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Addio a Borrelli, l'ideatore del pool Mani Pulite

Saverio Francesco Borrelli all'apertura dell'anno giudiziario a Milano il 12 gennaio 2002 quando pronunciò il famoso "Resistere, resistere, resistere". Keystone


Questo contenuto è stato pubblicato il 20 luglio 2019 - 20:37
tvsvizzera/ats/spal con RSI (TG del 20.7.2019)

È morto a Milano all'età di 89 anni Francesco Saverio Borrelli, uno dei protagonisti principali della stagione di Mani Pulite che ha cambiato il corso della storia in Italia con la fine della Prima Repubblica.

Creatore del pool di magistrati che hanno indagato sulla corruzione del sistema politico all'inizio degli anni '90, l'ex procuratore generale di Milano è ricordato in partiolare per il famoso "Resistere, resistere, resistere" pronunciato all'inizio dell'anno giudiziario nel gennaio del 2002 per invitare i giudici a non farsi condizionare dagli attacchi dei partiti (in particolare in quell'occasione dai politici vicini a Silvio Berlusconi coinvolto in diversi procedimenti penali).

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Francesco Saverio Borrelli, nato a Napoli il 12 aprile 1930, si è spento all'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano dove era ricoverato da un circa un paio di settimane. Lascia la moglie Maria Laura, i figli Andrea e Federica e quattro nipoti.

Figlio e nipote di magistrati e a sua volta con un figlio magistrato, ha studiato al conservatorio (la musica, insieme alla montagna, è stata una delle sue passioni) e si è laureato in legge con una tesi su 'Sentimento e sentenza' a Firenze (relatore Pietro Calamandrei). Vinto il concorso nel 1955, è entrato in magistratura come giudice civile a Milano, nel palazzo dove il padre era la più alta carica.

Passato dal civile al penale, ha presieduto sezioni di tribunale e di Corte d'Assise, giudicando anche le Brigate Rosse durante la stagione del terrorismo. Negli anni Sessanta Borrelli è stato tra i fondatori della corrente di Magistratura Democratica e il 17 marzo 1988 è succeduto a Mauro Gresti alla guida della Procura della Repubblica, dove dal 1983 era procuratore aggiunto.

È diventato noto con Mani Pulite, la maxi-inchiesta che ha coordinato con il vice Gerardo D'Ambrosio, collega ed amico scomparso il 30 marzo 2014 e con il quale, peraltro, si è talvolta trovato in disaccordo sui temi di politica giudiziaria. Dal 1999 al 2002 come Procuratore Generale ha difeso con fermezza il principio costituzionale della indipendenza della magistratura.

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