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La partita delle elezioni italiane si gioca anche all’estero

Gli italiani all'estero votano per posta. Keystone / Alessandro Della Bella

Circa sei milioni di italiani sparsi nel mondo concorreranno a eleggere il 25 settembre il parlamento a Roma, come avviene ormai dal 2006. Sui temi che interessano da vicino questo segmento di elettorato le opinioni di Michele Schiavone (Pd) e Simone Billi (Salvini-Berlusconi-Meloni) candidati nella circoscrizione Europa.

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 settembre 2022 - 08:01

A questo appuntamento elettorale il numero dei loro rappresentanti nelle due Camere scenderà da 18 a 12 (8 deputati e 4 senatori)Link esterno, in virtù della recente modifica costituzionale, confermata dal referendum del settembre 2000, con cui è stata ristretta la composizione parlamentare a 400 deputati e 200 senatori.

Nonostante l’esiguità del loro numero rispetto alla consistenza della comunità italiana all’estero, in passato il loro ruolo si è rivelato determinante per la tenuta di governi, come l’esecutivo Prodi nel 2006, e comunque gli stessi capi partito, soprattutto alla vigilia delle consultazioni popolari, non perdono occasione per evocare il contributo dei connazionali e delle connazionali all’estero.

Una comunità radicata da tempo anche in Svizzera, paese che costituisce il terzo paese di destinazione dell'emigrazione italiana, con 624'996 iscritti e iscritte all'AireLink esterno, dopo Argentina (868'265) e Germania (743’622). Sulle principali tematiche che afferiscono chi risiede oltre frontiera abbiamo interpellato i candidati dei due principali schieramenti per la Circoscrizione Europa, il senatore Michele Schiavone (Pd) e il deputato uscente Simone Billi (Lega).  

tvsvizzera.it: La riduzione dei parlamentari eletti all’estero a 12 potrà incidere sul peso della comunità espatriata?

Nato il 18 aprile 1960 a Fasano (Brinidisi), Michele Schiavone si è trasferito a 18 anni in Svizzera, dove è attivo professionalmente nel settore bancario. Ha guidato la locale sezione dei Democratici di sinistra e del Partito democratico, che ha diretto fino al 2018. Dal 2016 è segretario del Consiglio generale degli italiani all’estero (CGIE). facebook

Simone Billi: Secondo me no. La diminuzione dei parlamentari non inciderà sostanzialmente e per quanto mi riguarda io continuerò a lavorare come ho sempre fatto, utilizzando meglio i social media per mantenere il contatto con le persone, ma soprattutto viaggiando, incontrando le persone a quattr'occhi, stringendo tante mani e parlando con loro.

Michele Schiavone: Certamente, è fondamentale avere degli equilibri tra i territori ma il Parlamento italiano non ha voluto ridisegnare la rappresentanza delle comunità italiane all'estero, correggendo l’evidente asimmetria creatasi all’indomani del referendum costituzionale del 2020. La riduzione a 12 parlamentari (8 alla Camera e 4 al Senato) si riflette infatti sulla loro distribuzione.

Però l'aspetto più problematico è che a rappresentare 3 milioni e mezzo di concittadini e concittadine in Europa ci saranno solo un senatore e tre deputati, mentre le comunità degli italiani nell'area Africa, Asia e Oceania – il cui numero supera di poco i 300.000 - avranno un rappresentante di bandiera alla Camera e al Senato: le proporzioni sono squilibrate.

Spesso gli espatriati si trovano penalizzati dal fisco italiano (casa, conti bancari). Quali provvedimenti si dovrebbero prendere a loro favore?

Simone Billi: Il discorso dell'Imu, della Tari, della Tasi è assolutamente un'ingiustizia che dovrà essere sanata con la prossima legislatura. Su questo non ci sono dubbi e il tema fa parte del mio programma elettorale. Bisogna fare in modo che la situazione ritorni a quella che era prima del governo Monti. Perché ricordiamo che fu Monti che stabilì questa vera e propria ingiustizia.

