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Coronavirus, scricchiola l’edilizia a sud delle Alpi

Un casco e una tasca di attrezzi da muratore appoggiati su alcuni blocchetti di cemento armato.
Dopo una chiusura totale di un mese, per una settimana sui cantieri ticinesi hanno potuto lavorare solo 10 operai alla volta e la seconda 15 [immagine d'archivio]. Keystone / Gian Ehrenzeller

Il Canton Ticino ha subito un'importante interruzione dei lavori di costruzione durante il periodo di semi-confinamento. A sud del San Gottardo, l'interruzione dei lavori di costruzione di un mese ha contribuito a una perdita di almeno il 40% del fatturato.

In Ticino, la costruzione è crollata. Secondo i dati della Società svizzera degli impresari costruttori (SSIC), il fatturato del settore a livello nazionale è diminuito dell’8% tra aprile e giugno, mentre a sud delle Alpi Nicola Bagnovini, responsabile della sezione ticinese della SSIC, stima che nello stesso periodo il calo sia stato del 40-50%. Nel primo semestre dell’anno la richiesta di licenze edilizie nella regione si è dimezzata rispetto ai primi sei mesi del 2019.

“Mentre negli ultimi dieci anni abbiamo registrato nel Cantone progetti edilizi per un totale di 1,2 miliardi di franchi, nel primo semestre di quest’anno la cifra è scesa a 720 milioni”, spiega l’ingegnere. Bagnovini fa notare che in Ticino i cantieri sono rimasti completamente fermi per quattro settimane, dal 20 marzo al 20 aprile. Poi, durante la prima settimana di ripresa, solo dieci lavoratori alla volta sono stati ammessi nei cantieri. Durante la seconda settimana, 15 persone hanno potuto lavorarci.

“Abbiamo perso un mese e mezzo di lavoro, dove i cantieri erano fermi o procedevano a rilento, perdendo così un decimo del fatturato dell’anno”. Nicola Bagnovini, direttore SSIC Ticino

“Abbiamo perso un mese e mezzo di lavoro, dove i cantieri erano fermi o procedevano a rilento, perdendo così un decimo del fatturato dell’anno. Sono ricavi non recuperabili. Quindi i costi fissi devono essere ripartiti su un periodo più breve”, spiega. L’intero settore -circa 400 aziende, di cui solo poche decine con oltre 100 addetti, per un totale di 7’000 dipendenti e 11% del PIL cantonale- è stato toccato, constata Bagnovini.

Zone di confine più colpite

“Le aziende con un grande numero di lavoratori hanno probabilmente sofferto di più. Calcoliamo che i datori di lavoro abbiano dovuto pagare 700 franchi per dipendente non compensati dai fondi di disoccupazione”. Le zone di confine – Locarno, Lugano – che danno lavoro a un maggior numero di frontalieri, sono state particolarmente colpite. Perché durante il semi-confinamento la frontiera è stata chiusa. Solo il personale sanitario italiano poteva entrare in Svizzera.

Cosa si aspetta Nicola Bagnovini per il terzo trimestre? Cifre paragonabili a quelle del 2019: “Abbiamo una buona riserva di lavoro a breve termine. I lavori sono stati interrotti, non cancellati”. Fa notare, tuttavia, che anche se i cantieri lavorano a pieno regime, le misure sanitarie -disinfezione del materiale, lavaggio delle mani, distanziamento sociale, eventuali quarantene- rallentano la produttività.

Primo piano di un lucchetto applicato a transenne di cantiere; dietro si vedono, sfocati, scavatori e edifici
A livello nazionale, il calo di fatturato tra aprile e giugno è stato dell’8%. Keystone / Salvatore Di Nolfi

“Il Covid sta vivendo una forte ripresa in tutta la Svizzera, Ticino compreso. L’obiettivo è quello di evitare una un secondo ‘lockdown’. Non sarebbe sostenibile”. Nicola Bagnovini, direttore SSIC Ticino

Ciò che lo preoccupa è il cambiamento della situazione sanitaria. “Il Covid sta vivendo una forte ripresa in tutta la Svizzera, anche in Ticino. L’obiettivo è quello di evitare un secondo lockdown. Non sarebbe sostenibile”, dice. Rispetto al primo semestre del 2021, l’incertezza permane. “Anche perché il mercato immobiliare è stato rallentato. Il tasso di abitazioni vuote è al record del 2,7%, dato il saldo demografico negativo per il terzo anno consecutivo”.

La SSIC Ticino ha invitato lo Stato ad effettuare investimenti anticiclici nella manutenzione e ristrutturazione degli edifici pubblici, dove c’è una grande necessità, sottolinea. “Il governo ha risposto favorevolmente, ma i tempi sono lenti. Abbiamo chiesto di accelerarli, ad esempio attraverso la legge cantonale sugli appalti pubblici, che consente di aggiudicare senza concorrenza opere di valore inferiore a 350’000 franchi.

Meglio in Svizzera francese

Fortunatamente, nel campo dell’ingegneria civile, c’è ancora molto lavoro da fare per un buon decennio, stima il ticinese, citando grandi progetti infrastrutturali come la seconda canna della galleria autostradale del Gottardo (stimata in due miliardi di franchi) o la rete tranviaria di Lugano (400 milioni di franchi).

Nicolas Rufener, direttore dell’organizzazione mantello Constructionromande e segretario generale della Federazione ginevrina dell’edilizia, conferma che negli ultimi mesi in Svizzera francese il settore della costruzione ha fatto registrare risultati migliori rispetto al sud delle Alpi. Benché la situazione altrove in Romandia sia indubbiamente più sfumata, soprattutto a Ginevra l’attività rimane sostenuta. “A breve termine, il potenziale di lavoro rimane molto importante, le esigenze sono enormi”.

Tuttavia, come in ogni altro luogo, le prospettive per i prossimi mesi sono incerte. “Vedremo una grande svolta nel 2021? Le autorità pubbliche hanno certamente meno risorse. Le aziende private, in particolare nel settore dell’orologeria e della finanza, investiranno meno”. Un cauto ottimismo è opportuno, osserva Nicolas Rufener. “Ma è certo che se richiudiamo e uccidiamo l’economia del Paese, è difficile vedere come il settore se la possa cavare”.


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