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Meloni tra angeli e silenzi: l’Italia delle Olimpiadi vista dai media svizzeri

La fiamma olimpica arriva in Piazza Duomo a Milano.
La fiamma olimpica arriva in Piazza Duomo a Milano. EPA/TERESA SUAREZ

Dalle polemiche sull'affresco con il volto di Meloni e il ticket per la Fontana di Trevi, alla marcia indietro del Governo italiano a favore dell'industria elvetica, fino alle grandi attese per le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 che aprono ufficialmente oggi. 

Olimpiadi, tra armonia, politica e l’ascesa di una superpotenza sportiva

La rassegna stampa non poteva non iniziare con le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. I Giochi si aprono ufficialmente oggi tra grandi aspettative e qualche ombra, un evento che, come analizza il quotidiano romando Le TempsCollegamento esterno, si preannuncia complesso e sfaccettato. La cerimonia di apertura, concepita da Marco Balich, si propone come un inno all’armonia, con un formato “diffuso” su quattro siti per unire un’edizione dei Giochi geograficamente estesa.  

Come scrive il quotidiano romando, lo spettacolo vedrà la partecipazione di star internazionali come Mariah Carey, Andrea Bocelli e Lang Lang, con l’obiettivo di lanciare “messaggi positivi, non messaggi che dividono”. Il giornale non nasconde però le tensioni, tra cui le manifestazioni di protesta a Milano e le polemiche sulla presenza della polizia di immigrazione statunitense (ICE). In questo contesto, s’inserisce il calcolato silenzio della premier Giorgia Meloni. Come sottolinea sempre Le Temps, la presidente del Consiglio, solitamente molto diretta, ha scelto un profilo basso, lasciando la scena ad altre figure istituzionali. Una strategia che, secondo gli analisti intervistati dal quotidiano, mira a capitalizzare un eventuale successo, scaricando al contempo le responsabilità in caso di fallimento, memore forse della scarsa rendita politica ottenuta da Emmanuel Macron con i Giochi di Parigi. 

Il silenzio della politica, come riporta il foglio ginevrino, contrasta con il fermento del mondo sportivo. L’Italia si presenta a questo appuntamento come una vera e propria superpotenza degli sport invernali, frutto di una programmazione decennale. Il giornale svizzero cita i dati del sito Greatest Sporting Nation, che collocano il Bel Paese al secondo posto mondiale per risultati sportivi nel 2025. Un successo, spiega a Le Temps il presidente della FISI Flavio Roda, che parte da lontano, da una strategia post-commissariamento che ha investito in modo capillare su tutte le discipline, non solo sullo sci alpino. Questo modello virtuoso, si legge, si basa sull’organizzazione di un gran numero di competizioni sul territorio, creando un enorme bacino di giovani talenti e un indotto anche per il turismo. L’obiettivo dichiarato è eguagliare il record di 20 medaglie di Lillehammer ’94, anche se le proiezioni più ottimistiche parlano addirittura di 30. 

In questo scenario, la cerimonia di apertura, prosegue l’articolo, assume un valore simbolico ancora più forte. Sarà l’occasione per celebrare questa nuova forza sportiva e per rendere omaggio a una generazione di campioni, come Dominik Paris, Federica Brignone e Dorothea Wierer, che hanno fatto da traino al movimento e che si congederanno proprio nei Giochi di casa.  

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L'affresco con il volto di Giorgia Meloni.
Un particolare dell’affresco dove si riconosce il volto della Presidente del consiglio italiano Giorgia Meloni. 2026 Copyright The Associated Press

Un angelo con il volto di Giorgia Meloni? Il caso dell’affresco a Roma

Giorgia Meloni è spesso e volentieri protagonista sui media svizzeri. Questa volta con la polemica sull’affresco in una piccola chiesa nel centro di Roma. Come scrive la Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno (NZZ), un angelo raffigurato nell’opera assomiglia in modo sorprendente alla presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni. La vicenda, riportata inizialmente dal quotidiano romano La Repubblica, ha acceso i riflettori sulla Basilica di San Lorenzo in Lucina e sul suo sagrestano-restauratore, il signor Bruno Valentinetti. L’ 83enne, che ha restaurato l’affresco in una cappella laterale, si trova al centro di un vero e proprio caso mediatico.  

Stando a quanto riferito dalla NZZ, l’angelo in questione protegge un busto di Umberto II, l’ultimo re d’Italia. Nonostante la somiglianza con la premier sia evidente, come confermato da chi ha visitato la chiesa, Valentinetti nega di averla ritratta intenzionalmente. “Tra la constatazione di una somiglianza e l’affermazione che sia davvero lei, c’è di mezzo un oceano”, ha dichiarato ai media. Il quotidiano sottolinea come la vicenda si complichi a causa del passato del restauratore, che nel 2008 si candidò in una lista di destra, anche se lui afferma di non ricordarsene e di aver sempre simpatizzato per Giulio Andreotti.  

La NZZ riporta anche la reazione della Chiesa cattolica, con il Vicariato di Roma che ha espresso “amarezza per l’accaduto” e ha chiesto un’indagine per chiarire le responsabilità. Giorgia Meloni, dal canto suo, ha commentato con ironia su Facebook, scrivendo: “No, decisamente non sembro un angelo”, aggiungendo però di possedere una collezione privata di 300 angeli. Nel frattempo, come conclude il foglio zurighese, il signor Valentinetti è diventato una celebrità locale, anche se ora gli è stato imposto il silenzio stampa. L’affresco, precisa la NZZ, si trova in una cappella laterale poco frequentata, lontana dalle opere più celebri di Bernini e Guido Reni che attirano la maggior parte dei visitatori.  

