Coronavirus In Ticino ripartono edilizia, artigianato e industria

In Ticino sono stati riaperti cantieri e industrie. Con delle limitazioni: i cantieri solo dove vengono impiegati al massimo 10 lavoratori, nel rispetto delle norme di distanza sociale (2 metri all'aperto e un muratore ogni 10 metri quadrati all'interno) e di igiene (guanti e mascherina). Le aziende con oltre 20 dipendenti possono impiegare fino al 50% dei propri collaboratori.

Due operai durante una pausa, con la distanza sociale.

Si riparte nel rispetto delle norme di distanza sociale: 2 metri all'aperto e un muratore ogni 10 metri quadrati all'interno.

Keystone / Peter Klaunzer

Per molti non sarà facile, conferma il direttore della Società svizzera impresari costruttori, Nicola Bagnovini,  tanto che solo in un massimo di 300 località dovrebbero tornare a muoversi le gru e a risuonare i macchinari della costruzione.

Dei 4'000 frontalieri che lavorano nel settore delle costruzioni solo un terzo varcherà la frontiera lunedì, visto che per ridurre i passaggi alla dogana si è deciso di privilegiare la manodopera residente.

Grosse difficoltà sono poi previste anche al capitolo del rispetto dei termini di consegna e sul piano della resa delle diverse squadre, che in ragione delle limitazioni imposte dal coronavirus sarà certamente inferiore.

"Ritardi e carenze nella fornitura le temiamo anche in relazione alla fornitura del materiale - spiega Bagnovini in un servizio messo in onda dal Quotidiano - per il ferro d'armatura in particolare e per il beton".

Riparte anche l'industria

Oltre all'edilizia, in Ticino sono tornate a lavorare anche diverse industrie, ma il ritmo è sempre ridotto e raramente si raggiunge il 50% del personale impiegato. Lo dice Stefano Modenini, direttore dell’Associazione delle industrie ticinesi (AITI), commentando l’allentamento delle restrizioni in vigore in Ticino da questa settimana, che concedono appunto alle aziende con oltre 20 dipendenti di impiegare fino al 50% dei propri collaboratori.

Il problema, per Modenini, non sono però le restrizioni: “La maggior parte delle aziende è ancora in un regime di personale contenuto, e quindi parecchie restano sotto il 50%: prima di tutto perché questo era lo stato delle cose fino a pochi giorni fa, ma poi anche e soprattutto perché la congiuntura nazionale e internazionale si sta fortemente indebolendo e di conseguenza non ci sono più i presupposti per impiegare il 100% dei dipendenti, se non per fare fronte a ordinativi già arrivati, ma per il futuro la situazione è parecchio preoccupante”.

Sull'edilizia ecco il servizio del Quotidiano:


Torna ad aumentare il traffico sulle strade

Il ritorno graduale alle attività lavorative, dopo più di un mese di chiusura parziale, ha comportato un deciso aumento del traffico transfrontaliero. Nel giro di una settimana, i veicoli in entrata in Ticino dall’Italia, per motivi lavorativi, sono aumentati del 45%.

Secondo i dati forniti dall’Amministrazione federale delle dogane, rispetto a martedì scorso, lunedì mattina le entrate di lavoratori residenti oltre confine sono passate da 14'000 a circa 21'000. Ciò significa che i frontalieri che sono potuti tornare a lavorare nelle aziende e sui cantieri ticinesi sono oltre 7'000.

Ciò ha inevitabilmente creato traffico e code presso i principali valichi di confine. A Ponte Tresa si sono sfiorati picchi di attesa di quasi un’ora, mentre a Chiasso si sono raggiunti i 30 minuti. Questo a causa degli accresciuti controlli alle frontiere imposte dalle autorità federali.

Con la riapertura dei valichi di Dirinella e Brusata sono attualmente aperte tutte le otto dogane principali e non è escluso che prossimamente, per sgravare le maggiori arterie stradali. verrà riaperto anche qualche altro valico minore.


Parole chiave