Emergenza coronavirus Chiudere tutte le attività non essenziali? Swissmem non ci sta

La decisione del cantone Ticino di fare cessare da lunedì buona parte delle attività commerciali e produttive non essenziali non piace all'associazione di categoria dell'industria metalmeccanica ed elettrica Swissmem.

medici e infermieri in camice e dietro a un vetro a forma di oblò

Domenica 22 marzo si registravano in Svizzera 7'014 casi di contagio da coronavirus. Il Ticino, con oltre 900 casi, è il terzo cantone più colpito dopo Vaud e Ginevra.

Keystone / Alessandro Crinari

I provvedimenti emanati sabatoLink esterno dal Consiglio di Stato ticinese rappresentano un "mancato riconoscimento del Consiglio federale (governo, ndr), che ha affermato chiaramente che l'industria può continuare ad operare se vengono rispettate tutte le misure di precauzione e di protezione dell'Ufficio federale della sanità pubblica".

A puntare i piedi contro la decisione dell'Esecutivo ticinese di chiudere parte delle attività economiche è Swissmem.

"La reazione ticinese è problematica - dichiara il presidente dell'associazione dell'industria metalmeccanica ed elettrica Hans Hess nell'intervista alla RSI. In una crisi solo un'istanza può indicare la direzione da seguire e in Svizzera questa istanza è il Consiglio federale, che lo sta facendo con misure adeguate e puntuali. Non può succedere che ogni cantone e ogni città adotti poi delle decisioni particolari. Tutti dobbiamo attenerci alle direttive superiori".


Sabato il cantone Uri aveva dovuto fare marcia indietro dopo aver promulgato un divieto di uscita per gli 'over 65'. La regola contravveniva infatti alla decisione del Governo federale di evitare un vero e proprio coprifuoco.

Per quanto riguarda la decisione ticinese, la situazione è però un po' diversa, osserva il presidente del Consiglio di Stato ticinese Christian Vitta: "Ci troviamo in una situazione particolare, in quanto stiamo registrando un'evoluzione del virus che anticipa di un paio di settimane quello che potrebbe succedere nel resto del paese. Non possiamo attendere che il virus si diffonda in maniera eccessiva per poi prendere delle misure in ritardo. È una decisione importante per affrontare al meglio il picco"


Il passo intrapreso dal cantone Ticino è comunque quello giusto, osserva dal canto suo il dottore Andreas Cerni, medico specializzato in malattie infettive, che esercita presso la clinica Moncucco di Lugano, uno dei due centri Covid-19 del cantone.


Ed è un passo che ha compiuto, come si sa, anche l'Italia, che da lunedì chiude tutte le attività economiche non essenziali (qui il testo del decreto firmato domenicaLink esterno). Per avere un'idea delle ricadute economiche che comporterà un simile provvedimento, il corrispondente della RSI a Roma Lorenzo Buccella ha intervistato il direttore dell'Osservatorio sui conti pubblici Carlo Cottarelli:


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