Caro-carburanti, in Svizzera la Commissione della concorrenza potrebbe indagare
Esiste un’intesa nascosta tra le stazioni di servizio svizzere sui prezzi della benzina? È quanto sospetta il consigliere nazionale socialista Benoît Gaillard, che ha chiesto alla Commissione della concorrenza di verificare se sono in atto accordi cartellari.
Il caro-carburanti si fa sentire anche nella Confederazione. La ripresa del conflitto in Iran si è immediatamente ripercossa sui prezzi della benzina, che negli ultimi giorni in Svizzera sono cresciuti di oltre dieci centesimi al litro e sfiorano ormai in media i due franchi (2,15 euro) per la “senza piombo”.
>>> Il servizio del TG sull’aumento dei prezzi dei carburanti:
A far discutere è però soprattutto il sospetto di pratiche anticoncorrenziali tra stazioni di servizio. Per capire cosa sta succedendo, bisogna compiere un piccolo passo all’indietro.
La miccia è stata una catena low-cost in Ticino
A fine giugno, la catena svizzero tedesca Etzelpark ha aperto la sua prima stazione di servizio in Ticino, a Bellinzona. La società, il cui slogan è “offrire carburante di alta qualità a prezzi equi”, ha messo in vendita benzina a un prezzo sensibilmente inferiore – circa 20 centesimi in meno – rispetto a quello delle stazioni di servizio limitrofe. Nello spazio di pochi giorni, queste ultime hanno a loro volta ritoccato verso il basso il prezzo del carburante alla pompa, allineandosi sulla tariffa offerta dal distributore low-cost.
Quanto avvenuto a Bellinzona ha fatto sorgere qualche sospetto, tanto che il consigliere nazionale socialista vodese Benoît Gaillard ha scritto una lettera alla Commissione della concorrenza (Comco), di cui ha dato notizia il quotidiano BlickCollegamento esterno.
“I fatti verificatisi in Ticino fanno sorgere il forte sospetto che vi siano state intese sui prezzi tra i vari operatori del mercato, con l’obiettivo di mantenere margini elevati”, scrive Gaillard.
Dati di quasi 600 distributori
Per chiedere alla Comco di indagare, il deputato federale non si basa solo su quanto avvenuto a Bellinzona. Gaillard ha infatti allegato alla sua domanda una serie di dati su 887’353 variazioni di prezzo in 591 distributori svizzeri tra gennaio 2024 e aprile 2026.
Cosa emerge da questi dati? “Le catene di stazioni di servizio indipendenti l’una dall’altra applicano prezzi praticamente identici, aumentandoli o riducendoli quasi all’unisono di importi sempre uguali, riporta il Blick. Ad esempio, a Pfäffikon, nel cCanton Svitto, è possibile dimostrare che due gestori di stazioni di servizio hanno applicato prezzi praticamente identici da febbraio 2022 a ottobre 2023”.
Gaillard riconosce che i dati raccolti non costituiscono una prova di un accordo cartellare, ma rappresentano comunque un elemento che merita di essere approfondito. “Sulla sola base di questi dati non è possibile stabilire se il coordinamento nella determinazione dei prezzi configuri un’intesa ai sensi del diritto della concorrenza”, osserva il consigliere nazionale. La regolarità dei comportamenti riscontrati, tuttavia, solleva più di un interrogativo.
Proprio per questo il deputato chiede alla Comco di fare chiarezza. “I prezzi della benzina pesano fortemente sul portafoglio della cittadinanza. Le compagnie petrolifere e i distributori non devono approfittare della situazione geopolitica per aumentare i propri margini”, sottolinea nell’articolo del Blick.
Già dopo lo scoppio della guerra in Ucraina il prezzo dei carburanti aveva fatto registrare un forte aumento.
All’epoca la Comco aveva ricevuto diverse segnalazioni su intese sospette. Nel rapporto 2022, l’autorità anticoncorrenza aveva però indicato di non aver trovato indizi di un cartello sui prezzi dei carburanti.
Non trarre conclusioni affrettate
Interpellata nei giorni scorsi sul caso ticinese, la Comco aveva inizialmente invitato alla cautela, sottolineando che il forte calo dei prezzi non costituisce di per sé la prova di una distorsione del mercato.
Secondo l’autorità della concorrenza, infatti, l’arrivo di un nuovo operatore può esercitare una pressione al ribasso sui prezzi e intensificare la competizione tra gli attori presenti sul mercato.
Una lettura condivisa anche dall’Associazione ticinese delle stazioni di servizio, che attribuisce il brusco ribasso a una “strategia aggressiva di ingresso sul mercato” da parte del nuovo concorrente, strategia che viene tuttavia considerata difficilmente sostenibile nel lungo periodo. Non a caso, dopo il crollo iniziale seguito all’arrivo a Bellinzona della catena low cost, i prezzi dei carburanti hanno ripreso a salire.
Dopo l’intervento di Gaillard, però, la Comco sembra aver adottato un approccio più aperto. Interpellata dalla RSI, l’autorità antitrust ha infatti dichiarato di essere pronta ad approfondire la situazione: “Effettueremo verifiche per accertare se vi siano indizi di una restrizione illecita della concorrenza”.
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