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Oggi in Svizzera

Care lettrici e cari lettori,

forse ve lo immaginavate già ma il costosissimo orologio di cui si parla in queste ore, quello scippato da un audace ladro lunedì a Viareggio al campione di Formula Uno Charles Leclerc, è stato fabbricato in Svizzera. Si tratta di un Richard Mille Rm 67-02, cronografo di lusso cui gli esperti non sanno dare un valore reale.

Quello che si può dire è che un modello analogo è stato venduto all'asta nel 2021 per circa 2 milioni di franchi svizzeri (quasi 2 milioni di euro). Le foto scattate con i suoi tifosi la sera di Pasquetta alla Darsena della cittadina versiliese sono insomma costate assai care al ferrarista.

Per le altre notizie vi invitiamo a proseguire nella lettura della nostra selezione odierna.

franchi
© Keystone / Georgios Kefalas

La ripresa dell’inflazione e i previsti sostanziosi aumenti delle assicurazioni sanitarie preoccupano i sindacati svizzeri che tornano a chiedere adeguamenti salariali.

Queste due voci, sottolinea l’Unione sindacale svizzera (Uss), comporteranno una diminuzione complessiva del potere d’acquisto di circa 3’500 franchi per famiglia. Dalle loro stime risulta infatti che senza misure compensative, il reddito delle singole economie domestiche, a causa del rincaro, diminuirà di 1’600 franchi annui (2’200 per le famiglie con bambini) in termini reali.

A ciò va aggiunto l‘aumento dei premi dell’assicurazione sanitaria, che potrebbe salire fino al 10%. Per una famiglia di quattro persone si traduce in 1’100 franchi supplementari di perdita all’anno.

Oltre a compensazioni per l’inflazione e ad aumenti dei salari reali la confederazione sindacale chiede misure affinché nessun lavoratore impiegato a tempo pieno guadagni meno di 4’000 franchi (3’897 euro) al mese e l’esborso per spese sanitarie, dovuto all’impennata dei premi di cassa malati, venga contenuto al 10%, come tetto massimo, del reddito percepito.

voto elettronico
© Keystone / Peter Schneider

Per il voto elettronico sviluppato dalla Posta, che interessa da vicino la comunità degli svizzeri residente all’estero, bisognerà avere ancora un po’ di pazienza.

Dalla verifica effettuata negli scorsi mesi da un gruppo di esperti indipendente è risultato che il sistema messo a punto “è stato notevolmente migliorato”, ha indicato la Cancelleria federale, ma sono necessari ulteriori sviluppi “in parte piuttosto importanti”.

La documentazione è strutturata in modo più chiaro, completo e adeguato, rispetto alla precedente versione che palesava numerosi problemi. Inoltre, nessuno degli attacchi sferrati nel test di intrusione ha avuto successo. D’altro canto però sono state riscontrate lacune in relazione il protocollo crittografico che deve garantire la verificabilità nel rispetto della segretezza del voto.

Per diventare realtà il diritto ad esercitare le prerogative democratiche senza bisogno di recarsi fisicamente al seggio, mancano alcune tappe. Una volta esperite entro l’estate le ultime verifiche e adottate da parte del governo e della Cancelleria federale le modifiche legali (ordinanze sui diritti politici e voto elettronico) i cantoni potranno chiedere a Berna l’autorizzazione per l’impiego del sistema di e-voting della Posta in occasione di scrutini federali.

digital
© Keystone / Christian Beutler

Con la fine delle misure restrittive contro la pandemia sembra essersi attenuata l’euforia per i servizi digitali in Svizzera. È quanto indica l’indagine condotta dall’istituto di ricerca Sotomo che registra un calo di interesse per lo streaming, social media e comunicazioni video attraverso la rete.

Le persone hanno riacquistato molte libertà e la vita si è sempre più spostata dal virtuale allo spazio reale, sottolineano gli autori dello studio. Una tesi corroborata dai numeri che emergono dall’orientamento espresso dal campione rappresentativo della popolazione elvetica interrogato dai ricercatori.

Il 50% dei partecipanti all’indagine ha infatti detto di usare regolarmente i servizi di streaming, 10 punti in meno rispetto all’anno precedente (ma nel 2019 la quota era inferiore: 37%).

Andamento analogo per le reti sociali, scese dal 67% al 59% mentre l’uso dei software per i servizi di videoconferenza o videotelefonia è calato di 9 punti al 50% del campione.

soldato
Keyystone/peter Schneider

Le minacce alla sicurezza nazionale che passano dalla rete digitale preoccupano anche Berna che partecipa con una ventina di specialisti in grigioverde all’esercitazione condotta in ambito Nato a Tallinn (Estonia), cui hanno aderito 33 paesi.  

La guerra ibrida, come testimoniano anche le cronache provenienti dal conflitto in corso in Ucraina, è ormai una realtà che può colpire i centri nevralgici di uno Stato. Per questo gli informatici del battaglione ciber 42 sono chiamati a difendersi o a ridurre le conseguenze nefaste di oltre 8’000 attacchi virtuali.

In particolare, la squadra elvetica ha il compito di proteggere le infrastrutture informatiche centrali – per l’approvvigionamento idrico ed energetico, dell’industria finanziaria e della difesa nazionale – di uno dei due paesi coinvolti in un ipotetico conflitto.

Partecipando ripetutamente a questa esercitazione, sostengono i vertici delle forze armate elvetiche, viene creato “un importante valore aggiunto” sia per gli specialisti ciber della milizia sia per quelli della componente di professionisti.

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