La televisione svizzera per l’Italia

L’Italia sulla stampa svizzera, dalla morte di Valentino al caso di Crans-Montana

Valentino alla fine di una sfilata con le sue modelle.
AP Photo/Remy de la Mauviniere

I media elvetici propongono un viaggio in Italia tra cronaca, cultura e gastronomia. Dall'addio a Valentino, re della moda, al caso di Crans-Montana con le parole dell'ambasciatore italiano. E ancora, i segreti della pasta perfetta e la riscoperta del Decameron di Boccaccio nella sua nuova versione tedesca. 

L’addio a Valentino, il re della leggerezza

Apriamo la rassegna stampa con un omaggio a Valentino. Come scrive il Tages AnzeigerCollegamento esterno, la morte dello stilista Valentino Garavani segna la fine di un’epoca di glamour e alta moda. Le sue creazioni, che univano tagli classici a dettagli raffinati e al celebre rosso Valentino, hanno affascinato il mondo per decenni. Il suo stile di vita lussuoso, tra Gstaad, Parigi e Manhattan, incarnava un’era della moda quasi pre-democratica, dove il designer era una figura quasi divina.  

Nato a Voghera nel 1932, Valentino ha trovato la sua prima fonte di ispirazione negli abiti sfarzosi delle dive di Hollywood e di Cinecittà. Il suo nome, ricorda il quotidiano zurighese, è un omaggio a Rodolfo Valentino, un presagio del suo destino. Nel 1959 fonda il suo atelier a Roma, conquistando subito clienti come Elizabeth Taylor e Monica Vitti. La sua ascesa è inarrestabile, soprattutto negli Stati Uniti, dove il suo glamour mai eccessivo e sempre portabile viene molto apprezzato.  

Veste Jacqueline Kennedy per le sue nozze con Aristotele Onassis, un abito che diventerà iconico. La sua “Collezione Bianca” del 1968, con il suo mix di tulle, perle e la fredda austerità delle giacche squadrate, ha rivoluzionato la moda dell’epoca, distinguendosi dallo stile spaziale di Pierre Cardin. Il rosso Valentino, un colore vibrante e unico, sottolinea ancora il Tages Anzeiger, è diventato la sua firma, una costante in tutte le sue collezioni.  

Nel 2007, il suo addio alle scene è un evento grandioso, una sfilata davanti al Colosseo che celebra una carriera ineguagliabile. Valentino, mette in evidenza il quotidiano, si è ritirato giusto in tempo, prima che la moda venisse “democratizzata” dagli influencer e dal fast fashion, un mondo che non gli sarebbe appartenuto. Ha vissuto i suoi ultimi anni tra le sue magnifiche residenze, con i suoi amati cani e il suo compagno di una vita, Giancarlo Giammetti.  

La sua ultima creazione, i costumi per “La Traviata” al Teatro dell’Opera di Roma nel 2016, è stato il sigillo finale su una vita dedicata alla grande bellezza. Con la sua scomparsa, conclude il foglio zurighese, il mondo della moda perde uno dei suoi ultimi imperatori, un maestro che ha saputo trasformare la leggerezza in un’arte. 

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Emmanuel Macron e Sergio Matterella durante al cerimonia di commemorazione.
Keystone / Michael Buholzer

L’ambasciatore italiano e il caso Crans-Montana

Torniamo alla tragedia di Crans-Montana con l’intervista della Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno all’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado. Il diplomatico italiano respinge con forza le accuse di aver esercitato pressioni sulla giustizia svizzera nell’ambito dell’inchiesta sulla tragedia di Crans-Montana, dove nella notte di Capodanno un incendio in un bar ha causato la morte di sei giovani di cittadinanza italiana.  

Nell’intervista rilasciata alla NZZ l’ambasciatore chiarisce la sua posizione e il suo operato, sottolineando di aver agito nel pieno rispetto delle sue funzioni e dell’indipendenza della magistratura elvetica. “Fa parte dei miei compiti mantenere i contatti con tutte le autorità della Confederazione”, ha dichiarato Cornado, “ma non mi è permesso interferire nelle indagini”.  

