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Malati di internet

Cresce rapidamente la percentuale di ragazzi italiani che, pessimisti sul futuro e sempre più insicuri, cercano rifugio in un mondo virtuale

Questo contenuto è stato pubblicato il 07 marzo 2016 - 11:47

Passano le giornate collegati alla rete, che sia il computer o lo smartphone. Per chiacchierare c'è solo Whatsapp. Hanno più amici online che a scuola.

Sono i giovani che rischiano di diventare dipendenti da internet.

A lanciare l'allarme, in occasione del Safe Internet Day, lo scorso nove febbraio, è stata l'Associazione Telefono Azzurro, che, in collaborazione con l'istituto di statistica Doxa Kids, ha indagato le abitudini degli italiani under 18.

Il quadro che ne è uscito non è dei più rassicuranti. Le percentuali di ragazzi che, pessimisti sul futuro e sempre più insicuri, cercano rifugio in un mondo virtuale, continuano a crescere velocemente.

Gli psicologi già seguono da tempo il fenomeno. Di pazienti ne hanno a decine e ritengono che sia necessario cominciare ad implementare dei seri piani di prevenzione e approfondire, tramite la ricerca, questa tendenza.

Sono tante le famiglie che non si accorgono in tempo di quante ore i figli passano attaccati ai giochi o ai social network. Inoltre, per una mamma, sapere che, lo smartphone è sempre nella tasca del bambino è rassicurante. Ma è un'arma a doppio taglio, che può diventare una condanna. Spesso, i genitori finiscono per rivolgersi agli esperti, come quelli del centro Dedalus di Bologna, clinica che si occupa di disagio giovanile, per chiedere aiuto solo quando la dipendenza da internet si riflette sui voti scolastici, sull'alimentazione o, addirittura, rende nervosi e aggressivi i ragazzi.

Per ora, le terapie consistono principalmente nel riportare i giovani ai passatempi più tradizionali: i libri, il fare musica o i lavori manuali, come modellare la creta o disegnare.

In casi più gravi, però, è necessario anche un supporto farmacologico.

Eva Pedrelli con la collaborazione di Annalisa Dall'Oca

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