Michele Schiavone: La questione della fiscalità è sicuramente uno dei punti nodali che discrimina tra italiani residenti e italiani all'estero. Anche questi ultimi contribuiscono in diverse forme al gettito italiano (tassazione sugli immobili, Tari, Tasi, canone televisivo e quant'altro) e questo pone un problema di equità contributiva.

Simone Billi è nato (11.2.1976) e cresciuto a Firenze dove ha conseguito la laurea in ingegneria industriale e si è poi specializzato in diritto di proprietà intellettuale internazionale. Nel 2012 si è trasferito per lavoro a Zurigo presso una multinazionale attiva nel ramo energetico. È stato eletto nel 2018 nella Circoscrizione Europa a Montecitorio per la Lega nella lista Salvini-Berlusconi-Meloni. È inoltre presidente del Comitato per gli Italiani nel mondo della Commissione Esteri. simonebilli.eu

In particolare, per i concittadini che vivono in affitto all’estero e hanno una casa di proprietà in Italia, quest’ultima - a differenza di quanto prevede la legge - “per natura” non può essere altro che la prima casa, su cui non si devono pagare le imposte. Questa è una delle tante proposte che dobbiamo realizzare nella prossima legislatura affinché gli italiani e le italiane all'estero (ad eccezione dei pensionati che sono già stati esentati dall’Imu) possano godere degli stessi diritti dei loro connazionali in patria.

Si assiste da decenni a una riduzione progressiva di risorse ad associazioni e rappresentanze diplomatiche all’estero che erogano servizi ai compatrioti, da parte di governi di diverso colore, come contrastarla?

Michele Schiavone: Dunque, c'è bisogno di riformare la rete diplomatica e consolare, investendo non solo nella digitalizzazione e nella semplificazione burocratica, ma soprattutto negli organici che devono essere potenziati. Lo si può finanziare con una quota delle tasse sulle prestazioni erogate, che potrebbero rimanere a disposizione delle rappresentanze diplomatiche (come avviene, nella misura del 30%, in Sudamerica per le pratiche di naturalizzazione). In Europa si potrebbero invece ridurre le sedi consolari poiché alcuni servizi possono essere svolti dalle amministrazioni locali dei 27 Paesi UE, che possono sostituirsi, peraltro con tempistiche generalmente più brevi, agli uffici consolari.

"La questione della fiscalità è sicuramente uno dei punti nodali che discrimina tra italiani residenti e italiani all'estero."

Michele Schiavone (Pd)

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Simone Billi: Beh, certo, l'associazionismo all'estero va supportato e promosso. Quindi bisognerà cambiare questa tendenza, mettendo sul piatto più fondi per l'associazionismo, ma anche semplificando alcune procedure. Occorre fare in modo che le istituzioni, le rappresentanze e le associazioni italiane lavorino in sinergia. Penso in particolare alla creazione di sedi, anche temporanee, presso le camere di commercio, gli istituti culturali o altre associazioni nelle quali un pomeriggio a settimana o un paio d'ore al giorno vengano erogati servizi al pubblico. 

Le organizzazioni istituzionali e politiche sembrano superate dalla nuova emigrazione italiana. Come rispondere alle nuove esigenze di questo ceto?

Simone Billi: Ma io direi che questo adattamento dell’emigrazione italiana è un po’ automatico e segue i tempi. Sono tornato ieri da Fiume dove ho incontrato la comunità italiana locale che ha un sacco di interessanti progetti. È una comunità molto frizzante, un associazionismo molto fattivo e concreto.

Stanno inaugurando un museo dell'emigrazione italiana, hanno cominciato un progetto per promuovere le start up italiane di piccoli imprenditori italiani o giovani italiani, sempre lì a Fiume. Quindi l'associazionismo e la comunità italiana si evolvono seguendo un po’ queste novità che ci sono nella società e nell'economia. Vanno aiutate, lavorando insieme e facendo in modo che sia le istituzioni che le associazioni italiane all'estero possano darci una mano in modo concreto.

