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Oggi in Svizzera

Care lettrici e cari lettori,

l'attesa fattura della pandemia sta arrivando. Nella Confederazione si preannuncia infatti una nuova stangata sui premi delle assicurazioni sanitarie obbligatorie che alla luce dell'aumento dei costi che si sono dovuti affrontare peserà non poco sulle tasche delle famiglie.

Lo ha confermato oggi Thomas Christen, vice direttore dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP).

Nelle scorse settimane gli assicuratori avevano stimato un aumento della spesa per la salute nel 2021 del 5,1%. Tra qualche mese sapremo più di preciso in che misura questo incremento si tradurrà in soldoni. Intanto vi invitiamo a leggere le altre nostre notizie quotidiane dalla Svizzera.

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© Keystone / Peter Klaunzer

Le esternazioni del presidente della Confederazione Ignazio Cassis sulla guerra in Ucraina non sono piaciute a Mosca che tramite la portavoce del Ministero degli Esteri Maria Zakharova ha definito inaccettabile “la smemoratezza e l’interpretazione arbitraria di fatti storici per ragioni di opportunità politica”.

L’esponente russa critica in particolare il fatto che Berna si sia dimenticata nella sua  ricostruzione delle crisi in Europa dei bombardamenti Nato su Belgrado nel 1999 e delle denunce di Mosca su presunti “crimini barbarici” commessi da Kiev.

La richiesta che viene fatta al Consiglio federale è quella di dimostrare con i prossimi “passi concreti” di tenere fede all’inviolabilità della propria neutralità.

A irritare Mosca era stata in particolare la recente partecipazione di Ignazio Cassis a una manifestazione di sostegno al popolo ucraino a Berna in cui il consigliere federale aveva parlato con il presidente ucraino Zelensky.

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Keystone / Alexandra Wey

Quale è il modo migliore per prevenire la violenza sessuale? È il quesito cui ha cercato di rispondere l’inchiesta condottata dall’istituto gfs.bern su mandato di Amnesty International dal quale emerge che la maggioranza degli svizzeri e delle svizzere è favorevole al consenso esplicito nei rapporti intimi tra le persone.

Il 45% del campione rappresentativo della popolazione elvetica (un migliaio di residenti nella Confederazione contattati online) propende per il consenso esplicito del o della partner (“Solo un sì è un sì”) e l’opzione “No significa no” ha raccolto il 27% delle opinioni mentre un 13% è favorevole allo status quo giuridico.

Lo studio mette però in risalto anche aspetti problematici: quasi una persona su cinque, infatti, considera il consenso dato una volta in passato come sempre valido e una su dieci ritiene che una persona, generalmente consenziente, lo è anche se addormentata. Ma a preoccupare maggiormente è il fatto che addirittura una su dieci considera accettabile fare sesso con il o la partner senza il suo consenso.

In proposito Amnesty International, che sta promuovendo una nuova definizione del reato di stupro informata al principio del consenso, sottolinea come il codice penale svizzero in materia di reati contro l’integrità sessuale non sia conforme agli standard internazionali sui diritti umani, come la Convenzione di Istanbul.

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© Keystone / Alexandra Wey

Nonostante pandemia, difficoltà di approvvigionamento e crisi nell’Est Europa dal mercato del lavoro giungono segnali più che incoraggianti. Eh sì, perché secondo quanto ci dice oggi l’agenzia per l’impiego Adecco c’è un boom di posti vacanti.

Nel primo trimestre dell’anno, sottolinea la multinazionale zurighese, il numero di offerte di lavoro sul mercato svizzero è salito del 7% rispetto ai tre mesi precedenti ma, soprattutto, è di assoluto rilievo il fatto che i posti vacanti siano aumentati di quasi la metà (47%) in un anno (primo trimestre 2021).

Per quasi la metà (49%) delle professioni cercate dai datori di lavoro viene richiesta una competenza digitale (spesso più di una, tra le quali la gestione dei contenuti o amministrazione di reti, sistemi e dati).   

Anche nel prossimo futuro, viene evidenziato da Marcel Keller (Adecco), “molte aziende prevedono un ulteriore aumento della domanda” ed è per questo che attualmente stanno rafforzando le loro capacità di produzione e di servizi.

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© Keystone / Alessandro Della Valle

Dall’inizio della pandemia nel marzo 2020 la Confederazione ha versato 13 miliardi di franchi alle imprese a titolo di indennità per lavoro ridotto ma le irregolarità sembrano piuttosto circoscritte.

Lo rende noto il Controllo federale delle finanze (Cdf), secondo cui sono state elevate circa 500 denunce in relazione alle richieste di sovvenzione inoltrate da quasi 163’000 aziende.

Lo stesso ufficio federale ha provveduto a sporgere denuncia in sette casi allo scopo di ottenere rimborsi per un totale di 1,38 milioni di franchi. Oltre 90 società hanno invece ottenuto aiuti nonostante fossero coinvolte in procedure di fallimento.

Da notare infine che 137’850 imprese hanno fatto ricorso a un prestito Covid per una somma globale di 16,75 miliardi e 772 di queste hanno versato dividendi ai loro azionisti nonostante fosse vietato. Le perdite per la Confederazione legate alla concessione di fideiussioni solidali ammontano a 324 milioni.

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