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"L'albo degli artigiani viola le norme federali sul commercio interno"

Si profilano ricorsi dagli altri cantoni contro l'iscrizione obbligatoria delle imprese che intendono operare in Ticino. Il governo cantonale procede a verifiche

Questo contenuto è stato pubblicato il 16 giugno 2016 - 20:42

Rischia di diventare un clamoroso autogol la nuova legge sulle imprese artigianali (LIA) varata in Ticino per contrastare la concorrenza dei padroncini provenienti dal Nord Italia.

La Camera di commercio della Svizzera centrale ha infatti scritto al governo ticinese sostenendo l'illegittimità dell'albo degli artigiani, che violerebbe le norme federali sul commercio interno in base alle quali non è lecito imporre l'iscrizione a questo registro le ditte di altri cantoni. E su questa questione sarebbero pronti dei ricorsi contro le disposizioni della LIA. Del resto non è ancora del tutto chiaro se queste stesse norme siano compatibili con gli accordi bilaterali con l'Ue.

Da parte sua il Consiglio di Stato intende ora procedere ai dovuti approfondimenti giuridici che potrebbero però venire superati dai ricorsi che stanno per essere inoltrati in altri cantoni. E alla fine a pagare le spese non indifferenti di iscrizione all'albo, voluto per tutelare l'edilizia locale, potrebbero essere obbligati solo gli artigiani ticinesi.

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