Svizzera. Il dramma famigliare scoppiò il 30 gennaio 2011quando Matthias Schepp, turbato per la separazione in corso, non riportò le figlie di 6 anni alla moglie Irina Lucidi dopo un fine settimana trascorso con loro.

La donna, originaria di Ascoli Piceno, avvertì subito la polizia e scattarono le ricerche in mezz'Europa. Ma quattro giorni dopo Matthias, che si fece investire da un Eurostar alla stazione di Cerignola (Foggia), lasciò una lettera agghiacciante indirizzata alla consorte: "Mia cara, devi sapere che le bambine riposano in pace, non hanno sofferto. Tu non le vedrai più. Volevo morire con le mie bambine, ma così non è stato. Sarò l'ultimo a morire". Delle piccole nessuna traccia.

Ora Irina, che ha lasciato la casa in cui viveva e il lavoro, si dedica al sostegno dei bambini soli. Ma il suo pensiero è sempre rivolto alle figlie scomparse. "Le bambine adoravano il padre e Matthias, a sua volta, adorava le sue figlie. Non avrei mai immaginato che il mio marito avrebbe potuto trasferire su di loro la rabbia che aveva nei miei confronti. Non avrei mai tutto questo". Tra gli ospiti del servizio di Falò, che indaga sulle possibili cause all'origine di drammi famigliari, lo psichiatra Carlo Calanchini e Alessio Cimoli, direttore di Missing Children Switzerland di cui Irina Lucidi è presidente.

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