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Dalla Sicilia il grido d'allarme delle «schiave del sesso»

Nelle campagne dell'isola operaie agricole immigrate subiscono sistematicamente violenze sessuali da parte dei loro datori di lavoro. Un fenomeno esteso che colpisce una comunità di 12mila braccianti immigrati nella sola provincia di Ragusa

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 dicembre 2014 - 22:22

Sono pagate nemmeno 3 euro l'ora e alcune vengono sfruttate anche sessualmente. Nelle campagne dell'isola, uno studio dell'università di Palermo ha svelato l'orrore delle violenze sessuali e condizioni di lavoro al limite della schiavitù.
I sindacati riscontrano povertà e disperazione.

In città si vuole ignorare quanto accade nell'isolamento delle campagne. I piccoli imprenditori agricoli perpetuano abusi sessuali sulle lavoratrici anche in presenza dei loro mariti.
Il grido d'indignazione arriva dal sacerdote Don Beniamino Sacco, che denuncia, quelli che definisce, "festini agricoli".

"Approfittano della fragilità di queste persone che sono presenti sul territorio per i loro sollazzi, per i loro divertimenti, che diventano poi divertimenti degli amici con gli amici. Le conseguenze dei festini poi sono le maternità", ci dice il sacerdote, Don Beniamino Sacco.

Un medico ha rivelato che le donne rumene, che chiedono d'abortire, sono spesso accompagnate da italiani.
I dati in possesso delle autorità sanitarie, sono a dir poco sospetti.

Alcune di queste donne trovano il coraggio di reagire, altre no.

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