"L'affluenza alle urne degli italiani all'estero è di circa il 30%, che è piuttosto bassa. È comunque allineata tutto sommato a quella dei paesi più sviluppati, come gli Stati Uniti."

Simone Billi (Lega)

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Michele Schiavone: Che oggi la nuova mobilità abbia bisogno di altre risposte e di altri strumenti, non significa che le esigenze che avevano i nostri padri e nonni immigrati 50 e 60 anni fa siano diverse. Ovviamente il bagaglio culturale della nuova mobilità è più alto rispetto al passato, ma non è detto che le nuove generazioni siano agevolate, anzi… C'è bisogno di ulteriori sforzi per estendere capillarmente la rete dei comitati degli italiani all'estero oppure delle associazioni che possono svolgere ancora un ruolo di supporto all'integrazione dei nuovi cittadini mobili. Oramai il mondo è diventato più piccolo e bisognerà pensare soprattutto alla trasferibilità dei diritti. Questo è il tema intorno al quale bisognerà riorganizzare le nostre società italiane in giro per il mondo.

C’è chi avanza il rischio di brogli all’estero: numerosi centenari iscritti negli elenchi Aire nel Nord-centro America e incertezze sul voto per posta. In Ticino in giugno sono tornate al Consolato 20'000 schede del referendum per destinatario errato o non conosciuto. Li ritiene timori fondati?

Michele Schiavone: La questione dei brogli elettorali è una delle telenovelas che si ripetono dal 2006 e che bisognerà risolvere con una nuova riforma nella prossima legislatura. Ma io sulla liceità di questo strumento non ho dei dubbi, perché è l'unico che oggi ci permette di far partecipare tutte le nostre comunità. E la soluzione alternativa sarà quella di creare strumenti nuovi e moderni, quale la partecipazione telematica affinché il voto per corrispondenza sia più certo, più libero e rappresentativo della persona che esprime.  

"Potenziamento della rete consolare, abolizione dell'Imu sulla prima casa per noi italiani all'estero, maggior supporto alle associazioni e alle scuole di lingua e cultura italiana: queste sono le principali questioni del mio programma elettorale."

Simone Billi (Lega)

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Simone Billi: Il timore di irregolarità è fondato, bisogna assolutamente vigilare e in proposito sono stati allertati anche i consolati e le ambasciate. Bisogna fare in modo che questo sia un voto democratico, libero e nella legalità. Quindi è assolutamente necessario vigilare e riferire qualsiasi situazione che possa sembrare scorretta alle istituzioni oppure anche a me. Io sono disponibile anche a recepire queste osservazioni per e-mail o al mio cellulare. Le mie coordinate sono pubbliche e accessibili a tuttiLink esterno.

La forte quota di astensionismo e di indecisi che si delinea il prossimo 25 settembre riguarda anche gli italiani all’estero? C’è il rischio di una certa disaffezione da parte di questa comunità?

Simone Billi: L'affluenza alle urne degli italiani all'estero è di circa il 30%, che è piuttosto bassa. È comunque allineata tutto sommato a quella dei paesi più sviluppati, come gli Stati Uniti, ma di sicuro occorre lavorarci per accrescere la partecipazione. Ed è quello che ho cercato di fare in questi quattro anni e mezzo.

Michele Schiavone: Certo, se in Italia il problema è evidenziato dagli istituti di ricerca demoscopici, la stessa cosa vale per gli italiani all'estero, proprio perché la comunicazione è uno dei punti dolenti di tutto il processo informativo. E in futuro bisognerà mettere in campo meccanismi nuovi affinché la partecipazione al voto sia consapevole e garantita. È indispensabile che gli elettori e le elettrici possano avere piena cognizione dei programmi e dei candidati in lizza.

Cosa pensa di candidature anche famose, come quella del microbiologo Crisanti o dell’ex campione di Formula Uno Fittipaldi, che poco hanno a che vedere con la comunità degli espatriati?

