Oggi in Svizzera
Care lettrici e cari lettori,
i funzionari delle dogane svizzere ed italiane a volte ne vedono un po' di tutti i colori. Ad esempio, è di oggi la notizia che una coppia è stata controllata dalla Guardia di finanza alla stazione ferroviaria di Chiasso mentre si apprestava ad entrare in treno in Italia. Nei loro bagagli, le Fiamme gialle hanno trovato ben 1,5 milioni di euro non dichiarati.
Ancora più curiosa è la scoperta fatta questo fine settimana dai doganieri svizzeri al valico autostradale di Chiasso. All'interno di un furgone con rimorchio hanno ritrovato, tra le altre cose, un'Apecar, una cinquantina di chili tra salumi e salsicce fresche, una dozzina di scarpe e quasi 150 litri di olio d'oliva. Tutto rigorosamente non dichiarato.
Vi lascio ora ad alcune altre notizie di giornata. Buona lettura!
Gli Stati balcanici e in particolare la Serbia devono allinearsi sulla politica dei visti in vigore nell’area Schengen: è quanto ha chiesto venerdì la ministra di giustizia e polizia svizzera Karin Keller-Sutter. Una posizione che rispecchia quella della Commissione europea.
L’elevato numero di persone che arrivano in Europa attraverso la rotta balcanica è uno dei temi caldi affrontati venerdì nel corso della riunione dei ministri degli interni dell’UE in Lussemburgo. Sulla stessa lunghezza d’onda della Commissione, la consigliera federale Karin Keller-Sutter ha domandato che la Serbia e gli altri Paesi dell’area balcanica seguano la stessa politica dei visti in vigore nell’UE.
Attualmente i cittadini e le cittadine di molti Paesi – ad esempio chi proviene da India, Bangladesh o Tunisia – non ha bisogno di un visto per entrare in Serbia. Ciò sta causando un forte aumento dei transiti irregolari dai Balcani occidentali all’UE. Secondo l’agenzia Frontex, in nove mesi sono stati registrati più di 106’000 ingressi irregolari nell’UE da questa rotta, con un aumento del 170% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
La ministra dell’Interno tedesca Nancy Faeser ha da parte sua rinnovato le critiche alla politica dei visti di Belgrado, affermando che questa consiste nell’esentare i cittadini di “Stati che non riconoscono il Kosovo”, ex provincia serba a maggioranza albanese, che ha dichiarato l’indipendenza nel 2008 e che Belgrado non riconosce.
- La notizia su tvsvizzera.it.
- Aumentano i rifugiati in Svizzera: il servizioCollegamento esterno di RSI News.
L’industria svizzera della lavorazione dell’oro è sotto sorveglianza speciale dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. La Russia è infatti uno dei più grandi produttori mondiali del metallo giallo.
La Svizzera è leader mondiale nella raffinazione dell’oro. Quattro delle più importanti raffinerie del pianeta si trovano infatti nella Confederazione, tre delle quali in Ticino. Si stima che le aziende elvetiche lavorino fino al 70% del metallo estratto nel mondo.
In questo periodo contraddistinto dalle sanzioni nei confronti della Russia, le raffinerie svizzere – spesso al centro delle critiche in passato per la dubbia provenienza dell’oro che lavorano – sono ancora una volta sotto i riflettori. Robin Kolvenbach, amministratore delegato dell’azienda ticinese Argor-Heraus, spiega all’agenzia di stampa finanziaria Awp che fin dall’inizio la ditta di cui è a capo si è mossa con estrema cautela. Per esempio, poche ore dopo l’inizio dell’invasione sono state interrotte tutte le relazioni commerciali in cui l’oro russo svolgeva un ruolo di qualsiasi tipo. “Rifiutiamo tutto l’oro che potrebbe in qualche modo servire a finanziare la guerra”, sottolinea il manager.
Non tutti sono però convinti che la tracciabilità dell’oro sia davvero sempre ben garantita: in passato, alcune organizzazioni non governative, tra cui Swissaid, avevano espresso critiche al riguardo. Nei mesi successivi all’inizio della guerra, l’associazione di aiuto allo sviluppo aveva notato un aumento delle importazioni di oro dagli Emirati Arabi Uniti. Subito dopo lo scoppio del conflitto si è registrato anche un massiccio incremento dell’import da Dubai: secondo Swissaid gli Emirati sono conosciuti come centro di smistamento di oro di origine problematica.
