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Sigarette elettroniche: la riduzione del danno “è una colossale truffa”

facciata di un bar
In Europa, l'Italia ha fatto da apripista in materia di divieto di fumo. Keystone-SDA

Ventun anni fa entrò in vigore una legge che cambiò per sempre le abitudini degli italiani e delle italiane. All’origine della legge antifumo, tra le prime in Europa, vi fu l’allora ministro della salute Girolamo Sirchia. Intervista.

Il 10 gennaio 2005 rappresenta uno spartiacque. Da quella data il fumo fu messo al bando nei ristoranti, nei bar, sui treni, negli uffici in Italia. Una rivoluzione che sembrava impossibile perché osteggiata dalla lobby del tabacco, da una parte della politica e da molti esercenti.


Vent’anni dopo, quella legge è considerata una delle più importanti misure di sanità pubblica della storia repubblicana.
Oggi Girolamo Sirchia guarda con preoccupazione alla diffusione dei nuovi prodotti a base di nicotina tra i giovani e al ritorno dell’influenza dell’industria del tabacco sulla politica italiana.

La legge Sirchia è ancora efficace considerando l’avvento di nuovi prodotti a base di nicotina e sigarette elettroniche che non ricadono sotto la legge?


La legge è ancora fondamentale perché c’è ancora un 23% degli italiani che fuma sigarette. Se gli si lasciasse mano libera fumerebbero ovunque, e questo sarebbe un disastro. Mi auguro che non la modifichino.


La realtà è che la situazione è cambiata. Mentre gli Stati, gli organismi regolatori sono rimasti fermi, i produttori hanno cambiato pelle. In primo luogo, i produttori di tabacco si sono trasformati in produttori di nicotina, nel senso che la nicotina è la base della dipendenza e quindi il ragionamento intelligente è stato il dire “manteniamo questa dipendenza ad ogni costo dando ai consumatori nicotina in vari modi”.

girolamo sirchia
Girolamo Sirchia (in una foto del 2003) è stato ministro della salute nel secondo governo Berlusconi dal giugno 2001 all’aprile 2005. Keystone-SDA

Poi gli Stati si sono dimostrati impreparati ad affrontare questo cambiamento e sono poco inclini ad agire, perché un politico rischia di perdere consenso e benefici se si impegna ad osteggiare questi produttori, che sono gruppi finanziari molto forti e come tali comandano il mondo.

Poi sono intervenuti i social, che hanno cambiato completamente la comunicazione soprattutto ai giovani, manipolati tutti i giorni.
E infine l’arroganza di questi produttori è diventata tale che li ha trasformati in disinformatori e operatori antisociali. Quello che non è naturale è che io possa mentire al consumatore in maniera vergognosa e mettere sul mercato qualcosa che è contro gli interessi delle persone e dello Stato. Sono antisociali nel vero senso della parola, così come sono antisociali quelli che vendono le armi. È una categoria che dovrebbe essere estremamente regolata, perché non è lecito disinformare e mistificare la realtà come sta accadendo.

Qual è la sua opinione sull’argomento della “riduzione del danno”, secondo cui le sigarette elettroniche e quelle a tabacco riscaldato aiuterebbero i fumatori accaniti a smettere, mentre i dati dimostrano che questi prodotti avvicinano una nuova fascia di popolazione alla nicotina?


Si tratta di una colossale truffa. Non è vero ed è stato dimostrato da diversi studi, ma loro continuano perché, come diceva Goebbels, una bugia ripetuta più volte diventa una verità. Sui social e con il passaparola si riesce ad imporre uno slogan e questo fa sì che fumare le sigarette elettroniche o svapare, anche senza nicotina, sia sano, sia normale, sia innocuo. È una mistificazione colpevole, che andrebbe colpita perché nociva per l’umanità.

La legge che porta il suo nome dovrebbe essere estesa anche a questa nuova gamma di prodotti?


La legge aveva uno scopo molto preciso, che era quello di liberare l’umanità dal fumo passivo. È tuttora molto efficace e per fortuna viene difesa dalla popolazione prima di tutto. Il problema vero è che viene fatta poco rispettare.
Oggi siamo di fronte ad un’altra realtà, che prelude al consumo di tabacco, perché alla fine sempre lì si va a finire. La nicotina viene trasformata quasi sempre in tabacco, consumata da consumatori duali con sigarette e nuovi prodotti.

