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Dialogo transfrontaliero per rivitalizzare il fiume Ticino

Il corridoio del fiume Ticino è un territorio unico che abbraccia due nazioni diverse. tvsvizzera

Un grande piano di riqualificazione che coinvolge autorità, enti civili e scientifici in Svizzera e Italia ha come scopo quello di rivitalizzare il fiume Ticino ai due lati del confine e promuovere la biodiversità in un territorio dal carattere unico.

Questo contenuto è stato pubblicato il 09 maggio 2021 - 19:00
Marco Gritti

Trenta soggetti coinvolti, 17 mesi di lavoro preparatorio confluito in un documento da 150 pagine e un solo, grande obiettivo: agire per il recupero della biodiversità dell’area - in parte in Svizzera e in parte in Italia - attraversata dal fiume Ticino. Il progetto, chiamato Iniziativa Ticino, è spiegato nel piano di riqualificazione del corridoio ecologico del fiume Ticino 2021-2031Link esterno pubblicato dalla ong milanese Istituto Oikos che, tra ottobre 2019 e febbraio 2021, ha coordinato il dialogo tra enti territoriali (Cantone Ticino, Regione Piemonte e Regione Lombardia), aree protette, organizzazioni della società civile, enti di ricerca e consulenti tecnici dei due paesi.

In che cosa consiste il piano di riqualificazione del Ticino?

Il piano di riqualificazione del corridoio ecologico del Ticino è un documento programmatico: significa che le 75 azioni (suddivise in cinque macrocategorie) concordate dagli enti firmatari dovranno trovare fondi per venire realizzate. Sotto il profilo economico, la spesa è quantificata in 18'456'174 franchi svizzeri (17'129'050 euro): tale cifra, però, fa riferimento agli interventi nella sola parte italiana. Per quanto riguarda il territorio elvetico, infatti, la cifra risulta più alta e non è stata conteggiata nel documento.

“In Svizzera l’obbligo di rivitalizzare i corsi d’acqua è ancorato alla legge sulla protezione delle acque” spiega Massimiliano Foglia, collaboratore scientifico dell’Ufficio natura e paesaggio del Dipartimento del territorio del Cantone Ticino. “Si tratta di un tema molto sentito e per i quali, ogni anno, vengono messi a disposizione svariati milioni di franchi per ogni cantone - prosegue -. In Ticino, ad esempio, abbiamo già un programma piuttosto corposo di riqualifica, in particolare sul Piano di Magadino”.

È un territorio unico, quello del corridoio del Ticino, ma che abbraccia due nazioni diverse: “Un’esigenza comune a Italia e Svizzera è quella di far presente che all’ambiente non interessano confini e linee invisibili create dall’uomo” sottolinea Spada. Per questa ragione, il primo obiettivo del piano riguarda la creazione e il rafforzamento di una governance transnazionale del corridoio ecologico del Ticino. Il primo passo è stato l’accordo - ratificato a fine aprile dal Consiglio di Stato del Cantone Ticino - per la costituzione di un tavolo di lavoro finalizzato ad assicurare una governance solida.

Ma si guarda già avanti, perché l’obiettivo è arrivare alla stipula di un Contratto di fiume: “Si tratta di uno strumento transnazionale, un atto formale con il quale i governi di Roma e Berna si impegnerebbero congiuntamente a rafforzare il corridoio ecologico” spiega Foglia. “Sarebbe il primo patto simile tra Italia e Svizzera, mentre ne esiste già uno tra Berna e Parigi per il fiume Rodano, ed è sicuramente un obiettivo a lungo termine”.

Quali interventi verranno adottati?

Detto della governance comune, gli altri quattro obiettivi ambiscono a “garantire servizi ecosistemici e attività umane che si rafforzano reciprocamente”, “rinforzare la connessione ecologica tra le Alpi e gli Appennini e tra l’alto fiume Ticino e il mar Adriatico attraverso il fiume Po”, “stabilire popolazioni riproduttive di specie localmente estinte e garantire uno stato di conservazione adeguato alle specie minacciate di estinzione” e “promuovere la resilienza di ecosistemi e comunità umane ai cambiamenti climatici e mitigare gli impatti degli eventi climatici estremi”.

Dal punto di vista operativo, le azioni individuate nel piano spaziano dalla promozione di pratiche agricole come il sovescio alla creazione di nuove aree umide, dalla rivitalizzazione del fiume Ticino in Alta e Media Leventina e in Riviera alla reintroduzione di specie come lo storione beluga, l’anguilla e il gambero di fiume. Operazioni destinate a rivitalizzare l’intero corridoio del fiume, ma che all’uomo possono assicurare benefici anche economici: “La natura offre anche dei servizi, quelli che in gergo chiamiamo servizi ecosistemici” spiega Foglia. “Attraverso la riqualificazione fluviale e la valorizzazione delle componenti naturali, l’ambiente ci potrà restituisce molto - conclude Foglia -. Non intendo solo sotto il profilo emotivo, ovvero la componente di svago che ci offre la natura, ma anche quello economico: sono risorse che possono essere valorizzate”.

Soprattutto, fa notare Spada, in un’area densamente abitata come quella del corridoio del Ticino, dove vivono 6,5 milioni di persone: “Cercheremo di coinvolgere nel modo quanto più possibile attivo la cittadinanza e di progettare insieme i cambiamenti che interverranno sul territorio”.



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