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Libertà non è solo una parola

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Siriana di nascita, ma cresciuta a Bassano del Grappa, Amani el Nasif è tornata a vivere dopo un anno da incubo trascorso nel Paese d'origine.

Questo contenuto è stato pubblicato il 19 settembre 2021 - 11:45
Francesca Mannocchi, RSI News

Amani el Nasif, 31 anni, ha vissuto quasi tutta la sua vita a Bassano del Grappa. Arrivata dalla Siria quando aveva tre anni, ha lasciato l’Italia per la prima volta quando ne aveva sedici. Con un inganno. Recatasi in Siria con sua madre per risolvere un problema relativo ai suoi documenti di identità, scopre che il viaggio che sarebbe dovuto durare cinque giorni, non prevede invece un volo di rientro. Ad aspettarla in Siria, infatti, non c’erano gli uffici pubblici che rinnovano i documenti, ma un matrimonio combinato con un cugino.

Cinque giorni diventano 399. La storia del suo anno in Siria è anche la storia di un corpo che muta, di una bellezza celata dietro il velo, di una giovinezza violata. In Siria, ostaggio della sua famiglia, Amani subisce violenze fisiche e psicologiche. Viene imbottita di medicine, prova a resistere pensando al suo fidanzato Andrea, ma a tratti cede e tenta il suicidio. Più di una volta, finché uno zio non la aiuta a scappare e fare rientro in Italia.

Oggi Amani ha una figlia, ha scritto la sua storia in un libro "Siria mon amourLink esterno”, ha ottenuto la cittadinanza italiana solo nel 2016, cinque anni fa. Erano già passati dieci anni dalla triste vicenda che l’ha vista protagonista. “Se fossi stata una italiana già allora – dice con un velo di malinconia – forse sarebbe stato più semplice chiedere aiuto e essere salvata.”

La sua parola preferita è libertà.

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