La legge va quindi mantenuta e rafforzata, e serve una normativa di controllo su tutto quello che è nicotina ma non tabacco. Le compagnie che producono prodotti a base di nicotina sono criminali che vendono morte, e allora bisogna intervenire durissimamente, facendo un bando assoluto, cosa che alcuni stati hanno già fatto, o regolando in maniera durissima. E intervenire soprattutto sulla disinformazione, che è enorme.

Il cambiamento potrebbe arrivare dall’Europa?

Non vedo una commissione europea determinata a cambiare le cose, perché insegue i suoi interessi. Manca l’ingrediente più importante che è quello della volontà politica. La legge che porta il mio nome è stata voluta fortemente da me contro il partito che mi aveva portato al governo, perché la politica non ha interesse a fare quel tipo di lavoro. Rischi in prima persona e perdi vantaggi.

I governi sono molto deboli, i lobbisti sono formidabili e infiltrano qualsiasi sede di governo dove si decidono le norme, dal Comune allo Stato. Se si fosse intervenuti a regolare queste cose per volontà politica forte non ci troveremmo in una situazione disastrosa in cui il 40% dei ragazzini di 13 anni usa prodotti a base di nicotina.

Che tipo di pressioni ha subito da ministro della Salute?


Non dal ministero dell’Economia, con il ministro Tremonti avevo un buon rapporto. Ma ho avuto problemi nel governo, nel parlamento. Pressioni fortissime ed insidiose. Tanto che sono arrivato a dover minacciare le dimissioni, in un momento in cui le dimissioni avrebbero dato un colpo di grazia all’esecutivo. Era un coro unanime, però io avevo i principali oppositori nel governo, tra i ministri.

Berlusconi alla fine ha dato il via libera di fronte alla minaccia di dimissioni. Ricordo che disse “Approviamo e poi vedremo”. Il ministro della Difesa Antonio Martino, tra i fondatori di Forza Italia, era un mio acerrimo nemico ad ogni livello. Oltre ad essere un fumatore accanito era soprattutto il rappresentante del mondo dell’industria del tabacco. Anche Gianfranco Fini è stato un nemico. E poi i giornalisti, Vittorio Feltri contro continuamente, Giuliano Ferrara che mi insultava apertamente chiamandomi imbecille, talebano, un cretino che ignorava i diritti civili. Ogni giorno, per tre anni, c’erano i giornali che sparavano contro, da tutte le parti, perché erano chiaramente pagati per fare questo. Così si diventa ricattabili, tu, la tua famiglia, i tuoi figli, gli amici.

Ha ricevuto pressioni dirette dall’industria del tabacco?


Quello no. Ho avuto solamente un trabocchetto a Bruxelles, quando mi hanno convocato per spiegare la legge e mi sono trovato di fronte tutti gli amministratori delegati delle grandi compagnie, che mi hanno aggredito in modo pazzesco dicendo che ero matto. Io sono stato tranquillo ed ho spiegato la mia decisione. Poi la legge ha ispirato quella di altri Paesi, inclusa la Svizzera, e tanti ministri europei mi hanno contattato.

Perché la decisione dell’AGCM è importante per il futuro della lotta ai prodotti a base di nicotina?

È importante quello che è accaduto, ma queste iniziative dovrebbero essere molto più frequenti. Tutti, l’Italia e gli italiani, dovrebbero essere grati perché c’è qualcuno che difende la loro salute.

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Come si può arrestare l’interferenza dell’industria nei governi?


È molto difficile, perché queste compagnie hanno i pacchetti azionari condivisi. Fondi americani (BlackRock, Vanguard e Fidelity) detengono quote importanti nelle principali compagnie di tabacco. Sono potenze finanziarie enormi. Uno Stato deve avere una forte determinazione e un forte supporto, che oggi non trova né in Europa né nelle forze politiche nazionali. Questo governo non ha nessun interesse a fare guerra ai consumi e ai tabacchi, come dimostrano i contratti di filiera favoriti dal ministero dell’Agricoltura. E le associazioni dei consumatori da noi contano poco, vengono comprate con delle elemosine. Spero ci sarà un movimento della gente per bloccare l’influenza dell’industria del tabacco.

Cosa pensa quando vede per strada ragazzini di 12, 13 anni con in bocca una sigaretta elettronica?


È terribile. Le porcherie sono ormai alla luce del sole. Il prodotto è stato normalizzato, è percepito come sicuro e si vende in negozi che sembrano boutique. L’obiettivo della Philip Morris era proprio quello lì. È vergognoso che questo accada e dimostra l’inazione della classe politica. Fare qualcosa è una questione di dignità nazionale.

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