Oggi in Svizzera
Care lettrici e cari lettori,
Da diversi anni, nelle aree urbane elvetiche si osservano sempre più spesso volpi e tassi. Normalmente di notte. Col favore delle tenebre può anche capitare, ma assai di rado, di incrociare qualche ungulato. È invece più sorprendente imbattersi in un cervo in pieno giorno o quasi. È quanto successo ieri a Lugano. Verso le 19, all'ora dell'aperitivo l'animale si è avventurato – creando un certo scompiglio – sul lungolago. Intercettato dalla polizia, è stato riaccompagnato verso zone più adatte alle sue caratteristiche.
Una ragazza su dieci in Svizzera fa un uso problematico di reti sociali come WhatsApp, Snapchat, TikTok o Instagram, mentre tra i ragazzi la proporzione è del 4%. È quanto emerge da uno studio di Dipendenze Svizzera, condotto su 9’345 allievi e allieve tra gli 11 e i 15 anni di età.
La stragrande maggioranza (82%) dei giovani in questa fascia d’età è online ogni giorno. Se la maggior parte di loro sembra utilizzare gli strumenti a disposizione senza grossi problemi; alcuni ne fanno un uso problematico, ossia una perdita di controllo per quanto concerne il tempo trascorso, “con importanti ripercussioni negative sulla salute, sulle relazioni sociali e sulla scolarizzazione“, rileva Dipendenze Svizzera.
I social media aiutano sicuramente a rafforzare i legami, ma molti ragazzi e ragazze li usano per sfuggire a sentimenti negativi, scrive l’organizzazione. Rispetto all’ultima indagine del 2018, la proporzione di giovani con un uso problematico è quasi raddoppiata. L’aumento è attribuito alle particolari circostanze della pandemia al momento della ricerca.
Per la prima volta, questo studio quadriennale ha esaminato anche l’uso dei videogiochi online. Risulta che il 31% dei ragazzi di 15 anni e il 5% delle ragazze ci gioca ogni giorno. Il 3% degli appassionati e appassionate di videogiochi ne fa un uso problematico. La percentuale è la stessa per i ragazzi e le ragazze.
- La notiziaCollegamento esterno di Keystone-ATS su La Regione.
- Lo studioCollegamento esterno di Dipendenze Svizzera.
- In questo articolo d’archivio di swissinfo.ch, vi portiamo alla scoperta di una clinica di Basilea specializzata nelle cure delle dipendenze da Internet, giochi d’azzardo o acquisti compulsivi.
L’emorragia di capitali da Credit Suisse potrebbe non essere finita. La banca rischia una seconda grande ondata di deflussi. È quanto afferma il presidente del consiglio di amministrazione di Julius Bär Romeo Lacher al portale finews.ch.
Dopo il rapido ritiro dei depositi della clientela, principalmente liquidi, la banca svizzera potrebbe ora essere confrontata con una fuga degli investimenti a lungo termine, osserva Lacher, per lungo tempo (1990-2017) attivo presso Credit Suisse prima di passare a Julius Bär.
Questa eventualità rischia di avere un impatto ancora maggiore rispetto al deflusso di liquidi: “La parte più grande e più importante del volume d’affari con i clienti individuali è costituita dai portafogli titoli e dai prestiti“, spiega il presidente del cda della banca zurighese specializzata nell’amministrazione patrimoniale.
Finora si sono visti pochi spostamenti, ma non è detto che le acque rimarranno tranquille per l’istituto recentemente acquisito da UBS. “I consulenti valutano se lasciare la banca per passare alla concorrenza. Non appena saranno pronti per il trasferimento, cercheranno di portare con sé la clientela. Ciò richiede un altro processo decisionale [rispetto al ritiro di liquidi, ndr] da parte di quest’ultima; un cambio di istituto è diventato anche più lungo nella sua attuazione. L’accoglimento completo di clientela molto facoltosa in una nuova sede può facilmente richiedere mesi”. Una seconda ondata è quindi “possibile, e comincerebbe solo adesso”.
