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Coronavirus, verso un crollo del Pil del 7,5% nella zona euro

Graffito corona
È alla Grande depressione del 1929 che l’economia mondiale deve rivolgere lo sguardo per trovare ordini di grandezza paragonabili a quanto sta provocando l'epidemia di coronavirus. Keystone / Andrew Milligan

Ipotizzando che la fine della pandemia arrivi nel mese di giugno e lo stop alle misure introdotte per frenare i contagi siano revocate nel secondo semestre del 2020, il Fondo monetario internazionale ha calcolato che quest'anno l'economia mondiale conoscerà una recessione del 3%. Particolarmente toccata la zona euro dove, secondo questo scenario, la contrazione sarebbe del 7,5%.

Nel 2019, l’economia dei 19 paesi che hanno adottato la moneta unica europea è cresciuta dell’1,2%. Nel 2020, secondo l’Fmi, nella zona euro potrebbe verificarsi un crollo del 7,5%, il più marcato di tutte le regioni mondiali prese in considerazione. Ancora in gennaio, le previsioni per il 2020 stimavano un incremento del Pil dell’1,3%.

Senza sorprese, l’Italia sarebbe colpita in pieno. Le conseguenze economiche si potrebbero tradurre con un calo del Pil del 9,1% nel Paese, dopo la crescita dello 0,3% nel 2019. In Svizzera, il calo previsto dall’Fmi toccherebbe invece il 6%.

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Nel suo rapporto, l’Fmi sottolinea come alcuni Paesi siano meglio attrezzati per far fronte alle conseguenze economiche della pandemia, un riferimento implicito alle divergenze attuali tra due correnti di pensiero in Europa. 

La Germania e i Paesi Bassi, difensori della disciplina finanziaria, resistono agli appelli dei loro vicini Italia, Francia e Spagna che chiedono più solidarietà per affrontare la crisi economica che segue quella sanitaria.

Questi paesi spingono per una mutualizzazione del debito per finanziare il rilancio sperato che i 27 stati membri dell’UE auspicano.

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