- Il reportage dell’agenzia Awp pubblicato su swissinfo.ch.
- Sapete quanto oro transita ogni anno dalla Svizzera? Scopritelo in questo articolo d’archivio di tvsvizzera.it.
- In quest’altro approfondimento, la mia collega Dominique Soguel parla invece dell’impegno da parte delle raffinerie svizzere di non usare oro proveniente dall’Amazzonia brasiliana.
Per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, si dovranno anche impiegare tecnologie per la cattura e il sequestro di CO2 dall’atmosfera. Un congresso organizzato a Berna ha fatto il punto sui progressi di queste tecnologie.
La ministra dell’ambiente Simonetta Sommaruga ha ricordato che la strategia climatica della Confederazione prevede, tra le varie cose, di catturare il CO2 prodotto dagli impianti di trattamenti dei rifiuti o dai cementifici e di stoccarlo in maniera definitiva, ad esempio in strati geologici profondi. Date le limitate capacità di stoccaggio a livello nazionale, Berna ipotizza di esportare il suo CO2 verso il nord dell’Europa e attualmente sono in corso colloqui con Islanda, Norvegia e Olanda. Un’altra soluzione prevede lo stoccaggio dell’anidride carbonica in materiali da costruzione.
Il CO2 può anche essere rimosso direttamente dall’atmosfera, un ambito in cui la Svizzera è all’avanguardia. L’anno scorso, l’azienda elvetica Climeworks ha inaugurato in Islanda il più grande impianto al mondo in grado di filtrare il CO2 dall’atmosfera e di immagazzinarlo in maniera permanente nel sottosuolo.
Tuttavia, queste tecnologie sono ancora in fase sperimentale e richiedono grossi investimenti, è stato sottolineato durante il convegno a Berna. Soprattutto, non devono distogliere l’attenzione dall’azione più efficace e urgente da intraprendere, cioè la drastica riduzione delle emissioni.
- Il dossierCollegamento esterno dell’Ufficio federale dell’ambiente sulla rimozione e il sequestro di CO2.
- L’azienda svizzera Climeworks ha messo in funzione in Islanda “Orca”, il più grande impianto al mondo per la cattura di CO2. L’intervista alla portavoce dell’azienda Judith Hebekeuser.
- Quali sono le potenzialità e i limiti delle tecnologie per la cattura dell’anidride carbonica? Un approfondimento del mio collega Luigi Jorio.
La penuria di personale qualificato nel settore alberghiero e della ristorazione è ancor più grave di quanto emerga dalle statistiche: lo sostiene uno studio effettuato su incarico dell’associazione di categoria HotellerieSuisse.
Secondo l’Ufficio federale di statistica, alla fine del secondo trimestre 2022 nel settore alberghiero e della ristorazione vi erano 8’700 posti vacanti. La cifra potrebbe però essere molto più elevato. Stando alla ricerca realizzata dall’istituto bernese BASS, gli indicatori attualmente utilizzati sottovalutano nettamente l’entità della carenza di manodopera in questo ramo. La principale causa di tale distorsione è il fatto che viene utilizzato il numero di disoccupati nel settore, che è solo parzialmente significativo.
“La base statistica attualmente è indietro rispetto al settore”, afferma Andres Züllig, presidente di HotellerieSuisse, che chiede “nuove soluzioni per poter illustrare meglio il problema”.
Secondo gli albergatori un possibile approccio per ovviare alla grave carenza di personale è il ricorso ai lavoratori e alle lavoratrici di origine straniera, anche quelli che non hanno un passaporto europeo. I giovani che hanno concluso una formazione professionale superiore nella Confederazione e che dopo la conclusione della loro formazione devono lasciare il Paese vengono reputati particolarmente adatti a questo scopo: si tratterebbe di una forza lavoro preziosa che, da un lato, possiede le qualifiche necessarie e, dall’altro, ha già familiarità con il mondo del lavoro elvetico.
- La notiziaCollegamento esterno di Keystone-ATS ripresa dal portale Ticinonews.
- Lo studioCollegamento esterno commissionato da HotellerieSuisse (in tedesco).
- Quali sono le figure professionali di cui manca la Svizzera? L’approfondimento della mia collega Marija Miladinovic.
- Quali soluzioni per risolvere il problema della carenza di personale nella Confederazione in quest’altro articolo pubblicato su swissinfo.ch.
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