La televisione svizzera per l’Italia
Pale oliche e una diga idroelettrica.

Oggi in Svizzera

Care lettrici e cari lettori,

una bella notizia per tutti gli amanti del cinema: lo storico “Capitole” di Losanna, costruito nel 1928, è in piena ristrutturazione. La riapertura è prevista a fine febbraio 2024. Il Capitole può vantare diversi primati: è il più grande cinema elvetico ancora in attività con 1'077 posti a sedere e nel 1959 qui è stato installato il primo schermo panoramico della Svizzera.

Inoltre, sarà la sola sala elvetica a proporre la proiezione di pellicole 70mm. Progettato dall'architetto Charles Thévenaz, è stato costruito in un tempo record (5 mesi e mezzo). Dal 2010 appartiene alla città di Losanna che ne ha confidato la gestione alla Cinémathèque suisse.

Coda al portale nord della galleria autostardale del San Gottardo.
© Keystone / Urs Flueeler

La Svizzera rinuncia per ora a un possibile pedaggio autostradale alpino discriminatorio.

Nessun pedaggio discriminatorio alle gallerie autostradali del San Gottardo e del San Bernardino. È quanto ha deciso oggi il Consiglio degli Stati che ha respinto, per 15 voti a 8 e ben 13 astensioni, una mozione del “senatore” ticinese e presidente dell’UDC Marco Chiesa. La mozione auspicava l’introduzione di una “tassa” che però non pesasse sul portafoglio degli svizzeri.

Secondo Chiesa, la situazione ai passi, soprattutto al San Gottardo e al San Bernardino, è oggettivamente difficile. Ma è fuori luogo chiamare gli svizzeri alla cassa, dal momento che quest’ultimi pagano già per la costruzione e la manutenzione delle strade. I turisti, invece, se la cavano col pagamento della “vignetta” autostradale e non lasciano un centesimo sul territorio, che deve sopportare invece tutti i disagi del caso.

Chiesa ha ricordato che i Paesi limitrofi prelevano già una tassa per coprire gli elevati costi di costruzione e manutenzione delle opere infrastrutturali transalpine: l’Austria per l’autostrada del Brennero e il traforo dell’Arlberg, la Francia per le gallerie autostradali del Monte Bianco e del Fréjus e l’Italia per il traforo del Gran San Bernardo. Argomenti che non hanno convinto i colleghi senatori che hanno respinto la mozione.

Lavori sull autostrada.
Keystone/gaetan Bally

Pioggia di denaro sulle strade nazionali: concesso un credito totale di 14 miliardi di franchi.

Nonostante le critiche degli ecologisti, che si sono chiesti se una maggiore capacità sulle strade nazionali sia veramente la soluzione ai problemi del traffico, per l’esercizio, la manutenzione e l’ampliamento a breve termine delle strade nazionali il Consiglio degli Stati, dopo il Nazionale, ha approvato oggi due crediti per poco più di 14 miliardi di franchi.

Sono i progetti di ampliamento che hanno diviso il parlamento. Il Governo ha chiesto lo sblocco di 4,4 miliardi per realizzare cinque grandi progetti. Due sulla A1 vicino a Berna (Wankdorf–Schönbühl, Schönbühl–Kirchberg), la terza canna della galleria del Rosenberg sull’A1 (incluso raccordo con la stazione merci), la galleria sotto il Reno di Basilea sulla A3 e la seconda canna della galleria di Fäsenstaub sulla A4.

Secondo i Verdi, investendo eccessivamente nelle strade si rischia di sabotare il trasporto pubblico, specie quello ferroviario, senza risolvere i problemi legati al traffico stradale, perché – sostengono – è scientificamente provato che maggiori strade non fanno che attrarre più automobili. Insomma, la fluidità del traffico tanto invocata dai sostenitori di maggiori strade non è che un “miraggio”. Il credito totale di 14 miliardi di franchi è infine stato accettato.

Pale oliche e una diga idroelettrica.
Keystone / Sedrik Nemeth

La Confederazione non fa abbastanza per potenziare la produzione di energia rinnovabile.

L’Associazione delle aziende elettriche svizzere (AES) è particolarmente critica con la Confederazione. Secondo l’AES – che per la prima volta ha fornito una panoramica dei progetti previsti in tutto il Paese – la Svizzera deve potenziare in modo massiccio la propria produzione di energia rinnovabile se vuole garantire l’approvvigionamento e raggiungere la neutralità climatica.

Entro il 2050 il consumo di elettricità in Svizzera sarà enorme. In futuro, mediante le rinnovabili sarà necessario colmare una lacuna di almeno 37 TWh, metà dei quali durante i mesi invernali. La lacuna è riconducibile al processo di “decarbonizzazione” e della graduale dismissione delle centrali nucleari e il ritmo di espansione della Svizzera non è in grado di colmarla.

Una mancanza di energie rinnovabili nonostante la panoramica elenchi 34 progetti idroelettrici, 39 impianti fotovoltaici alpini, 28 progetti eolici e 3 progetti di biomassa. Non mancano dunque le idee valide per far progredire la produzione interna. Ma pianificare non significa costruire, ricorda l’AES: ogni progetto di espansione deve fare i conti con diverse opposizioni e anni di controversie legali.

Palo dell alta tensione in inverno.
© Keystone / Gaetan Bally

La Svizzera non si è lasciata alle spalle l’inflazione. E le prespettive per il prossimo anno non sono rosee.

Nonostante il tasso d’inflazione sia stato in costante discesa in questi ultimi mesi, l’inflazione non lascerà la sua morsa sulla Svizzera. La Segreteria di Stato dell’economia (Seco) ha corretto al rialzo la sua previsione per il rincaro 2024, portandola al +1,9%, a fronte del +1,5% pronosticato tre mesi fa. Per il 2023 la stima viene modificata lievemente al ribasso, dal +2,3% al +2,2%.

Corretto dall’impatto degli eventi sportivi, che possono incidere sensibilmente perché in Svizzera hanno sede le ricchissime federazioni internazionali, la progressione del Pil sarà del +1,3% quest’anno e del +1,2% nei dodici mesi successivi: in giugno erano previsti rispettivamente +1,1% e +1,5%. “Ciò significa – secondo la Seco – che l’economia svizzera seguirà un andamento ben al di sotto della media”.

Gli esperti parlano anche di rischi congiunturali “pronunciati” per l’economia mondiale, in particolare in relazione agli sviluppi in Germania e in Cina, con possibili effetti a cascata sul commercio estero elvetico. Rimane poi lo spettro di una carenza energetica invernale: “se in Europa si verificasse una forte penuria di energia, anche in Svizzera bisognerà aspettarsi una recessione con una forte pressione sui prezzi”.

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