Oggi in Svizzera
Care lettrici e cari lettori,
A dispetto delle polemiche politiche e dell'esito delle votazioni federali, che sembrano acuire le divisioni interne nel paese tra città e campagna, gli svizzeri sono accomunati dalle imprese sportive che i nostri atleti stanno fornendo in questi Giochi olimpici nipponici, che vedono al momento i nostri colori brillare con tre ori, una decina di altre medaglie e prestazioni di assoluto valore, come quella di Del Ponte e Kambundji nella velocità, per ricordarne solo una.
Nel nostro inserto quotidiano però ora vi parleremo di altro, se avrete la bontà di seguirci.
Buona lettura
Anche se sulle strade elvetiche circola il doppio delle auto, gli incidenti mortali sono un quinto rispetto a 40 anni fa. È quanto emerge dall’indagine pubblicata dall’Ufficio federale di statistica (Ust).
A causare gli incidenti stradali sono soprattutto la velocità elevata (15% dei casi) e l’abuso di bevande alcoliche (10%). Nel 2020, anno caratterizzato dalla pandemia, gli incidenti con esito fatale si sono comunque dimezzati (22, -20 rispetto al 2019). Il treno è di gran lunga il mezzo di trasporto più sicuro: nell’ultimo decennio il tasso di letalità di questo vettore è infatti di un decesso ogni 67,3 miliardi di chilometri percorsi.
L’auto è 68 volte più pericolosa, la bicicletta lo è 782 volte e la motocicletta 1’776 volte. Nonostante questo, l’auto privata resta di gran lunga il mezzo di trasporto più usato dagli svizzeri (71%), seguito dalla ferrovia (16%). Più marginali gli spostamenti a piedi (4%), in bus o tram (3%) o in bicicletta (2%).
In media si passano 90 minuti al giorno nel traffico (di cui 8 minuti fermi in coda). La maggior parte di questi tragitti è effettuato nel tempo libero (45,2 minuti). Per recarsi al lavoro si spendono mediamente 17,3 minuti, per gli acquisti 13,2 minuti e per andare a scuola 5,5 minuti.
- Su tvsvizzera.it l’agenzia di Keystone-Ats sulla pubblicazione dell’Ufficio di statistica (Ust).
- La notiziaCollegamento esterno riportata da tio.ch.
- Il prontuario statistico sulla mobilitàCollegamento esterno dell’Ufficio federale di statistica.
In ragione dell’avanzata dei talebani in diverse regioni del paese e dell’emergenza pandemica le autorità afghane hanno chiesto a Berna di sospendere per il momento i rimpatri di loro cittadini, in particolare richiedenti asilo, fino all’inizio di ottobre.
In proposito la Segreteria di stato della migrazione (Sem), che ha confermato le anticipazioni dei media, ha sottolineato che non vige attualmente un divieto di entrata nello Stato asiatico e gli afghani sono liberi, se lo desiderano, di tornare nel loro paese.
L’agenzia federale precisa anche che nella valutazione delle singole domande d’asilo vengono tenute in debita considerazione la sicurezza del luogo di rinvio – nel caso specifico le città controllate dal governo afghano di Kabul, Herat e Mazar-i-Sharif – e la situazione personale del candidato.
Rimpatri forzati verso il paese dilaniato dal conflitto civile, osserva la Sem, non vengono effettuati dal 2019 (anno in cui ne erano stati disposti sei) mentre nel 2018 non ne ve ne sono stati.
- Su swissinfo.ch la notizia anticipata da alcuni media elvetici.
- Sul funzionamento del sistema dell’asilo nella Confederazione l’approfondimento della collega Marie Vuilleumier.
- I numeri dell’asilo dalla statisticaCollegamento esterno di giugno della Sem.
La Svizzera continua ad essere una destinazione privilegiata per i lavoratori residenti all’estero: a fine giugno i frontalieri erano poco meno di 347’748, vale a dire il 2,2% in più rispetto all’anno scorso (+1,2% in rapporto al primo trimestre).
L’incremento è stato particolarmente pronunciato nel terziario dove i pendolari stranieri sono aumentati del 2,7% su base annua (+6’230 persone) mentre nell’industria si è osservata un’evoluzione dell’1% (+1’059).
In Ticino l’aumento è stato più vistoso: +3,5% su base annua e +1,8% rispetto ai tre mesi precedenti, con un afflusso importante nell’ambito dei servizi dove si è assistito ad un balzo del 5,1% della manodopera frontaliera.
Il principale paese di provenienza di questa categoria di lavoratori resta la Francia (55,1%), seguita dall’Italia (23,6%) e dalla Germania (18%). Nell’ultimo decennio il numero di frontalieri è progredito del 39,9% nella Confederazione (e del 36,6% nel cantone italofono che confina con Lombardia e Piemonte).
- La notizia multimediale sull’evoluzione dei frontalieri su tvsvizzera.it.
- In Ticino il loro numero è oltre 71’000, come titola il Corriere del TicinoCollegamento esterno.
- La notaCollegamento esterno dell’Ufficio federale di statistica.
La pandemia si sta riflettendo pesantemente sui conti della Swiss che, analogamente alle altre compagnie, sta attraversando la peggiore crisi della sua storia.
Nel primo semestre il fatturato dell’aerolinea controllata da Lufthansa è calato del 43,5% a 659,3 milioni di franchi e la perdita operativa è stata di 398,2 milioni che si vanno ad aggiungere ai 266,4 cumulati nel corso dell’esercizio precedente.
Per dare un’idea del momento che sta attraversando la compagnia elvetica c’è il dato dei passeggeri trasportati fino a giugno, pari a circa un milione: nei primi sei mesi del 2019, prima quindi dell’emergenza sanitaria provocata dal coronavirus, erano invece stati 8,8 milioni i viaggiatori che avevano volato sui velivoli della Swiss.
C’è da dire però, a parziale conforto per la compagnia, che nel secondo trimestre, soprattutto con la riapertura delle rotte verso gli Stati Uniti, le cose sono andate leggermente meglio. In ogni caso, fa sapere la compagnia, i due terzi dei suoi aerei sono di nuovo in servizio e viene coperto il 90% delle destinazioni pre-pandemia.
- La notizia sui conti in rosso della compagnia elvetica, di proprietà della Lufthansa, su rsi.chCollegamento esterno.
- Sulle incognite che gravano su Swiss il contributo del collega Armando Mombelli.
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