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Giovanni Fontana, l'uomo che sapeva condurre l'acqua

Fratello del più famoso Domenico Fontana, nato a Melide, Giovanni Fontana riportò l'acqua a Roma riorganizzando e sfruttando le opere idrauliche del passato.

Questo contenuto è stato pubblicato il 24 ottobre 2021 - 18:15
Checchino Antonini, RSI News
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Tra Melide e Bissone da tempo c’è un ponte-diga di 800 metri che ricuce le due sponde del Lago di Lugano. Chissà se a Giovanni FontanaLink esterno questa soluzione sarebbe piaciuta. Nato a Melide nel 1540, Giovanni è stato il primo di una schiatta di architetti ticinesi che avrebbe cambiato il volto di Roma inventando il barocco, un nuovo linguaggio che superava il Rinascimento e il tardo Manierismo. Fratello del più famoso Domenico e zio del Maderno, Giovanni aveva iniziato giovanissimo come assistente di Giacomo Della Porta e dell'ultimo Michelangelo nel ruolo di esperto tecnico per la realizzazione degli interventi di riorganizzazione delle infrastrutture - acquedotti, opere idrauliche, strade e palazzi - volute dal papa in Laterano.

Ma lui fu soprattutto un uomo d’acqua, l’uomo che sapeva condurre l’acqua. È il primo grande architetto ingegnere che si ritaglia un ruolo nell’idragogica, una branca dell'idraulica che si occupa della livellazione dei terreni, della condotta dei canali, del controllo della velocità dell’acqua. 

Lo racconta un suo collega di cinquecento anni dopo, Giovanni Colabianchi, architetto, studioso di mulini e folgorato «dalle meravigliose macchine idrauliche» inventate da Fontana al tempo del Piano SistinoLink esterno e nell’epoca di Clemente VIII. Ai melidesi si sarebbe aggiunto, poco dopo, un altro grande architetto che era partito proprio da Bissone, Francesco Borromini a cui si deve l’esaltazione del Barocco iniziato dai suoi dirimpettai del lago. 

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