L’Italia mette in discussione il mito della perfezione svizzera
Dalla tragedia di Crans-Montana, che porta l'Italia a interrogarsi sul mito della perfezione svizzera, alle preoccupazioni per i Giochi olimpici di Milano-Cortina. Uno sguardo su un'Italia che trasforma i suoi antichi monasteri in resort di lusso e che, nel tennis, celebra un ritrovato e vincente spirito di squadra.
Tragedia di Crans-Montana: l’Italia mette in dubbio l’affidabilità svizzera
La rassegna stampa di questa settimana inizia con un articolo del Tages Anzeiger che analizza come i media del Belpaese abbiano parlato della recente tragedia di Crans-Montana, in cui hanno perso la vita sei giovani italiani. Un evento che ha scosso profondamente l’opinione pubblica italiana, portando a un’ondata di dolore, incredulità e rabbia nei confronti della Svizzera.
Come riporta il Tages AnzeigerCollegamento esterno, i media italiani stanno mettendo in discussione il mito della perfezione e dell’affidabilità svizzera, un’immagine consolidata che ora vacilla di fronte a una tragedia che, secondo molti, si sarebbe potuta evitare. L’ambasciatore italiano in Svizzera ha definito l’incidente una “tragedia evitabile”, criticando l’assenza di adeguate misure di prevenzione. Le sue parole, insolitamente dirette per un diplomatico, riflettono un sentimento diffuso di sconcerto. “In Italia gli esercenti sarebbero stati arrestati”, ha dichiarato, sottolineando una percezione di lassismo da parte delle autorità vallesane.
A fargli eco è il vicepremier italiano Matteo Salvini, che ha chiesto pene detentive per i responsabili, definiti “criminali con la coscienza sporca”, includendo nel novero anche le autorità svizzere che avrebbero dovuto vigilare. La stampa italiana, continua il Tages Anzeiger, ha dato ampio spazio alle storie delle vittime, pubblicando nomi, foto e racconti di vita che hanno commosso il Paese.
Queste narrazioni hanno amplificato il dolore e la richiesta di giustizia da parte delle famiglie. Il quotidiano La Repubblica parla di “una civiltà alla rovescia”, in cui l’Italia si scopre più severa e la Svizzera più fragile, mettendo in luce un paradosso che ribalta gli stereotipi. “Pensavamo che la Svizzera fosse il paese delle regole, della precisione e dei controlli maniacali. Ma no”, si legge in un commento.
L’ondata di sdegno, aggiunge il foglio zurighese, è alimentata anche dalle notizie di presunte minacce e insulti ricevuti da giornalisti della RAI a Crans-Montana, un episodio che ha spinto il ministro degli esteri italiano a chiedere alle autorità svizzere di garantire la libertà di stampa.
La tragedia ha così aperto una crepa nell’immagine della Svizzera, un Paese finora ammirato per la sua organizzazione e sicurezza, ma che ora, conclude il Tagi, si trova a dover rispondere a domande scomode sulla propria efficienza e sul valore dato alla vita umana.
Ogni settimana proponiamo un riassunto dei temi che riguardano l’Italia di cui si è occupata la stampa della Svizzera tedesca e francese. Se vi interessa riceverla comodamente nella vostra casella di posta elettronica, potete abbonarvi alla nostra newsletter gratuita “La selezione della settimana”.
Giochi invernali 2026, ritardi e preoccupazioni a Milano
Cambiamo decisamente tema. A un mese dall’inizio dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, l’arena di hockey di Milano è ancora un cantiere, sollevando fatto che solleva non poche preoccupazioni. Come sottolinea il quotidiano di Losanna 24 HeuresCollegamento esterno, nonostante una massiccia campagna pubblicitaria che annuncia l’arrivo dei Giochi, l’entusiasmo a Milano sembra essere piuttosto misurato. La metropoli lombarda, già satura di eventi di moda e sport, si interroga sull’effettiva necessità di assistere dal vivo alle competizioni, con molti che preferirebbero lasciare la città ai turisti.
Nel quartiere di Santa Giulia, dove sorge il Pala Italia, la futura arena da 14’000 posti, i lavori sono ancora in alto mare, scrive 24 Heures. Foto recenti mostrano seggiolini non ancora fissati, impalcature e veicoli da cantiere all’interno della struttura. Anche gli accessi per pedoni e ciclisti non sono ancora stati definiti, con la promessa che tutto sarà pronto solo a inizio febbraio, a pochi giorni dalla cerimonia di apertura. Nonostante le critiche, i responsabili ostentano sicurezza, affermando che tutto procede come previsto. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha liquidato le domande sui finanziamenti, anche se, secondo il Corriere della Sera, la città ha sbloccato ulteriori 51 milioni di euro per garantire il completamento del progetto.
Come continua il quotidiano romando, la pista di bob di Cortina, a lungo considerata il progetto più critico, è invece ora operativa, così come il trampolino di Predazzo e i nuovi impianti di innevamento a Livigno e Bormio. Tutti gli occhi sono ora puntati su Milano, scrive 24 Heures, dove ci si aspetta che tutto fili liscio, in contrasto con i ritardi cronici di Roma. Le preoccupazioni non si limitano all’arena. I collegamenti e le strade previste non sono ancora stati completati, né in provincia di Belluno né in Valtellina, alimentando i timori su come verranno gestiti gli spostamenti in quelli che i media italiani hanno definito i “Giochi dispersi”.
Nonostante tutto, ci sono anche segnali di speranza. Il passaggio della torcia olimpica sta suscitando grande interesse e l’annuncio della partecipazione di Mariah Carey alla cerimonia di apertura ha infiammato la stampa milanese. Persino l’albero di Natale in Piazza Duomo, conclude 24 Heures, è stato decorato con i colori dei Giochi, un simbolo di un evento che, tra ritardi e incertezze, cerca di conquistare il cuore di una città esigente e abituata a grandi spettacoli.
