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Eternit Bis: la Cassazione annulla la condanna a Schmidheiny

ritratto di un uomo
Stephan Schmidheiny in una foto del 1997. KEYSTONE

Per motivi non ancora noti, la Corte di Cassazione italiana ha annullato la condanna pronunciata in appello nei confronti dell'industriale svizzero Stephan Schmidheiny.

“Un processo tutto da rifare, gli atti saranno rinviati in appello e nel frattempo i reati cadranno in prescrizione. Negata la giustizia per Giulio Testore, impiegato nello stabilimento Saca Eternit di Cavagnolo (Torino) e deceduto nel 2008 a causa dell’asbestosi per l’esposizione all’amianto”: ha reagito così venerdì l’Osservatorio Nazionale Amianto, rendendo nota la sentenza della Corte di Cassazione relativa al filone torinese del processo Eternit Bis.

Nel procedimento è imputato l’industriale svizzero Stephan Schmidheiny, che in appello aveva già ottenuto una riduzione della pena per omicidio colposo ad un anno e 8 mesi di reclusione.

Nel 2018, in primo grado, Schmidheiny era stato condannato a 4 anni di reclusione per omicidio colposo.

“Non possiamo comprendere, né condividere, la decisione della Corte. Il nostro impegno, comunque, proseguirà in tutte le competenti sedi, per la bonifica, la messa in sicurezza, la tutela medica e risarcitoria di tutte le vittime e dei loro familiari”, ha proseguito l’Osservatorio.

In una dichiarazione inviata venerdì, la portavoce di Schmidheiny ha da parte sua definito “fondamentale” l’annullamento della sentenza. Durante la procedura di revisione, la difesa dimostrerà ancora una volta che Stephan Schmidheiny non era responsabile della tragedia dell’amianto e della morte dell’operaio, ha aggiunto la portavoce.

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