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Oggi in Svizzera

Care lettrici e cari lettori,

oggi potremmo iniziare parlandovi dei difficili rapporti con l'UE, delle conseguenze negative della pandemia e delle vertenze fiscali con altri paesi. In realtà nei bar, nei corridoi e sui media si discorre della partita di questa sera a Lucerna nella quale i calciatori rossocrociati, dopo la bella e convincente prova di venerdì a Roma, potrebbero ottenere il lasciapassare diretto per i mondiali del prossimo anno in Qatar.

Basterebbe una vittoria con un largo punteggio per avere la meglio, nella differenza reti, con gli Azzurri… Tra poche ore lo sapremo.

Intanto potete concentrarvi sulle notizie di giornata che abbiamo selezionato per voi,

buona lettura.   

Ignazio Cassis
Keystone / Toms Kalnins

L’UE si attende una chiara volontà politica da parte della Svizzera per affrontare questioni istituzionali, come l’adozione del diritto comunitario e la risoluzione delle controversie. Lo ha detto il vicepresidente della Commissione UE Maros Sefcovic al termine dell’incontro con il consigliere federale Ignazio Cassis.

In proposito il rappresentante europeo ha anticipato che la Commissione UE farà un bilancio già a metà gennaio sui rapporti bilaterali, in occasione del vertice internazionale di Davos e verificherà, ha aggiunto, le reali intenzioni di Berna.

Unione Europea e Confederazione hanno concordano sulla necessità di definire “in tempi brevi” una tabella di marcia con una tempistica chiara (roadmap) per migliorare le relazioni tra le due parti, riguardo in particolare l’accesso elvetico al mercato unico.

Maros Sefcovic ha anche voluto sottolineare il recente sblocco del secondo miliardo di coesione da parte del parlamento elvetico ma si attende in futuro altri contributi regolari da Berna. Mentre riguardo alla partecipazione della Svizzera al programma di ricerca Horizon Europe il delegato della Commissione UE si è limitato a dire che Bruxelles ha bisogno di altro tempo per valutare come procedere.   

un giovane
Keystone / Martial Trezzini

La crisi pandemica si sta riflettendo negativamente sulla salute mentale dei nostri giovani: le richieste di consulenza riguardanti il suicidio giunte a Pro Juventute sono aumentate del 40% nella prima metà dell’anno.

L’apposito servizio telefonico (numero 147) è contattato quotidianamente da circa  700 bambini e adolescenti, sette dei quali evocano propositi suicidari, fa sapere oggi la fondazione a tutela della gioventù svizzera, che sottolinea anche come questo fenomeno riguardasse cinque giovani nel 2020 e tre o quattro di questi prima della pandemia.

Un altro dato significativo attiene gli interventi urgenti di polizia e sanitari sollecitati dai consulenti di Pro Juventute: sono stati 98 nei primi sei mesi dell’anno, a fronte dei 96 dell’anno scorso e dei 57 del 2019.

Ma vi sono anche altri aspetti negativi dell’emergenza sanitaria, che ha provocato un forte incremento dell’uso dei media digitali. Quasi la metà dei giovani affermano infatti di essere stati molestati sessualmente su internet. Inoltre, sono aumentate di un quarto le richieste di sostegno riguardanti il futuro professionale degli adolescenti, a testimonianza del disagio percepito dalle giovani generazioni.   

Finestra di carcere
© Keystone / Alessandro Della Valle

L’eccezionalità del quadro sanitario che ci accompagna dal marzo 2020 sembra riflettersi anche sull’evoluzione del sistema repressivo elvetico.

Secondo quanto ci dice oggi l’Ufficio federale di statistica (Ust) l’anno scorso sono state inflitte 10’945 pene e misure, vale a dire circa il 20 per cento in meno rispetto all’anno precedente e una delle cause viene individuata proprio nella situazione straordinaria provocata dalla pandemia. L’86% delle esecuzioni, precisano i ricercatori di Neuchâtel, concerneva persone di sesso maschile e il 42% individui di nazionalità svizzera.

Oltre i due terzi dei casi (67%) si sono tradotti in incarcerazioni in istituti penali, il 30% in prestazioni di lavoro di pubblica utilità mentre il 3% si sono risolti in forme di sorveglianza elettronica.

Il totale delle persone che nel 2020 hanno scontato una pena o altra misura in un istituto penitenziario svizzero è sceso del 6% su base annua. Per oltre la metà (58%) si è trattato di una pena privativa di libertà, per il 21% di una misura stazionaria. In quest’ultima categoria, i due terzi seguiva un trattamento di turbe psichiche e il 15% era internato.

Tribunale federale
Keystone / Cyril Zingaro

Per le autorità giudiziarie svizzere la trasmissione di dati bancari alle autorità fiscali di uno Stato estero in assenza di una precisa procedura di assistenza amministrativa continua ad essere sanzionabile.

Lo ha stabilito il Tribunale federale che ha confermato la multa di 10’000 franchi al presidente del cda di Swisspartners Investment Network AG che aveva consegnato agli USA i dati di 109 clienti.

In sostanza l’imputato, nel corso della lunga e complessa vertenza giudiziaria che lo ha coinvolto, asseriva che precedenti sentenze non escludevano il fatto che le informazioni da lui trasmesse fossero già disponibili dalle autorità americane, circostanza questa che escluderebbe la sua punibilità.   

Da parte loro i giudici di Losanna – che non contestato che il ricorrente abbia agito senza autorizzazione federale (come peraltro prescrive la legge) nell’interesse di uno Stato straniero – ritengono però che la consegna dei dati sensibili di contribuenti esteri in questo caso non fosse supportato da una richiesta formulata con le formalità previste dalle norme vigenti.     

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