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Sci, i ribelli della Piana di Vigezzo

Keystone / Martin Ruetschi

Mentre divampa la polemica per la chiusura delle stazioni invernali comunicata a poche ore dal via libera, la Val Vigezzo (Piemonte) sfida il governo, tenendo in funzione parte degli impianti.

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 febbraio 2021 - 09:06
Marco Todarello, Rsinews

Gli impianti di risalita in Italia sono 1'500, generano un giro d'affari di 1,2 miliardi di euro e occupano direttamente 14'000 persone, più altre 2'000 lavoratori nelle attività connesse (rifugi, noleggi, scuole di sci). 

Tutti, il 15 febbraio, aspettavano la riapertura promessa, ma il 14 febbraio il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato un'ordinanza che prevede un ulteriore rinvio fino al 5 marzo. La decisione è arrivata dopo che l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha stimato che la cosiddetta “variante inglese” del coronavirus rappresenta ormai in media il 17,8% di tutti i contagi. 

Il Governo si è impegnato a compensare al più presto gli operatori del settore con indennizzi, tuttavia ci sono state proteste in tutto il Paese da parte di operatori degli impianti, albergatori e sciatori che si erano già organizzati in vista della riapertura. I gestori degli impianti di Piana di Vigezzo, in Piemonte, non lontano dal confine svizzero, hanno deciso di aprire comunque, per protesta.

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