
Oggi in Svizzera
Care lettrici e cari lettori,
Malgrado le mie notevoli lacune in matematica, la statistica è una disciplina che mi ha sempre affascinato. In Svizzera non passa giorno senza che il competente ufficio federale pubblichi dati negli ambiti più disparati.
A sorprendermi ogni volta sono quelli relativi al settore agricolo. Non so se un tale livello di precisione si ritrova anche in altri Paesi. Comunque da una statistica, pubblicata oggi, si viene a sapere che al primo gennaio 2022 le aziende agricole svizzere avevano esattamente 13'125'719 polli, 1'525'215 bovini, 1'374'294 maiali, 356'150 pecore e 82'410 capre. Da sottolineare soprattutto la forte progressione del numero di polli, ormai ampiamente più numerosi degli esseri umani e raddoppiati negli ultimi vent'anni.
Anche in questa selezione di notizie del giorno vi parlerò di statistiche, ma di un altro genere. Buona lettura!

Permettere la riesportazione di materiale bellico elvetico verso l’Ucraina è compatibile con la neutralità? In Svizzera il dibattito impazza.
La decisione di martedì della Commissione della politica di sicurezza del Consiglio Nazionale di accogliere due atti parlamentari per allentare le restrizioni in materia di riesportazione di materiale bellico verso l’Ucraina ha ulteriormente ravvivato il dibattito in Svizzera sul concetto di neutralità.
Secondo due esperti/e di diritto internazionale, un simile passo è incompatibile con la neutralità. Per il professore dell’Università di Zurigo Oliver Diggelmann, permettere “il trasferimento di materiale bellico di fabbricazione svizzera da parte di un Paese terzo viola lo status di neutralità previsto dal diritto internazionale”. Un’opinione condivisa da Evelyne Schmid, professoressa del Centro di diritto comparato, europeo e internazionale dell’Università di Losanna. “Uno Stato neutrale – precisa Schmid – può esportare materiale bellico, ma deve trattare tutti i belligeranti allo stesso modo. Ciò significa che la Svizzera dovrebbe consentire la consegna di armi anche alla Russia”.
Di tutt’altro parere invece lo storico Sacha Zala, secondo cui la questione relativa alla non riesportazione di materiale bellico non è codificata da nessuna parte. “Il concetto di neutralità che vieta la riesportazione è una costruzione svizzera – afferma Zala. Ce lo siamo inventati noi“.
- La notizia sul dibattito in corso in Svizzera su tvsvizzera.it.
- L’intervistaCollegamento esterno a Sacha Zala pubblicata dal Corriere del Ticino.
- Qui invece le interviste a Oliver DiggelmannCollegamento esterno pubblicata dal Tages-Anzeiger e a Evelyne SchmidCollegamento esterno pubblicata dal Blick.
- La neutralità svizzera, una nozione a geometria variabile: l’opinione dello storico Christophe Farquet.
- La notizia sulla decisione della Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale.

In Svizzera praticamente una persona su cinque oltre al passaporto rossocrociato possiede una seconda nazionalità. È quanto emerge dall’ultima rilevazione dell’Ufficio federale di statistica.
Nel 2021 su 5’427’063 persone di età superiore ai 15 anni residenti nella Confederazione e di nazionalità elvetica, più di un milione (1’056’723 per la precisione) avevano una seconda nazionalità. Negli ultimi dieci anni, la proporzione di persone con la doppia nazionalità è passata dal 14 a quasi il 20%.
Circa i due terzi delle persone con doppia nazionalità hanno ottenuto la cittadinanza svizzera per naturalizzazione, stando a quanto si desume dai dati pubblicati dall’Ufficio federale di statistica.
Per quanto concerne la seconda nazionalità, la parte del leone la fanno coloro che possiedono il passaporto italiano. Sono infatti ben 243’807 le persone che hanno sia la nazionalità svizzera che quella italiana. In seconda posizione si trova la Francia (118’609 persone) seguita da Germania (99’827) e Turchia (46’297).
- I datiCollegamento esterno dell’Ufficio federale di statistica.
- Dagli archivi di swissinfo.ch, un approfondimento su uno studio del 2018 sulla doppia cittadinanza della Commissione federale della migrazione.
- Dieci cose da sapere sulla cittadinanza svizzera.

Una buona notizia per la lingua di Dante in Svizzera: dal prossimo anno nelle scuole secondarie del Canton Friburgo alunni e alunne avranno la possibilità di ottenere una maturità bilingue con l’italiano.
Poter seguire un cursus liceale bilingue in Svizzera è una realtà in praticamente tutti i Cantoni. L’italiano, però, è un po’ il parente povero. In altre parole, non tutti i licei della Svizzera tedesca e francese offrono la possibilità di seguire una formazione bilingue che comprende appunto anche la lingua di Dante.
Un passo in questo senso è stato compiuto mercoledì dalle autorità del Canton Friburgo: dall’anno prossimo in tutte le scuole secondarie friburghesi gli allievi e le allieve potranno ottenere una maturità bilingue con l’italiano.
In questo Cantone, l’insegnamento bilingue in francese e tedesco ha una lunga tradizione: è possibile dal 1998 e viene scelto da circa il 30% degli studenti. Finora, però, non esisteva la possibilità di seguire un insegnamento bilingue in italiano. Oltre a un certo numero di corsi declinati nella lingua di Dante, la formazione prevede un soggiorno di un anno in una scuola ticinese.
- Il servizioCollegamento esterno di RSI News sulla nuova maturità bilingue nel Canton Friburgo.
- L’italiano, una lingua svizzera: il dossier di tvsvizzera.it.
- Dal 2012 il Forum per l’italiano in Svizzera si prodiga per rafforzare la lingua di Dante nella Confederazione. Un bilancio e uno sguardo sulle sfide a venire del coordinatore del Forum Diego Erba.

Rendere obbligatoria l’installazione di pannelli solari sugli edifici esistenti – ad eccezione di quelli residenziali – a partire da una superficie di 300 metri quadrati entro il 2032: è quanto vorrebbe una commissione del Parlamento svizzero.
Per 13 voti a favore e 9 contrari, la Commissione dell’energia del Consiglio nazionale si è pronunciata a favore di questa misura, discussa nell’ambito dell’esame della Legge federale per un approvvigionamento in elettricità sicuro con le energie rinnovabili. Inoltre, i nuovi edifici dovranno utilizzare l’energia solare.
I membri della commissione hanno pure stabilito che entro il 2035 i parcheggi di superficie superiore a 250 metri quadrati dovranno essere dotati di tetti in grado di produrre energia fotovoltaica. Sempre entro quell’anno, sarà pure obbligatorio equipaggiare le case di vacanza di sistemi intelligenti di controllo del riscaldamento.
Alcuni parlamentari hanno chiesto, senza convincere però la maggioranza della commissione, di andare più lontano, ad esempio obbligando chi possiede una casa a sostituire le stufe a resistenza elettrica o di adoperarsi affinché i grandi edifici vengano gestiti in modo efficiente dal punto di vista energetico.
- La notiziaCollegamento esterno su Ticinonews.
- Il comunicato stampaCollegamento esterno della Commissione dell’energia.
- Un’altra soluzione per incrementare la produzione di energia solare è l’installazione di pannelli lungo le autostrade. L’approfondimento del mio collega Simon Bradley.
- In questo approfondimento del mio collega Luigi Jorio, lo stato di salute del fotovoltaico in Svizzera.

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