Michele Schiavone: Ogni partito è libero di candidare chi vuole. Noi abbiamo sempre cercato di candidare esponenti dei territori esteri. Che ci siano poi delle divergenze rispetto a queste scelte spesso è dovuto direi a una certa miopia. Da parte mia mi sento di dire che sono un autentico rappresentante di questa comunità, che seguo da oltre 35 anni, da quando sono arrivato in Svizzera. E ancora di più, negli ultimi sei anni, ricoprendo il ruolo guida del Consiglio generale degli italiani all'estero (CGIE).

Simone Billi: Crisanti e Fittipaldi sono due cose completamente diverse, perché Fittipaldi vive in Sud America e quindi ha le sue conoscenze, la sua rete nel paese dove risiede, mentre Crisanti assolutamente no, anche se dice di lavorare a Londra, dove sostanzialmente non ha relazioni. Io la considero quasi un'offesa per l'italiano all'estero che è emigrato, che lavora sudando sangue tutti i giorni. E pone interrogativi sulla selezione operata dal Pd nella Circoscrizione Estero.

"La questione dei brogli elettorali è una delle telenovelas che si ripetono dal 2006 e che bisognerà risolvere con una nuova riforma nella prossima legislatura."

Michele Schiavone (Pd)

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La proposta di un ministero degli italiani nel mondo è stata lanciata in questi giorni. Solo una mossa elettorale?

Simone Billi: Certo, è un'ipotesi fattibile, anzi auspicabile, in modo che anche gli italiani all'estero possano contare di più a Roma e la propria voce possa essere sentita in modo più forte.

Michele Schiavone: Sono favorevole, anche se può sembrare artificiosa, perché in questi sei anni ho potuto verificare con la mia esperienza quanto sia difficile promuovere politiche per i 6,5 milioni di italiani all’estero (pari alla seconda regione più popolata d’Italia). Non per mancanza di volontà, ma proprio perché le politiche per gli italiani all'estero sono demandate agli uffici, ai direttori dei diversi dipartimenti del ministero degli Esteri, per cui serve davvero una rappresentanza dedicata che sia a disposizione degli italiani, a 360 gradi.

Agli italiani in Svizzera cosa si sente di promettere o dire?

Michele Schiavone: Agli italiani in Svizzera non devo promettere nulla per il semplice fatto che li ho sempre serviti e sono sempre stato in prima linea per rappresentarli in tutti i momenti critici e nei momenti di euforia. Assieme al mio partito (Pd), alle associazioni, al mondo organizzato sia di carattere sociale, economico e formativo ho cercato di favorire la loro integrazione nella Confederazione dove oggi non si distingue più l’immigrato italiano dall’autoctono. Perciò io continuerò a servirli nel modo migliore, come ho sempre fatto in questi 35 anni, cercando di migliorare il loro ruolo all'interno di questa società.

Simone Billi: Il mio programma è chiaro, come indicato sul mio sito internet: potenziamento della rete consolare, abolizione dell'Imu sulla prima casa per noi italiani all'estero, maggior supporto, come si diceva prima, sia alle associazioni, sia alle scuole di lingua e cultura italiana. E queste sono le principali questioni del mio programma elettorale. 

Altri aspetti importanti sono il riconoscimento reciproco dei titoli professionali, ma anche favorire il coordinamento tra le istituzioni italiane - soprattutto Comites, CGIE, consulte regionali, consolati e ambasciate-, incentivare il turismo di ritorno - in particolare per gli italiani che vivono in Europa - dal quale i paesi d’origine traggono grand benefici economici. E poi la tutela del Made in Italy, su cui ci sono sempre stati grosse discussioni. Io ipotizzo per esempio la creazione di un'agenzia unica, sia per l'agroalimentare sia per il ramo industriale, e il riconoscimento ufficiale della cucina italiana come veicolo della cultura e dell'industria della migliore Italia nel mondo. E poi la riforma del voto elettorale all'estero, almeno inizialmente in alternativa al voto postale.




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