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Vietato l’accesso all’Uluru, il monte venerato dagli aborigeni

Il monte Uluru al tramonto.
Da venerdì sera non è più possibile scalare la montagna nel centro del deserto australiano, sacra per gli aborigeni Anangu. Keystone

Uluru, il celebre massiccio roccioso al centro del deserto australiano, è stato definitivamente chiuso venerdì sera agli escursionisti dopo che per tutta la giornata si erano formate lunghe code di visitatori intenzionati a tentare per l'ultima volta la scalata di questo imponente rilievo ritenuto sacro dagli aborigeni.


Al calare del sole, dopo l’ascensione degli ultimi turisti, le guardie hanno definitivamente sigillato le porte d’accesso al monolito gigante dalle tinte rossastre, alto 348 metri e conosciuto anche con il nome di Ayers Rock.

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Il divieto era stato decretato due anni fa dai proprietari del sito, vale a dire gli aborigeni Anangu che venerano il luogo da decine di migliaia di anni. In precedenza erano stati posati alcuni cartelloni che invitavano i turisti a non intraprendere la salita ma l’iniziativa aveva avuto scarso successo.

Venerdì mattina centinaia di persone hanno atteso per ore l’autorizzazione all’entrata, come avveniva da mesi per l’imminente chiusura del sito, che era stata momentaneamente sospesa per le forti raffiche di vento.

La scalata dell’Uluru era una delle tappe obbligatorie di numerosi turisti che visitavano il paese oceanico, ma alla fine l’hanno spuntata gli aborigeni che hanno introdotto il divieto per scopi ambientali e di sicurezza. Ai turisti ora resta solo la possibilità di vedere il parco nazionale Uluru-Kata Tjuta che attornia il massiccio. Intanto sabato, in coincidenza con il 34esimo anniversario della restituzione della montagna ai suoi proprietari più antichi, gli aborigeni Anangu organizzeranno una cerimonia.

In un anno più di 395’000 persone hanno visitato il parco nazionale, vale a dire il 20% in più della media pluriennale, e il 13% di loro sono saliti sulla montagna. L’ascensione dei pendii della sacra roccia non era comunque una passeggiata e almeno 35 persone sono decedute dalla sua apertura ai turisti negli anni ’50 per cadute o disidratazione. Tra l’altro d’estate le temperature possono raggiungere facilmente i 45 gradi.

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