In Ticino il divario salariale tra residenti e frontalieri è del 19%
Nel settore privato ticinese il salario mediano dei lavoratori frontalieri resta sensibilmente inferiore a quello dei residenti. Questa forbice, tuttavia, si sta tuttavia leggermente riducendo, anche grazie all’introduzione del salario minimo e al nuovo accordo fiscale con l’Italia. A mostrarlo è l'ultimo studio dell'Ufficio di statistica del Canton Ticino.
La Svizzera continua ad attrarre manodopera estera, ma il mercato del lavoro ticinese presenta dinamiche specifiche che lo distinguono dal resto del Paese. I dati più recenti della rilevazione svizzera della struttura dei salari pubblicati dall’Ufficio federale di statistica (USTCollegamento esterno), integrati da un’analisi mirata dell’Ufficio di statistica del Cantone Ticino (USTATCollegamento esterno), mostrano un quadro complesso delle disparità retributive tra lavoratori residenti e frontalieri nel settore privato.
Se da un lato si conferma la storica differenza salariale a sfavore di chi attraversa il confine, dall’altro si osserva una tendenza verso un lento ma progressivo riassorbimento del divario. Una dinamica che si inserisce in un mercato del lavoro cantonale dove il salario mediano generale si attesta a 5’708 franchi, rimanendo il più basso a livello nazionale e distanziato di oltre 1’300 franchi dalla media svizzera di 7’024 franchi.
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Il salario mediano svizzero supera i 7’000 franchi lordi al mese
Il divario scende al 19%
Secondo lo studio dell’USTAT, nel 2024 il salario mediano dei frontalieri e delle frontaliere nel settore privato ticinese risulta inferiore del 19,4% rispetto a quello dei residenti. Il dato conferma una disparità strutturale, ma segna al contempo una lieve contrazione rispetto al periodo 2020–2022, quando il divario era pari al 20,2%. Una riduzione decisamente contenuta, ma che l’USTAT definisce statisticamente significativa.
Si tratta del salario lordo del mese di ottobre, indennità per il lavoro a turni e per il lavoro domenicale o notturno, 1/12 della tredicesima e 1/12 dei pagamenti annuali speciali (bonus). Gli assegni familiari e quelli per i figli non sono compresi. Inoltre, il salario lordo mensile viene standardizzato alla retribuzione equivalente al tempo pieno, basata su 40 ore di lavoro.
Per analizzare questa differenza, l’USTAT distingue tra una componente “spiegata” e una “non spiegata”. La componente spiegata è legata a fattori oggettivi e osservabili quali l’età, il livello di formazione, il settore economico e la posizione professionale. Storicamente, la manodopera frontaliera risulta più spesso impiegata in settori a minor valore aggiunto o in ruoli con minori responsabilità, che tendono a essere meno remunerati.
Anche tenendo conto di questi fattori, permane tuttavia una quota “non spiegata” del divario. Questa parte, riconducibile a elementi non direttamente osservabili – come la capacità di negoziazione salariale o la disponibilità ad accettare retribuzioni più basse per accedere al mercato svizzero – indica che, a parità di profilo, un frontaliere guadagna mediamente meno di un residente. Differenze che emergono anche all’interno degli stessi grandi gruppi professionali.
Più in alto si va, più la forbice si allarga
L’analisi mostra inoltre che il divario salariale non è uniforme lungo la distribuzione dei redditi. Al contrario, le differenze retributive tendono ad ampliarsi con l’aumento delle responsabilità gerarchiche e dei livelli retributivi.
A livello nazionale, i dati UST evidenziano una dinamica diversa: nelle posizioni che comportano elevate responsabilità, i salari della manodopera straniera – inclusi le persone frontaliere con permesso G – superano spesso quelli percepiti dal personale svizzero. In Ticino, invece, questa inversione non si osserva. Concentrandosi sulla componente “non spiegata”, l’USTAT rileva che, anche nelle fasce salariali più elevate e a parità di profilo, le differenze continuano a penalizzare lavoratrici e lavoratori frontalieri.
Salario minimo e nuovo accordo fiscale
La lieve riduzione del differenziale salariale osservata tra il 2020 e il 2024 non è casuale, ma si inserisce in un contesto normativo e fiscale profondamente cambiato.
Da un lato, l’introduzione e il progressivo adeguamento del salario minimo cantonale hanno inciso soprattutto sulle retribuzioni più basse. Nel 2024 la soglia minima si colloca attorno ai 20 franchi l’ora, innalzando di fatto i salari, quelli della fascia più bassa dove è concentrata una parte significativa della manodopera frontaliera. Questo intervento ha contribuito a comprimere il divario nella parte inferiore della distribuzione dei salari.
In secondo luogo, il nuovo accordo fiscale sui frontalieri tra Italia e Svizzera, entrato in vigore nel luglio 2023 e applicato dal 2024 per i cosiddetti “nuovi frontalieri”, ha modificato le dinamiche di attrattività del mercato del lavoro elvetico. L’imposizione concorrente per chi ha iniziato a lavorare dopo il 17 luglio 2023 (i nuovi frontalieri sono ora imposti in Italia) riduce il reddito netto disponibile rispetto al vecchio regime. Questa novità potrebbe aver influenzato la capacità di negoziazione delle nuove persone assunte, spingendole a richiedere salari lordi leggermente superiori per compensare il maggior carico fiscale e contribuendo così indirettamente a una limatura del divario lordo rispetto ai residenti.
L’USTAT invita tuttavia alla cautela nell’attribuire a singole misure normative l’evoluzione del differenziale salariale, che resta il risultato di una pluralità di fattori concomitanti.
Un Ticino “a rimorchio”
Al di là delle dinamiche interne tra residenti e frontalieri, il Ticino continua a mostrare un ritardo marcato rispetto al resto della Svizzera. Nel 2024 il salario mediano nel settore privato cantonale è salito a 5’393 franchi, con un aumento di soli 92 franchi rispetto al 2022. Nello stesso periodo, la mediana nazionale è cresciuta di 212 franchi, passando da 6’510 a 6’722 franchi. Il divario percentuale è così aumentato dal 18,6% al 19,8%.
La forte presenza di frontalieri, che rappresentano oltre il 32% del personale occupato in Ticino, esercita una pressione strutturale sul livello dei salari mediani, rendendo il Cantone l’unica grande regione svizzera in cui la mediana resta sotto i 6’000 franchi.
In conclusione, lo studio dell’USTAT restituisce l’immagine di un mercato del lavoro in lenta evoluzione. Il divario salariale tra residenti e frontalieri, pur rimanendo significativo (19,4%), mostra segnali di attenuazione. Resta però aperta la principale sfida per il Ticino: colmare la distanza retributiva che lo separa dal resto del Paese.
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