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"I frontalieri non incidono sulla disoccupazione"

Uno studio dell'Istituto di ricerche economiche dell'Università della Svizzera italiana sostiene inoltre che i lavoratori pendolari non sostituiscono la manodopera locale

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 ottobre 2015 - 19:18

I lavoratori frontalieri non causerebbero effetti al tasso di disoccupazione in Ticino e in Svizzera e non ci sarebbe il fenomeno della sostituzione della manodopera locale con i frontalieri. Lo sostiene uno studio dell'Istituto di ricerche economiche dell'Università della Svizzera italiana (IRE), pubblicato in anteprima sul quotidiano "La Regione" di oggi, martedì.

"Non si riscontra – si legge nel documento – alcuna prova che l'impiego di lavoratori frontalieri abbia aumentato il rischio di disoccupazione dei lavoratori nativi". Lo studio, commissionato dalla Segreteria di Stato dell'economia della Confederazione, è stato svolto sottoponendo a un sondaggio 328 aziende di tutto il Ticino, usando criteri simili alle indagini di livello nazionale.

Il vero problema non sarebbe dunque - scrive La Regione - lo spostamento della manodopera locale attiva in disoccupazione. La presenza di frontalieri fungerebbe per contro da ostacolo all'entrata nel mercato del lavoro dei giovani residenti senza esperienza.

Intanto il deputato verde Sergio Savoia sul suo blog ha criticato lo studio e, in un'interrogazione al Consiglio di Stato, firmata anche dal democentrista e neo deputato a Berna Marco Chiesa, chiede se il Governo condivida il metodo usato per raccogliere i dati. "Intervistare chi si avvantaggia del lavoro frontaliero — scrive Savoia — costituisce una base scientifica sufficiente per avvalorare questa tesi?".

La Lega dei Ticinesi nel pomeriggio ha pure inoltrato una mozione, firmata da Daniele Caverzasio, con la quale si arriva addirittura a chiedere la chiusura dell'istituto.

RedMM

Per saperne di più: scarica lo studioLink esterno

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