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Giovan Pietro Vieusseux, il ginevrino che diede una casa alla cultura di Firenze

Al centro di Firenze sorge il Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux, fondato nel 1819 da un commerciante svizzero che, stanco del suo lavoro che lo portava costantemente in giro per l’Europa, decise di aprire una “impresa culturale” nella città dove in quegli anni mancava una casa della cultura per artisti e aristocratici stranieri.

Nel centro di Firenze, a un minuto a piedi da Palazzo Pitti, c’è una delle sedi di quella che è un’istituzione storica della città: il “Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux”. L’altra sede, ancora più centrale, si trova a 400 metri dalla Cattedrale di Santa Maria del Fiore. In entrambi i casi si tratta di sistemazioni piuttosto recenti. Perché l’istituto fondato nel 1819 dallo svizzero Giovan Pietro Vieusseux per dare un luogo di cultura ai tanti stranieri in visita in città nasce nel Palazzo Buondelmonti, in piazza Santa Trinità.

Tanti luoghi, tanti traslochi e tante vicissitudini in oltre 200 anni di storia di un istituto che ha più volte cambiato volto lasciando integra l’essenza: la divulgazione della cultura.

Un commerciante con l’animo d’artista

L’idea di creare a Firenze un gabinetto scientifico e letterario venne a un personaggio che, fino ad allora, non aveva avuto un legame particolare con la città. Giovan Pietro Vieusseux nacque nel 1779 a Oneglia, in Liguria, da genitori svizzero-francesi di Ginevra.

Come il padre Pierre, anche Giovan Pietro – che era stato formato al commercio sin da piccolissimo – nella sua vita viaggiò molto. Anzi, moltissimo. Tra il 1804 e il 1818 visse in Belgio, Olanda, Svezia, Finlandia e in Russia. E poi ancora a Costantinopoli e a Tunisi.

Fu solo nel 1819, a 40 anni, che si trasferì a Firenze. E dopo una carriera ventennale nel commercio decise di cambiare mestiere. Più o meno. “Sebbene si trattasse di una impresa del tutto diversa da ciò che Vieusseux era abituato fare, la scelta di aprire in città un Gabinetto letterario arrivò dopo una attenta analisi di mercato che denotava uno spirito commerciale di base, oltre a un carattere essenzialmente svizzero”, spiega a tvsvizzera.it la dottoressa Gloria Manghetti, direttrice del Gabinetto Vieusseux.

vecchio registro
Un registro dei soci del 1872. tvsvizzera

La decisione di abbandonare il commercio per aprire un’impresa culturale è figlia senza dubbio di una passione per l’arte che era nata proprio nei suoi lunghissimi viaggi in giro per l’Europa dove le più importanti città del Continente pullulavano di gabinetti letterari dove le menti più fini dell’epoca si incontravano per leggere, discutere, scrivere e creare.

“La scelta di basare il suo istituto a Firenze dipese dalla considerazione che la città era una delle mete più importanti del Grand Tour che attirava ogni anno centinaia di giovani artisti e aristocratici provenienti da tutt’Europa. Inoltre dalla consapevolezza che in città esistesse all’epoca un solo gabinetto letterario e con pochissime gazzette per la consultazione”, racconta la numero uno dell’istituto.

Da Leopardi a Dostoevskij

Insomma, nonostante le rimostranze del padre Pierre che avrebbe voluto che il figlio continuasse nella sua carriera vagabonda e remunerativa, Giovan Pietro decise di mettere radici e buttarsi a capofitto in questa nuova impresa. “Un’impresa che, grazie alle straordinarie doti organizzative del suo fondatore, fruttò parecchio”, spiega la direttrice Manghetti.

Pagando una quota associativa era possibile entrare a far parte dell’istituto, occupare i suoi locali e consultare i volumi, le gazzette e le carte geografiche che Vieusseux man mano acquistava per migliorare l’offerta ai suoi clienti. E al crescere dell’offerta cresceva anche l’interesse per l’istituzione.

Sotto la direzione di Giovan Pietro il gabinetto letterario divenne luogo di incontro e di ritrovo dell’élite culturale e politica non solo fiorentina a cui, di fatto, fu offerta dimora. Perché nella sede di Palazzo Buondelmonti venivano organizzate serate “a cui partecipava quella comunità di risorgimentali che hanno avuto un ruolo importante nella storia del nostro Paese. Qui si riunivano e convergevano intorno alla figura di Giovan Pietro”, spiega Manghetti.

Nel corso degli anni il Gabinetto fondato da Vieusseux ebbe membri illustrissimi, italiani e stranieri. Tra questi: Giacomo Leopardi, Alessandro Manzoni, Stendhal, Arthur Schopenhauer, Fëdor Dostoevskij, Mark Twain, Émile Zol e Isadora Duncan.

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Il “prezioso ingombro”

Giovan Pietro morì nel 1863. Intanto le cose, dal punto di vista finanziario, erano andate piuttosto bene. E quando il nipote Eugenio (che nel frattempo aveva assunto la direzione dell’istituto) dovette trovare una nuova sede al gabinetto a causa della scadenza del contratto di affitto con i proprietari di Palazzo Buondelmonti, gli fu facile trovare una sede presso quello che oggi è Palazzo Ferragamo. Quelli successivi furono gli anni in cui Firenze divenne capitale del neonato Regno d’Italia e il numero di aristocratici stranieri non fece che aumentare. Così Eugenio riuscì ad ampliare il patrimonio culturale ma anche quello immobiliare, facendo costruire un palazzo di proprietà in via de’ Vecchietti.

libri antichi
La biblioteca conserva ancora preziosi volumi. tvsvizzera

A un certo punto, però, arrivano gli anni bui. Quelli del passaggio della Capitale a Roma e quelli del deteriorarsi dei rapporti internazionali. Nel 1919 Carlo Vieusseux (figlio di Eugenio) stipula la cessione del Gabinetto e della Biblioteca al Credito Italiano, che diventa proprietario anche dell’edificio in via de’ Vecchietti.

Nel 1921 il Credito Italiano, in difficoltà per la gestione del Gabinetto, decide di mantenere il Palazzo ma cede al Comune di Firenze quello che fu definito “il prezioso ingombro”: la biblioteca e gli archivi. Da quel momento essi passarono al Comune che garantì nuove sedi.  

Gli anni del Ventennio furono anni bui anche dal punto di vista culturale e il Gabinetto divenne una semplice biblioteca per la consultazione e i prestiti. “Poi con la direzione quasi quarantennale di Alessandro Bonsanti, esso tornò all’originale idea, quella di Giovan Pietro, e tornò a essere luogo di incontro e propulsivo per la cultura”.

Dalla direzione di Bonsanti in poi, il Gabinetto Vieusseux tornò, dunque, a ospitare eventi e presentazioni di libri (le cosiddette “recensioni parlate”). “Una tradizione che noi portiamo avanti ancora oggi. Sicuramente la pandemia ha fortemente limitato queste attività che però si stanno riprendendo”, aggiunge Manghetti. “Il mondo è cambiato – conclude la direttrice del Gabinetto –. Purtroppo oggi quella definizione di ‘prezioso ingombro’ che usò il Credito Italiano quando decise di tenere il Palazzo cedendo il patrimonio sembra sentirla ancora oggi sussurrare ai nostri amministratori ma la forza di questo istituto è proprio nel patrimonio straordinario che esso conserva. E dal quale non può prescindere”.

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