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"Tripoli peggio di Baghdad"

Un paese nel caos reuters

L'avanzata dell'autoproclamato Stato islamico in Libia, chi sono i combattenti?Le spiegazioni di Mattia Toaldo, esperto di Medio Oriente e Nord Africa

Questo contenuto è stato pubblicato il 16 febbraio 2015 - 18:06

La Libia torna prepotentemente a occupare le attenzioni dei media dopo mesi di silenzio. "Vi è stata una disattenzione perché il mondo era preoccupato da altre crisi", ci spiega Mattia Toaldo che raggiungiamo al telefono a Londra, "Siria, Ucraina e poi Gaza hanno messo in ombra quello che stava accadendo a Tripoli e non solo".

Ora, da quando l'autoproclamato Stato islamico (IS) ha marcato presenza sul territorio, sottolinea l'analista dell'European Council on Foreign relations, gli occhi sono incollati sul paese una volta guidato da Muammar Gheddafi*. L'instabilità creatasi dopo la caduta del rais e l'emergere di due governi distinti (solo uno riconosciuto – vedi cartina) hanno creato terreno fertile per l'avanzata dell'IS.

"I guerriglieri dell'IS in Libia sono soprattutto persone che sono andate prima a combattere in Siria e in Iraq e poi sono tornate in patria quando è iniziata la guerra civile", afferma Toaldo, "altri facevano parte di altre formazioni islamiche che hanno abbandonato per raggiungere le file dell'organizzazione di al Baghdadi".

Mattia Toaldo Twitter

"Tripoli è oggi peggio di Baghdad", continua", il paese è lasciato a se stesso dopo la chiusura anche dell'ambasciata italiana. Non abbiamo più informazioni dirette su quanto sta avvenendo sul terreno, ci dobbiamo basare su fonti libiche", che molto spesso sono incomplete e faziose.

Ma come contrastare l'avanzata dell'IS?

"La Libia dovrebbe dotarsi di un governo di unità nazionale, capace di contrastare gli estremisti che si ispirano al "Califfo"." L'Italia in guerra? Non è pronta ad affrontare militarmente una situazione del genere, 5'000 uomini inoltre non sono per niente sufficienti per questo tipo di azione".

Alessandra Spataro

*ucciso a Sirte il 20 ottobre 2011.

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