Il sagrestano, che vive con una modesta pensione, ha realizzato i dipinti murali nel 2000, ma sostiene di aver riprodotto fedelmente gli angeli durante il recente restauro. Tuttavia, la mancanza di documentazione originale rende difficile una verifica. Il Ministero della Cultura ha inviato i suoi ispettori, e il Vaticano, per bocca del cardinale vicario, ha condannato la possibile strumentalizzazione d’immagini sacre. Infine, il volto in questione è stato cancellato volontariamente come parte di un intervento deciso dalle autorità ecclesiastiche per ripristinare l’aspetto originale dell’affresco. Il quotidiano zurighese conclude evidenziando il contrasto tra la serietà con cui le istituzioni hanno trattato il caso e l’ilarità che ha generato online, con la creazione di numerosi meme. 

Una linea di produzione dell'azienda elvetica ABB.
Una linea di produzione della multinazionale elvetica ABB. KEYSTONE/DPA/Sven Hoppe

Roma fa marcia indietro, nessuna discriminazione per l’industria svizzera

Il Governo italiano sembra intenzionato a fare un passo indietro su una norma che avrebbe penalizzato le aziende svizzere. Come riporta ancora la Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno, il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, ha annunciato che si sta lavorando per eliminare le restrizioni territoriali previste dalla legge di bilancio per il 2026. La questione, come spiega il quotidiano economico Il Sole 24 Ore citato dalla NZZ, riguarda gli incentivi fiscali per le aziende italiane che rinnovano i loro macchinari.  

La norma, nella sua forma iniziale, prevedeva i cosiddetti “iper-ammortamenti” solo per l’acquisto di beni prodotti all’interno dell’Unione Europea o dello Spazio economico europeo. Questa misura, sottolinea il quotidiano zurighese, avrebbe di fatto escluso e svantaggiato non solo le imprese elvetiche, ma anche quelle di altri importanti partner commerciali come Regno Unito, Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone. Il cambio di rotta del Governo Meloni, secondo fonti romane citate dal giornale elvetico, sarebbe dovuto anche alle critiche espresse dalle associazioni industriali italiane. NZZ, Non è però ancora chiaro, precisa la NZZ, quali saranno i tempi e le modalità per la modifica della legge.  

Il meccanismo degli “iper-ammortamenti”, spiega chi ha scritto l’articolo, consente alle imprese di dedurre fiscalmente un valore fino a 2,8 volte superiore al costo di acquisto di un nuovo macchinario, un incentivo significativo per modernizzare il parco industriale. L’esclusione dei Paesi extra-UE/SEE aveva quindi suscitato forti preoccupazioni nel settore manifatturiero rossocrociato.  

L’annuncio del viceministro Leo, avvenuto durante una conferenza, è stato accolto come una “buona notizia”, ma la NZZ invita alla cautela, evidenziando che i dettagli sull’iter legislativo e sulle tempistiche rimangono vaghi. Il quotidiano sottolinea, in conclusione, che la pressione esercitata non solo dalla diplomazia ma anche dagli stessi industriali italiani, preoccupati per le possibili ritorsioni e per la limitazione della scelta tecnologica, ha giocato un ruolo decisivo in questo ripensamento. 

La Fontana di Trevi sullo sfondo e il cartello con indicato il prezzo dell'entrata.
Ecco il cartello apparso recentemente che indica il prezzo del biglietto… EPA/ALESSANDRO DI MEO

Due euro per visitare la Fontana di Trevi

Chiudiamo la nostra rassegna stampa lasciandoci avvolgere dal risuono di una scena immortale: Anita Ekberg, avvolta dall’acqua della Fontana di Trevi come da un abbraccio lunare, che chiama Marcello Mastroianni con un sussurro sospeso nel tempo: “Marcello, come here…”. Certo, già allora era vietato entrare nella fontana. Ma da pochi giorni anche avvicinarsi a uno dei monumenti più iconici di Roma non sarà più gratuito per le turiste e i turisti. Come riporta la Berner ZeitungCollegamento esterno, la capitale italiana ha introdotto un biglietto d’ingresso da due euro per visitare da vicino il celebre capolavoro barocco. La misura, annunciata dal sindaco Roberto Gualtieri, ha l’obiettivo di gestire meglio gli enormi flussi turistici e di contrastare i problemi legati al sovraffollamento.  

Il quotidiano bernese spiega che la decisione rientra in una strategia più ampia per migliorare la fruibilità del patrimonio culturale della città, spesso messo a dura prova dal turismo di massa. Nell’articolo viene sottolineato come Roma, al pari di altre città d’arte come Venezia e Firenze, stia cercando soluzioni per arginare gli effetti negativi dei continui record di visite, che si traducono in attrazioni sovraffollate e strade congestionate.  

La Berner Zeitung informa che il nuovo sistema prevede la possibilità di acquistare i biglietti online o in loco e la creazione di code separate per fluidificare l’accesso. La misura mira anche a migliorare la sicurezza, riducendo il rischio di borseggi e i conflitti che a volte si creano nella calca.  

Il quotidiano non manca di riportare le critiche a questa decisione, con chi lamenta la “monetizzazione” di un bene culturale e la trasformazione della città in un “parco a tema”. Viene fatto un parallelo con Venezia, che ha introdotto una tassa di accesso per i visitatori giornalieri con obiettivi simili. È importante notare, e il quotidiano lo evidenzia, che chi risiede a Roma sarà esentato dal pagamento, una scelta voluta per ribadire che la città “appartiene prima di tutto ai romani”, come dichiarato dall’assessore alla cultura. Senza dimenticare che anni fa, in un altro celebre film, Totò cercò di vendere la Fontana a un turista italo-americano… 

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