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Di Maio e oltre 60 parlamentari lasciano il M5S

Luigi Di Maio ai saluti... Keystone / Claudio Peri

Si è consumato martedì lo strappo del ministro degli Esteri dopo settimane di lotte intestine nei Cinque Stelle. Costituito dai suoi fedelissimi il nuovo gruppo parlamentare "Insieme per il futuro".

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 giugno 2022 - 13:58
tvsvizzera.it/spal

Le polemiche interne, gli attacchi sulla guerra in Ucraina e il deludente risultato alle recenti amministrative sono all'origine della scissione in casa grillina. In concreto ora il M5S non è più il primo partito in parlamento, superato dalla Lega di Salvini.

Una mossa che giunge nel giorno in cui è passata in Senato - anche con il sostegno (piuttosto contrastato) dei pentastellati - la risoluzione sull'Ucraina in vista del Consiglio Europeo di giovedì e venerdì. "Il M5S aveva il dovere di sostenere il lavoro diplomatico di tutto il governo ed evitare ambiguità, ma così non è stato", ha detto Luigi Di Maio ai suoi, lamentando una "vera e propria escalation contro alcuni di noi, attacchi quotidiani e personali anche a mezzo stampa" da parte di alcuni dirigenti grillini.

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Il ministro degli Esteri, accusato da diversi suoi ex compagni di partito di essere troppo "filodraghiano", ha sostenuto che "in questo momento storico sostenere i valori europeisti e atlantisti non può essere una colpa: una forza politica matura dovrebbe aprirsi al confronto e al dialogo".

Se da un lato Di Maio ha attribuito all'attuale dirigenza, in particolare a Giuseppe Conte, la sconfitta alle recenti amministrative in diversi capoluoghi, nel fronte opposto emergono dissensi alla politica del governo sul conflitto nell'Est Europa, in particolare riguardo all'invio di altre armi a Kiev. A dividere è poi il vincolo dei due mandati, uno dei cardini dei Cinque Stelle fin dalle loro origini, che avrebbe condizionato il futuro politico di Luigi Di Maio, dicono i suoi detrattori, nel M5S.

Il ministro degli Esteri, che ha moderato molte delle proprie posizioni che aveva quando era capo politico del Movimento 5 Stelle, era di fatto assurto a leader dell’ala destra del partito, scontrandosi con la nuova linea promossa dall'ex presidente del Consiglio favorevole a una sorta di ritorno alle origini dei grillini. Ma per Luigi Di Maio, che ora si professa atlantista ed europeista convinto, non c'è più spazio per populismi e sovranismi.

In questo scenario potrebbero verificarsi imponderabili sviluppi in merito alla tenuta della maggioranza e ai rapporti con gli alleati, in primis con il Partito democratico di Enrico Letta che propugna larghe intese per le elezioni politiche del prossimo anno. Di sicuro potrebbero sorgere nuovi equilibri e tensioni in vista dell'approvazione in autunno della legge di bilancio, alla vigilia della campagna elettorale delle legislative.

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