- L’intervistaCollegamento esterno a Romeo Lacher pubblicata dal portale finews.ch (in tedesco).
- La notiziaCollegamento esterno su bluewin.ch.
- L’intervista al neo-presidente di UBS Sergio Ermotti.
La Segreteria di Stato dell’economia (SECO) sta indagando su 130 casi sospetti in Svizzera che riguardano il possibile aggiramento delle sanzioni adottate contro la Russia, ha indicato la responsabile Helene Budliger in un’intervista al Tages-Anzeiger.
Dall’inizio del conflitto in Ucraina, la Confederazione ha adottato nei confronti della Russia le stesse sanzioni prese dall’Unione Europea. Finora sono stati aperti 29 procedimenti penali (di cui 14 passati in giudicato) per aggiramento di queste misure. Complessivamente i casi sospetti sono 130.
In merito alle sanzioni e alla loro applicazione, la responsabile della SECO ammette di sentire una certa pressione proveniente dall’estero, specialmente dagli Stati Uniti. Budliger spiega che i suoi servizi sono stati in un primo momento travolti dal compito, come altri Stati. Mai prima d’ora la Svizzera ha dovuto applicare sanzioni a un Paese così importante dal punto di vista geopolitico come la Russia.
Interrogata in merito ai patrimoni riconducibili alla banca centrale russa in Svizzera, Helene Budliger afferma che è ancora troppo presto per dare delle cifre, benché la SonntagsZeitung abbia parlato di dieci miliardi di franchi. La responsabile della SECO spiega che il termine per annunciare simili patrimoni scadeva a fine aprile e che le prime cifre verranno rese note al più presto non appena si avrà una visione complessiva dei risultati.
- L’intervistaCollegamento esterno pubblicata dal Tages-Anzeiger.
- La notiziaCollegamento esterno su RSI News.
- Malgrado le sanzioni, la tecnologia svizzera arriva ancora in Russia. Un’inchiestaCollegamento esterno di Mattia Pacella della Radiotelevisione Svizzera.
Nel 2022 tutti i 26 Cantoni svizzeri hanno chiuso l’esercizio contabile in attivo. Era dal 2008 che non era più successo, stando alla Conferenza dei direttori cantonali delle finanze.
Un gettito fiscale molto più alto del previsto (+4,59 miliardi) e il contributo versato dalla Banca nazionale svizzera hanno permesso ai Cantoni di realizzare buoni risultati nel 2022. Tutti hanno infatti chiuso l’esercizio nelle cifre nere. In 24 Cantoni il risultato è stato migliore rispetto al preventivo.
La differenza più marcata è stata registrata a Zurigo: il Cantone ha realizzato un avanzo di 543 milioni di franchi, mentre era stata preventivata una perdita di 523 milioni. Ginevra è invece stato il Cantone con più utili: 727 milioni di franchi, a fronte di una perdita preventivata di 93 milioni. Queste enormi differenze tra i preventivi e i consuntivi possono essere spiegate dal fatto che i Cantoni hanno elaborato le loro previsioni per il 2022 nel bel mezzo di una pandemia, cioè nel 2021, ha spiegato a Keystone-ATS Ernst Stocker, presidente della Conferenza cantonale dei direttori finanziari. A causa delle ristrettezze del contesto pandemico, non si aspettavano che il mercato del lavoro e l’economia si riprendessero così bene.
L’esercizio 2023 rischia però di essere più complicato poiché i Cantoni non potranno contare sulla quota degli utili versata dalla BNS, ammontata l’anno scorso a quattro miliardi. L’istituto centrale ha infatti chiuso il 2022 con una perdita di 132 miliardi e non avrà nulla da restituire alle autorità cantonali e federali.
- La notiziaCollegamento esterno su bluewin.ch.
- Come funziona il sistema fiscale svizzero? Le spiegazioni su swissinfo.ch.
- Come nasce e dove porta la concorrenza fiscale tra Cantoni? Un approfondimento del mio collega Riccardo Franciolli.
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative