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Carelettrici, cari lettori,

Forse dovrei cambiare la formula di saluto, se dovessi seguire quanto fatto da alcune aziende che hanno pubblicato le loro offerte d'impiego usando formulazioni neutre (vedi sotto).  

Riprendere in mano le cose dopo alcuni giorni di vacanza non è facile, soprattutto se al mio ritorno quello che ritrovo è la cronaca di una settimana di alluvioni. In Svizzera comunque la situazione sta tornando alla normalità, anche se i danni si contano in centinaia di milioni di franchi.

Per quanto mi riguarda, temo anche un ritorno in massa delle zanzare dopo tutte queste precipitazioni. Vado ad accendere una candela alla citronella, che non si sa mai...

Buona lettura!

Questo contenuto è stato pubblicato il 21 luglio 2021 - 17:00
© Keystone / Petra Orosz

È stata consegnata mercoledì a Berna una petizione con 60'615 sottoscrizioni contro la fine delle trasmissioni radiofoniche in modulazione di frequenza (FM), prevista a partire dall’anno prossimo.

La raccolta di firme è stata lanciata dall’imprenditore radiofonico Roger Schawinski ed è indirizzata alla ministra dei media Simonetta Sommaruga, all’Ufficio federale delle comunicazioni e alla direzione generale della Società svizzera di radiotelevisione (SRG-SSR).

Schawinski, direttore dell’emittente privata zurighese Radio-1, considera che lo spegnimento prematuro di tutti i trasmettitori FM è contrario alla libertà di ricezione garantita dalla legge sulla radio e la televisione: manca la base giuridica per procedere.

Il passaggio dalla diffusione analogica FM a quella digitale via DAB+ dovrebbe avvenire progressivamente negli anni 2022/2023. La SSR disattiverà i suoi trasmettitori FM nell'agosto dell'anno prossimo e le radio private al più tardi entro il gennaio seguente. Durante la fase di transizione il Consiglio federale garantisce alle emittenti radiofoniche un aiuto finanziario sostanziale per la diffusione DAB+.

Keystone / José Jácome

L’obbligo della vaccinazione non esiste ancora in Svizzera, ma in casi isolati ci si sta muovendo in quella direzione: nel centro medico di Cadolles, la cui apertura è prevista per febbraio 2022, verrà assunto unicamente personale vaccinato (50 persone). È la prima volta che capita nella Confederazione.

“Tutti i giorni avremo a che fare con persone fragili, immunodepresse. Per rispetto nei loro confronti, noi tutti dobbiamo fare del nostro meglio per garantire la loro qualità delle cure e sicurezza”, ha dichiarato il direttore del Centro Pascal Locatelli. “Non obblighiamo la gente a candidarsi. L’obbligo di farsi vaccinare è un requisito come quello della conoscenza dell’inglese”.

Non è d’accordo, però, il sindacato VPOD: “La responsabilità non può essere imposrta a una categoria lavorativa. Inoltre, per un settore dove il personale scarseggia, imporre l’obbligo di farsi immunizzare rende il lavoro ancora meno attrattivo”: a dirlo è Elvira Wiegers, responsabile del settore cure VPOD.

Per Nicole Vögeli, esperta del diritto del lavoro, “i datori di lavoro devono introdurre tutte le misure necessarie per garantire la salute dei loro dipendenti. Nel settore dell'edilizia i lavoratori devono portare un casco. Nei laboratori i dipendenti devono indossare un camice protettivo. Ora si può valutare se l'obbligo di farsi vaccinare nel settore sanitario possa essere ritenuto una misura necessaria”.

© Keystone / Christian Beutler

Gli annunci di lavoro nella Svizzera tedesca cambiano e non sono più rivolti a uomini e/o donne - m/f oppure w/m (dal tedesco weiblich/männlich) - ma a tutti: sta infatti facendo capolino la lettera “a”, che indica “alle”, ossia “tutti”. L’obiettivo è che qualsiasi persona possa avere l’impressione di essere destinataria della proposta d’impiego.

L’assicurazione Swica ha per esempio optato per questo approccio per indicare gli annunci di lavoro rivolti sia a uomini che a donne: con l’opzione “a”, si vuole mostrare che tutti sono benvenuti se soddisfano i requisiti.

La stessa modalità di annuncio è stata scelta anche dalla società informatica Bedag ed è accolta con entusiasmo da Jörg Buckmann, specialista zurighese di personale e del relativo reclutamento: “In questo modo tutte le persone di sentono davvero coinvolte, indipendentemente dall’età, dall’origine o dal sesso”, ha affermato, dicendosi convinto che la “a” sarà gradualmente adottata da tute le imprese.

L’assicuratore Baloise ha dal canto suo intrapreso un’altra direzione: nei suoi annunci usa ormai solo la forma femminile delle professioni, anche quando queste sono offerte pure agli uomini.

© Keystone / Christian Beutler

Un milione di bambini sono rimasti orfani di uno o entrambi i genitori a causa del Covid-19 in tutto il mondo tra marzo 2020 e aprile 2021. In Svizzera sono 680, stando a calcoli di un team di ricercatori guidato dal matematico Seth Flaxman dell’Imperial College di Londra.

“Si tratta di una valutazione per difetto”, sottolineano gli studiosi. Se si prendono in considerazione anche i bambini che hanno perso una nonna o un nonno affidatari primari, il numero sale a 760. Sono invece 1'400 quelli che hanno perso i genitori oppure i nonni affidatari principali oppure ancora i nonni affidatari secondari.

La Confederazione intanto continua a fare i conti con la pandemia: nelle ultime 24 ore sono state registrate 773 nuove infezioni e sale anche il numero di nuove ospedalizzazioni (15). La variante Delta è ormai largamente diffusa nel Paese (negli ultimi sette giorni ha rappresentato il 77% dei nuovi contagi) e il tasso di positività è salito al 3,92% dei test effettuati.

Prosegue anche l'aumento dell’incidenza: 75 casi ogni 100'000 abitanti. I più colpiti risultano essere il canton Ginevra, Glarona e Zugo, mentre in Appenzello Interno non vengono registrati nuovi contagi da un mese.

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