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A processo presunto punto di riferimento finanziario della ‘ndrangheta in Svizzera

La sede del Tribunale penale federale di Bellinzona.
La sede del Tribunale penale federale di Bellinzona in un'immagine d'archivio. Keystone / Ti-Press / Samuel Golay

Al Tribunale penale federale di Bellinzona inizia lunedì il processo contro un 59enne italiano residente nel canton Argovia che avrebbe forti legami con il clan Anello-Fruci. Il procedimento è legato alla vasta operazione “Imponimento”.

È accusato di aver partecipato per vent’anni alle attività della ‘ndrangheta in Svizzera l’uomo sotto processo da lunedì al Tribunale penale federale di Bellinzona. Il 59enne italianoCollegamento esterno, residente nel Canton Argovia, sarebbe stato un uomo di fiducia del clan Anello-Fruci, ‘ndrina originaria di Filadelfia (provincia di Vibo Valentia). Il dibattimento dovrebbe durare fino all’11 settembre.

Il processo è legato alla vasta operazione “Imponimento”, che nel luglio 2020 ha portato all’arresto in Svizzera e in Italia di oltre 70 persone. Da questa inchiesta emergono le attività principali che le organizzazioni criminali italiane svolgono da tempo in Svizzera: traffico di droga, traffico di armi (per rimpolpare gli arsenali del clan) e il riciclaggio di denaro sotto varie forme: dalla ristorazione ai locali notturni, dal cambio valuta all’acquisto in leasing di vetture di lusso.

>>Dettagli sull’operazione “Imponimento”:

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Immettersi nel tessuto economico e sociale per agire indisturbati e benvoluti

La cosca degli Anello-Fruci ha una forte vocazione imprenditoriale. Agli affari sporchi ha infatti saputo affiancare investimenti in apparenza leciti che hanno permesso anche di inserirsi nella comunità di accoglienza. Una capacità che le ha permesso di integrarsi nel tessuto economico e sociale per poi agire indisturbata. Basti pensare che uno degli altri referenti svizzeri del capo clan, che come il 59enne risiedeva nel canton Argovia, era titolare di un ristorante e sponsorizzava persino la squadra di calcio del paese. Era ben voluto in zona, tanto che, come spesso accade, nel 2020 la notizia del suo arresto non mancò di suscitare stupore. 

>>L’analisi del giornalista RSI Francesco Lepori:

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In Svizzera intercettazioni e un infiltrato

Le indagini nei confronti del clan sono state, come detto, imponenti. In Svizzera sono state condotte nei confronti di una dozzina di persone e hanno comportato l’uso di mezzi particolari come le intercettazioni ambientali e l’impiego di un agente infiltrato della polizia federale, grazie al quale le dichiarazioni dei pentiti in Italia hanno potuto trovare riscontro.

Il servizio del TG 12.30 della RSI del 31 agosto 2026:

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Varie condanne già emesse in Italia

Oltreconfine la vicenda è già sfociata in diverse condanneCollegamento esterno di primo e in parte di secondo grado. Al capo del sodalizio sono stati inflitti 20 anni di carcere, al proprietario del ristorante 17 e al cugino del 59enneCollegamento esterno, che lavorava come operaio comunale nel Luganese, 11 anni che sono stati poi ridotti in appello a 10 anni e 8 mesi.

>>Inchiesta che coinvolge la cosca di Isola Capo Rizzuto e l’utilizzo di società ticinesi per aggirare le interdittive antimafia italiane:

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Svizzera come cassaforte e armeria

Il 59enne sotto processo a Bellinzona è considerato dagli inquirenti l’uomo di fiducia degli Anello-Fruci in Svizzera, ma non è l’unico. Attorno a lui ruotavano altre figure e questo mostra come la Svizzera avesse un ruolo molto importante per il clan. Era infatti la loro cassaforte, dove arrivavano i capitali illeciti, frutto soprattutto del traffico di droga, che venivano investiti per generare ulteriori profitti. Le scorte accumulate rimanevano quindi al sicuro, pronte a rientrare in Italia quando il capo della cosca necessitava di denaro.

Da non dimenticare poi le armi e le munizioni: grazie alla presenza di una rete in Svizzera era possibile garantire l’approvvigionamento al clan. Un piccolo arsenale era stato sequestrato anche in Ticino a casa del 59enne.

>>Intervista alla ricercatrice Zora Hauser sui meccanismi di espansione internazionale della ‘ndrangheta, attiva anche in Svizzera:

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