Le elezioni dopo il caos Catalogna al voto: alta affluenza, esito incerto


In Catalogna, dalle 9 di giovedì mattina oltre 5,5 milioni di persone sono chiamate a votare per l’elezione di 135 deputati al parlamento regionale di Barcellona. 

Il voto è cruciale, in una regione spaccata in due dal duro conflitto innescatosi con il potere centrale di Madrid, dopo la proclamazione della "repubblica" catalana dello scorso 27 ottobre.

Davanti a molti seggi, all’apertura, si sono viste lunghe code e i sondaggi prevedono un’affluenza che potrebbe toccare l’80%.

I dati ufficiali rilevavano alle 13.30 una flessione dello 0,4% rispetto alle elezioni regionali del settembre 2015 (34,7 contro 35,1%), ma questa consultazione si svolge durante una giornata lavorativa e non di domenica, come è tradizione. 

Le elezioni anticipate sono state convocate dal premier spagnolo Mariano Rajoy, che con poteri speciali conferiti dal Senato aveva dichiarato destituiti il presidente della comunità autonoma Carles Puigdemont e il suo governo, e sciolto il ‘Parlament’.

A sfidarsi alle urne, al di là del numero di liste in lizza, sono l'anima indipendentista della Catalogna e quella di chi sta con la Spagna.

Una contrapposizione che in questi mesi non ha diviso soltanto una regione ma anche delle famiglie, e incrinato rapporti d'amicizia o di coppia.

L’indipendentista Puigdemont, che si è autoesiliato in Belgio con 4 suoi ministri, non ha potuto votare.

L’ex vicepresidente Oriol Junqueras, capolista di Esquerra Republicana de Catalunya (Erc), è in carcere a Madrid con altri 3 dirigenti.

Diciotto candidati indipendentisti alle elezioni sono incriminati per ribellione e sedizione per aver portato avanti il progetto politico d’indipendenza.

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