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La fabbrica dei tumori?

A 20 anni dalla chiusura della Monteforno, la scia di malati appare evidente, ma accertare una correlazione con fumi e polveri dell'acciaieria è ormai impossibile

Questo contenuto è stato pubblicato il 30 gennaio 2015 - 17:11

A fine gennaio del 1995, dopo cinquant'anni di attività, alla Monteforno di Bodio si facevano le ultime colate. Dentro e fuori dall'acciaieria, per molto tempo, si erano respirati fumi e polveri, mitigati solo negli ultimi anni dall'installazione di filtri.

A vent'anni dalla chiusura, la scia di tumori tra operai dell'acciaieria e gente del paese sembra farsi più evidente, per quanto nessuno studio abbia mai potuto accertare un'eventuale correlazione con le attività dello stabilimento.

L'autrice del servizio, figlia di un operaio della Monteforno, degli anni d'infanzia trascorsi a Bodio dice: "io mi ricordo soprattutto dei funerali, ai quali andavo con mio padre". Ricordi che confronta con quelli della gente del posto: gli ex operai, il parroco, la gerente dell'ex Bar Monteforno.

Il servizio di Silvana Rodriguez è stato trasmesso da 'Falò', che ne ha poi discusso in studio con il noto oncologo Franco Cavalli e il caposezione protezione aria acqua e suolo del Cantone Ticino, Giovanni Bernasconi.

Cavalli, all'epoca in cui la Monteforno lavorava a pieno regime, era stato contattato più volte dai sindacati. Nel febbraio del 1992 aveva pure pubblicato su 'Politica nuova' un articolo sui suoi pazienti malati di cancro operai dell'acciaieria. Non è però in grado di dire se la fabbrica ne abbia pregiudicato la salute, e spiegherà perché.

Bernasconi annota invece come i controlli alla Monteforno furono effettuati solo a partire dagli anni Settanta (all'interno della fabbrica) e Ottanta (anche al di fuori), grazie all'avvento di normative ambientali federali e dell'aumentata sensibilità delle persone a questi temi. Poco si sa, quindi, delle condizioni dello stabilimento nei primi due decenni di attività.

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