L’ambasciatore conferma al quotidiano zurighese di aver incontrato la procuratrice generale del Vallese, Beatrice Pilloud, ma nega di aver esercitato pressioni. “Ho espresso la forte aspettativa dello Stato italiano che i fatti della tragedia venissero chiariti e che venisse fatta giustizia”, ha spiegato, aggiungendo che si tratta di una posizione legittima, condivisa anche dal Ministro degli esteri Tajani e dalla Presidente del consiglio Meloni.  

Riguardo alla decisione dell’Italia di costituirsi parte civile nel processo, Cornado ha precisato alla NZZ che non si tratta di un segno di sfiducia verso la giustizia svizzera, ma di una prassi per ottenere il rimborso delle spese sostenute per il soccorso e le cure mediche delle persone ferite. L’ambasciatore ha anche affrontato la questione dell’ipotesi di reato di “dolo eventuale”, che avrebbe discusso con la procuratrice. “Ricordo di aver semplicemente toccato il punto, ma non ho insistito”, ha affermato, negando di aver voluto influenzare le indagini. Cornado ha inoltre spiegato al quotidiano elvetico che l’apertura di un’inchiesta da parte della Procura di Roma è un atto dovuto quando cittadine e cittadini italiani sono vittime di reati all’estero, e non un segnale di sfiducia.  

L’ambasciatore ha infine elogiato la collaborazione con le autorità svizzere e vallesane, sia per quanto riguarda le indagini che per il sostegno alle famiglie delle vittime. “Se posso fare qualcosa per la Svizzera, trasmettendo informazioni alla pubblica opinione italiana, lo faccio molto volentieri”, ha concluso, sottolineando il suo forte legame con la Confederazione. La NZZ, nel riportare le parole dell’ambasciatore, offre un quadro completo della posizione italiana sulla vicenda, cercando di fare chiarezza su un caso che ha scosso profondamente l’opinione pubblica di entrambi i paesi. 

Pesto alla genovese.
Trenetta al pesto del ristorante Zeffirino di Genova. AP Photo/Italo Banchero

I segreti della pasta perfetta, un viaggio in Italia

Cambiamo decisamene argomento. Con un approfondimento del quotidiano losannese 24 HeuresCollegamento esterno, entriamo nel mondo “sacro” della pasta. Come ricorda il giornale, in Italia è sempre la salsa a scegliere la pasta, e non il contrario. Questa è una delle regole d’oro svelate da Luana Belmondo nel suo nuovo libro “La nostra pasta”, un tour d’Italia in 165 ricette scritto con il figlio Alessandro.  

Il quotidiano sottolinea come la cucina italiana, recentemente iscritta nel patrimonio immateriale dell’Unesco, abbia nelle sue circa 300 forme di pasta uno dei suoi pilastri. La regola fondamentale, spiega Luana Belmondo a 24 Heures, è che più si scende a sud, più la pasta si allunga. Le salse ricche e corpose del nord si sposano con formati corti e capaci di raccogliere il sugo, come le penne o i rigatoni, mentre i sughi a base di pesce fresco del sud prediligono formati lunghi e “discreti” come spaghetti o linguine.  

Il libro propone un viaggio gastronomico attraverso l’Italia, con ricette emblematiche di ogni regione. Il quotidiano cita piatti simbolo di alcune regioni. Si parte dalla Liguria con le trofie al pesto, una salsa che, secondo Luana, va preparata rigorosamente in casa con basilico di Genova, aglio, pinoli, parmigiano e olio d’oliva. A Genova, il pesto si accompagna con fagiolini e patate, cotti nella stessa acqua della pasta. Si passa poi in Emilia-Romagna con le tagliatelle al ragù, la vera ricetta bolognese che bandisce gli spaghetti. Il ragù, un ricco sugo di carne e verdure, richiede una cottura lenta e paziente di almeno due o tre ore.  