Da luoghi di preghiera a resort di lusso: la nuova vita dei monasteri italiani
Centinaia di monasteri in Italia, un tempo culle di silenzio e spiritualità, stanno affrontando il declino e l’abbandono, trovando una nuova, e per alcuni controversa, vita come resort di lusso. Come racconta in un lungo reportage il quotidiano liberale zurighese Neue Zürcher Zeitung,Collegamento esterno la quiete, la pace e la bellezza senza tempo di questi luoghi attirano oggi una clientela facoltosa, trasformando la povertà francescana in opulenza.
Il giornale zurighese menzione diversi esempi, il più emblematico dei quali è il San Domenico Palace a Taormina, un ex convento domenicano del 1374, ora famoso in tutto il mondo grazie alla serie TV The White Lotus. Situato su una scogliera con vista sull’Etna e sul mare Ionio, è diventato un’icona del lusso.
Anche la Costiera Amalfitana, continua la NZZ, ospita diversi ex monasteri trasformati in hotel a cinque stelle, come l’Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel e il Monastero Santa Rosa, che attirano ospiti con panorami mozzafiato e interni sfarzosi, pur conservando il fascino delle antiche mura. Persino ad Assisi, la città di San Francesco, il lusso ha preso il posto della “Signora Povertà”. L’ex convento Nun Assisi Relais & Spa Museum offre suite e centri benessere che attirano sceicchi e reali.
Questa tendenza, come continua la Neue Zürcher Zeitung, era vista con disappunto da Papa Francesco, che avrebbe preferito trasformare questi luoghi in centri di solidarietà. Tuttavia, il Vaticano non ha una strategia chiara per la gestione di questo immenso patrimonio culturale. Nessuno sa con esattezza quanti siano gli edifici sacri in Italia, ma si stima che ci siano circa 2’000 conventi e monasteri, di cui 800 abbandonati. La causa principale è la crisi delle vocazioni: le suore e i monaci invecchiano e non c’è ricambio generazionale. Le comunità religiose, responsabili della manutenzione dei loro immobili, spesso non hanno i fondi per le necessarie ristrutturazioni, e finiscono per vedere nella vendita l’unica soluzione.
Sebbene ci siano iniziative per trasformare i monasteri in organizzazioni senza scopo di lucro, molte falliscono, ricorda la NZZ. Un esempio è l’abbazia benedettina di Concerviano, che, dopo un costoso restauro, è di nuovo vuota e inutilizzata. L’unica alternativa alla trasformazione in resort di lusso, conclude la Neue Zürcher Zeitung, sembra essere il trekking verso questi “doni nascosti”, organizzato da associazioni che mirano a sensibilizzare il pubblico su un patrimonio a rischio.
Tennis, il segreto del successo italiano è lo spirito di squadra
Concludiamo questa rassegna con una nota lieta. Il giornale di Ginevra Le TempsCollegamento esterno loda il tennis italiano che sta vivendo un’età dell’oro. Il segreto del suo successo, scrive Le Temps, risiede in una sorprendente virtù collettiva, in controtendenza con la natura individualistica di questo sport.
Come analizza il foglio ginevrino, l’Italia si presenta come la nazione da battere nel tennis mondiale, non solo per i trionfi dei singoli, ma per la sua straordinaria capacità di fare squadra. Detentrice sia della Coppa Davis che della Billie Jean King Cup, la nazionale italiana punta ora a un inedito “Grande Slam” di squadra con la United Cup. Questo spirito di corpo, sottolinea il quotidiano romando, è ciò che alimenta lo status dell’Italia come migliore nazione del tennis.
I numeri dal 2024 sono impressionanti: 16 finali di Grande Slam in tutte le specialità, con l’egemonia di Jannik Sinner, la straordinaria ascesa di Jasmine Paolini e i successi nei doppi. L’Italia, evidenzia Le Temps, è l’unico paese in grado di vincere su tutti i fronti. Questo successo collettivo era già nell’aria a fine 2023, con la finale della Billie Jean King Cup e la storica vittoria in Coppa Davis dopo 47 anni. La vittoria, ottenuta con un Sinner lanciato verso la posizione di numero uno del mondo, ha “consolidato questa forza e questa fiducia per disputare le competizioni a squadre con grande entusiasmo e sicurezza”, come afferma Stefano Cobolli, capitano della squadra di United Cup, citato dal quotidiano. Ma la densità di talenti non spiega tutto.
“C’erano squadre con un ranking migliore, ma non sono riuscite a esprimersi al massimo”, continua Cobolli, sottolineando come in Italia ci sia un gruppo di lavoro “molto unito” che spende “enormi energie”. Come continua Le Temps, la coesione è un fattore chiave anche per la squadra femminile, rafforzata dalla vicenda personale della capitana Tathiana Garbin, che ha combattuto e vinto la sua battaglia contro il cancro, un’esperienza che ha trasmesso una determinazione straordinaria a tutto il gruppo.
Esiste una forte sinergia tra le squadre maschile e femminile, che si frequentano e si sostengono a vicenda. “Abbiamo attinto un’enorme energia da loro”, ha rivelato Matteo Berrettini. Questa unione, quasi familiare, trasforma le competizioni a squadre in momenti di divertimento e relax, un fattore che, secondo il capitano Cobolli, spiega perché i giocatori amino partecipare. In caso di vittoria nella United Cup, sottolinea Le Temps, la squadra azzurra realizzerebbe un tris inedito, consacrando un modello di successo basato sulla collettività.
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