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La ’ndrangheta usa il Ticino per sfuggire all’antimafia italiana

operai sui binari
Al centro di una vicenda vi è una società attiva nella manutenzione dei binari. Keystone / Gaetan Bally

Una sentenza del Tribunale penale federale e un’ordinanza della procura di Catanzaro rivelano come la cosca di Isola Capo Rizzuto abbia voluto usare società ticinesi per schermarsi dalle interdittive antimafia italiane.

Una conversazione intercettata in Italia. Due imprenditori parlano di una società italiana colpita dall’interdittiva antimafia, lo strumento che esclude dagli appalti pubblici le imprese contaminate dalla criminalità organizzata. Come aggirare l’ostacolo? Semplice: trasferire la società in Svizzera, “col chiaro scopo di aggirare l’interdittiva che l’aveva colpita” e “farla operare in un Paese dove sarebbe stata al riparo da eventuali azioni giudiziarie”.

Questa frase, riportata in una recente sentenzaCollegamento esterno della Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (TPF), sintetizza la funzione che il Ticino avrebbe svolto nell’architettura criminale della potente cosca di Isola Capo Rizzuto (Crotone), molto attiva anche nel Nord Italia.

Il blitz del marzo 2025

È il 25 marzo 2025 quando la Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Trento, in collaborazione con la Procura di Catanzaro, lancia l’operazione Blizzard-Folgore: 17 arresti in sette province italiane, sequestri preventivi per circa 50 milioni di euroCollegamento esterno tra Italia e Svizzera. “La ’ndrangheta oggi fa finanza”, disse all’epoca l’allora procuratore capo di Trento Sandro Raimondi.

Lo stesso giorno, su ordine del Ministero pubblico della Confederazione (MPC) vengono perquisite alcune società a Lugano. Due di esse – basate allo stesso indirizzo – si oppongono all’invio della documentazione sequestrata alla procura di Trento. Il TPF ha respinto il ricorso con una sentenza dello scorso 10 marzo.

Dalla decisione emerge che due imprenditori avrebbero “agevolato l’associazione mafiosa attraverso la realizzazione di operazioni illecite utilizzando società a loro riconducibili”.

Tra queste figurerebbe proprio una delle due società ricorrenti, sospettata di “attività delittuose connesse al riciclaggio di denaro, frode fiscale e costituzione di trust e/o società anonime da utilizzare in maniera strumentale per l’acquisto e la gestione di società italiane ed estere». Una società quindi “potenzialmente utilizzata a scopi illeciti”. Per questo i giudici di Bellinzona hanno deciso che tutta la documentazione raccolta a Lugano deve essere trasmessa a Trento. Contattato, l’avvocato delle due società, Elio Brunetti, non ha voluto rilasciare dichiarazioni.

La società da riacquistare

La sentenza non dice molto di più. Ma incrociando le informazioni con altri documenti giudiziari italiani, in particolare con un’ordinanza del Tribunale di Catanzaro dello scorso dicembre, abbiamo trovato più dettagli sull’operazione volta a sfuggire all’antimafia italiana.

Al centro della vicenda vi sono due degli arrestati: Luigi Masciari e Antonio Giardino. Quest’ultimo è attivo nel settore dell’armamento ferroviario con un’azienda – la CF (Costruzioni Ferroviarie) SRL – basata in Lombardia e che impiega oltre 100 operai con appalti ottenuti in Italia e all’estero.

Nel giugno 2021, l’azienda è confrontata con un problema: la Prefettura di Lodi le ha impostoCollegamento esterno l’interdittiva antimafia, accertando i legami tra la famiglia Giardino ed esponenti della criminalità organizzata di Isola Capo Rizzuto, in particolare con appartenenti alle cosche Arena e Nicoscia.

Non è la prima volta che il nome dei Giardino compare in inchieste legate agli appalti ferroviari. Nel 2022, la DDA di Milano aveva già documentato i rapporti tra la famiglia e la Generali Costruzioni Ferroviarie (GCF), colosso romano della posa dei binari finito sotto inchiestaCollegamento esterno anche in Ticino per gli abusi sul cantiere di AlpTransit al Monte Ceneri, denunciata dai sindacati danesi per presunte infiltrazioni nei cantieri metropolitani di Copenaghen e Aarhus.

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Nel novembre 2022, a Lodi, la CF SRL viene dichiarata fallitaCollegamento esterno. I Giardino hanno tutto l’interesse a riprenderne il controllo: l’azienda è infatti titolare di una “certificazione SOA”, un’attestazione difficile da ottenere e indispensabile per partecipare agli appalti pubblici nel settore ferroviario. A questo punto entra in gioco Luigi Masciari, imprenditore originario di Isola Capo Rizzuto residente in Trentino-Alto Adige, descritto come un esperto nei meccanismi delle false fatturazioni e legato ai clan da vincoli di sangue.

Il piano svizzero

A fine novembre 2022, Masciari incontra nella provincia di Roma E.O., un imprenditore romano residente in Svizzera. Gli prospetta l’acquisto per 1,5 milioni della CF, dichiarata fallita e, gli dice, riconducibile a un suo parente. Subito dopo informa Giardino via WhatsApp: ha trovato “un romano stabilito in Svizzera”. E.O. si dice interessato, spiega di aver già ottenuto una fideiussione tramite una società elvetica, e anticipa l’intenzione di trasferire il compendio aziendale della CF in una struttura di diritto svizzero, sottraendola alla portata della magistratura italiana.

Il 24 gennaio 2023 Masciari è a Lugano. All’incontro con E.O. è presente anche un certo Alberto, presentato come consulente finanziario. Il romano risulta titolare di una società basata a Lugano, oggi in liquidazione. Allo stesso indirizzo diverse società hanno come recapito un fiduciario di nome Alberto, già coinvolto in passato in una vicenda giudiziaria ticinese. Durante l’incontro, Masciari è esplicito. Spiega che la CF SRL “aveva subito delle vicissitudini giudiziarie per legami con le ’ndrine calabresi”. Il curatore nominato dal Tribunale di Lodi ha quantificato l’attivo fallimentare in 3,4 milioni . Troppo. Nelle intercettazioni successive emerge anche l’ipotesi di intimidirlo per abbassare la base d’asta.

Il 26 febbraio Masciari incontra Giardino e ribadisce il piano: costituire una società di diritto svizzero il cui socio di maggioranza sarebbe stato E.O., “in modo da schermare la presenza dei soci di fatto” e potere vincere nuovi bandi. Giardino doveva restare formalmente estraneo. L’operazione non andrà in porto: i due vengono arrestati nel marzo 2025.

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