Nel Lazio, continua 24 Heures, la fanno da padrone gli spaghetti cacio e pepe, un piatto di origine pastorale, semplice negli ingredienti ma non nella preparazione, che richiede una perfetta mantecatura per creare una crema liscia e senza grumi. Scendendo in Puglia, si incontrano le orecchiette con le cime di rapa, un piatto simbolo di Bari e del Salento, dove la forma concava della pasta accoglie perfettamente il condimento.  

Infine, in Sicilia, scrive il quotidiano romando, le casarecce con mandorle e uva passa raccontano la storia di un’isola crocevia di culture, con un piatto di origine medievale che unisce sapori dolci e salati, arricchito da una spolverata di pangrattato tostato. Un viaggio che, come conclude il giornale, celebra la diversità e la ricchezza di un alimento che è molto più di un semplice piatto, ma un vero e proprio simbolo della cultura italiana. 

Opera di John William Waterhouse del 1916.
Opera di John William Waterhouse del 1916. Lady Lever Art Gallery, Port Sunlight, UK

Il Decameron di Boccaccio, un classico sempre attuale

Chiudiamo questa rassegna stampa con una segnalazione culturale. Il quotidiano bernese Der BundCollegamento esterno dedica infatti un articolo approfondito al Decameron di Giovanni Boccaccio: un libro di quasi 700 anni che, secondo la testata della capitale, è sorprendentemente accessibile e godibile per lettori e lettrici di oggi.  

In occasione di una nuova traduzione tedesca, il quotidiano invita a riscoprire questo capolavoro della letteratura mondiale, che va ben oltre la celebre introduzione sulla peste a Firenze. La trama è nota, ricorda Der Bund: sette giovani donne e tre giovani uomini si ritirano in una villa in campagna per sfuggire al contagio e passano il tempo raccontandosi storie. Dieci persone, dieci giorni, cento novelle che hanno gettato le basi della narrativa moderna, ispirando autori come Chaucer, Cervantes, Goethe e persino Netflix.  

Il giornale sottolinea come, a differenza di altri classici italiani come Dante o Petrarca, Boccaccio ci immerga direttamente nella vita di tutti i giorni, con una prosa scorrevole e comprensibile anche in originale. La nuova traduzione, scrive il quotidiano, evita sia l’arcaismo che la modernizzazione forzata, offrendo un testo fluido e piacevole.  

Boccaccio, secondo il quotidiano bernese, si rivela un autore sorprendentemente femminista, dedicando la sua opera soprattutto alle donne, all’epoca confinate in casa e controllate da padri e mariti. Molte novelle, infatti, vedono protagoniste donne astute che si prendono gioco di uomini ottusi, rivendicando il loro diritto al piacere e all’amore. L’amore, e in particolare l’amore carnale, è il grande tema del Decameron. Boccaccio lo descrive come una forza della natura che travolge tutti, senza distinzione di ceto sociale o di abito talare. Le sue storie celebrano la gioia dell’unione amorosa, superando ogni ostacolo, che sia un marito geloso o un rapimento da parte dei pirati.  

Non mancano però le storie tragiche, in un’Italia del XIV secolo dilaniata da guerre e faide familiari, rammenta il giornale svizzero-tedesco. Il clero è il bersaglio preferito della satira di Boccaccio, che ne denuncia l’ipocrisia e la corruzione. Monaci e suore sono descritti come avidi, lussuriosi e dediti a tutti i vizi che predicano di combattere. Ma il Decameron contiene anche la celebre parabola dei tre anelli, un inno alla tolleranza religiosa, e la commovente novella del falcone, che mostra come il vero amore possa portare alla rovina ma anche, inaspettatamente, alla felicità.  

In conclusione, per Der Bund, il Decameron è una lettura perfetta per questi giorni d’inverno, un’opera che, nonostante i secoli, non ha perso nulla della sua freschezza e della sua capacità di divertire e far riflettere. 

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