Oggi in Svizzera

Cari lettori,

qui noi tutti aspettiamo le decisioni del Consiglio federale. Domani i sette saggi dovrebbe comunicare eventuali nuovi allentamenti. È soprattutto il settore gastronomico che vorrebbe sapere quando e come bar e ristoranti potranno riaprire. Una richiesta che trova l'appoggio delle autorità cantonali.

Intanto, come potete leggere nel nostro bollettino quotidiano, sono sempre gli effetti della pandemia a tenere banco. Buona lettura. 

Riccardo Franciolli

Di origini coreane cresciuto nei Grigioni, scriverei solo di cultura, ma in questi anni ho sempre parlato d’altro. Iniziali: fra Temi principali: Politica, trasporti e sanità, cultura e società.

Un aereo di Swiss in volo
Keystone / Salvatore Di Nolfi

Swiss chiede al Governo federale e al Parlamento un aiuto per superare la crisi pandemica.

La compagnia aerea ha precisato che non si trova in difficoltà finanziaria. Finora ha utilizzato solo una piccola parte del credito di 1,5 miliardi di franchi garantito dalla Confederazione per far fronte alla pandemia

L’emergenza sanitaria porterà però a tagli di posti di lavoro. L'azienda prevede di eliminare 1’000 impieghi entro i prossimi due anni. Attualmente, gran parte dei dipendenti lavora a orario ridotto.

La durata massima di 18 mesi di disoccupazione parziale scadrebbe a settembre. Nella lettera al Consiglio federale, la compagnia avrebbe chiesto che il governo sia autorizzato dal Parlamento ad estendere questa misura.

Due ragazzi sullo snowboard sugli impianti di risalita.
Keystone / Pablo Gianinazzi

L’apertura invernale è stata una strategia vincente. Così il direttore di Svizzera Turismo Martin Nydegger.

A dicembre la Svizzera è stata pesantemente criticata dagli Stati vicini per aver aperto gli impianti turistici nonostante la seconda ondata della pandemia fosse al suo culmine. Eppure, la strategia svizzera relativa al turismo invernale si è rivelata fruttuosa.

I concetti di protezione hanno funzionato, ha detto Nydegger. L'apertura delle piste da sci non ha infatti provocato importanti focolai. Anche il temuto danno di reputazione per la Svizzera non si è verificato, sempre secondo Nydegger.

Il fatto di potersi godere le vacanze invernali ha dato alla popolazione coraggio e fiducia, ha aggiunto il direttore di Svizzera Turismo che ora ritiene sia giunto il momento di far ripartire anche il settore gastronomico.

La scritta in tedesco Via gli ebrei su una tomba di un cimitero ebraico.
Keystone / Gil Michel

La pandemia ha contribuito a far aumentare le teorie cospirative antisemite anche in Svizzera.

È una constatazione contenuta nel rapporto annuale delle Federazione svizzera delle comunità israelite. Sul web si trovano così accuse contro gli ebrei, contro Israele o i suoi servizi segreti di aver diffuso il virus per nuocere al resto dell’umanità.

Il coronavirus è dunque servito per alimentare le teorie cospirative antisemite, che in poco meno della metà dei casi erano collegate alla pandemia. I commenti relativi all'emergenza sanitaria mostrano quanto l'ambiente degli scettici del coronavirus sia attraente per gli antisemiti.

Va detto che gli episodi di antisemitismo non sono frequenti in Svizzera. Internet a parte, nel 2020 sono stati registrati 47 episodi antisemiti, principalmente insulti, graffiti, ma anche un caso di danni materiali. Non sono stati registrati attacchi fisici.

Banconte svizzere e una carta di credito
Keystone / Alessandro Della Valle

Il coronavirus ha minato la salute delle banconote: il denaro contante piace sempre meno agli svizzeri.

Il virus ha modificato molte delle nostre abitudini. Anche i metodi di pagamento. Gli svizzeri in tempo di pandemia privilegiano le carte di credito e le applicazioni rispetto ai contanti. È quanto emerge da uno studio effettuato da Moneyland.ch.

Dal sondaggio risulta che la maggioranza degli intervistati (73%) non può più fare a meno delle carte di debito, seguite da quelle di credito (71%). I contanti si piazzano solo al terzo posto, con il 67% delle preferenze.

Nei negozi però è ancora il denaro contante a prevalere, utilizzato dal 98% degli interrogati. Seguono le carte di debito (91%) e di credito (84%). Per ora resta ancora raro l'utilizzo di valuta elettronica.