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Crans-Montana, la Procura vallesana si difende

Striscia vietato passare.
Chiuso per disastro. Sigilli di polizia di fronte al bar Le Constellation. Keystone / Jean-Christophe Bott

È stato finalmente fissato un incontro a Berna, organizzato dall’Ufficio federale di giustizia, per mettere attorno a un tavolo chi si occupa dell’inchiesta penale in Italia e in Svizzera. Mentre la Procura vallesana difende il suo operato, il Governo svizzero ha deciso di contribuire al risarcimento delle vittime. Il punto della situazione.

Quante persone sono indagate?

Oltre alla coppia Moretti, che gestiva il locale, sono finiti sotto indagine l’attuale e il precedente responsabile della sicurezza del Comune di Crans-Montana. Il ruolo di quest’ultimo è cruciale per l’inchiesta: è stato lui a effettuare – nel 2018 e nel 2019 – le uniche due ispezioni del bar Le Constellation.

Fonti confidenziali hanno riferito al quotidiano 24heuresCollegamento esterno che, secondo il tecnico, la schiuma fonoassorbente non era contenuta nella “check list” fornita dal Cantone e pertanto non sarebbe stata controllata durante i sopralluoghi. Secondo un’altra fonte anonima, durante l’interrogatorio in Procura lunedì 9 febbraio l’uomo avrebbe duramente criticato il suo predecessore che, nel 2015, all’apertura del bar, avrebbe certificato che il locale era conforme sotto il profilo delle norme di sicurezza per la prevenzione degli incendi.

Anche in quel caso, la schiuma fonoassorbente non sarebbe stata controllata, né menzionata nel rapporto. Quella prima ispezione aveva d’altronde preso atto dell’insufficiente formazione del personale del bar sulla prevenzione degli incendi.

La sede del Comune di Crans-Montana.
Sotto accusa. Crans-Montana, la sede del Comune. Keystone / Cyril Zingaro

Quanto all’attuale responsabile della sicurezza, entrato in funzione nel 2024, nell’interrogatorio ha invece menzionato criticità nell’infrastruttura informatica del Comune, problemi che avrebbero, secondo le sue dichiarazioni, svolto un ruolo nella mancanza di ulteriori controlli, perché il locale non sarebbe stato segnalato dal sistema come particolarmente degno di attenzione. Come la check list, anche questo aspetto chiama in causa la responsabilità del Canton ValleseCollegamento esterno, che dunque potrebbe essere a sua volta presto coinvolto nell’inchiesta sull’incendio di Capodanno.

Léman Bleu ha riportatoCollegamento esterno che alcune famiglie delle vittime insistono perché sia ulteriormente chiamato in causa il Comune di Crans-Montana. “Nessun controllo per cinque anni, nessuna diffida, nessuna verifica che le correzioni richieste venissero eseguite. Non sono dettagli, è una vera cultura del rischio”, ha dichiarato l’avvocato Romain Jordan, che rappresenta una ventina di famiglie.

L’11 e 12 febbraio, intanto, riprendono gli interrogatori di Jacques e Jessica Moretti.

Quante sono le parti civili?

Sono 263, assistite da 74 fra avvocati e avvocate.

Su iniziativa di uno studio legale è stata attivata una piattaforma digitaleCollegamento esterno per la raccolta di informazioni e prove sugli eventi di Capodanno. Disponibile in quattro lingue, promette anonimato a chi fornisca indizi e informazioni utili alle indagini. Il sito raccomanda di conservare gli originali e inviare il materiale anche alle autorità vallesane usando un indirizzo e-mail dedicato, che è gestito dalla polizia cantonale.

La piattaforma è stata oggetto di opposizione da parte dell’avvocato che difende Moretti, che ha chiesto di rimuoverlo dal dominio pubblico. La Procura vallesana ha respinto l’istanza, sottolineando di ritenere l’iniziativa legittima.

Gruppo di giornalisti intervistano una persona.
L’avvocata di Jessica Moretti, e una decina di microfoni. Keystone / Cyril Zingaro

Cosa sta facendo la Procura vallesana?

Da settimane sotto il fuoco delle critiche, soprattutto dall’estero, il Ministero pubblico vallesano ha difeso il proprio operato in un comunicato stampaCollegamento esterno pubblicato il 9 febbraio: “Dal primo gennaio 2026, abbiamo emesso una cinquantina fra ordini e mandati, condotto oltre una decina di audizioni e inoltrato diverse rogatorie internazionali”. Il dossier d’indagine a oggi consta di circa 2’000 pagine e oltre 8’500 reperti, aggiunge il comunicato. La Procura annuncia che avrà presto luogo una speciale sessione per consentire alle squadre legali di visionare quanto ancora disponibile fra le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza del Comune e del bar.

La famiglia di una delle vittime ha chiesto che siano ricusate le procuratrici, una squadra di sole donne che si è finora occupata dell’inchiesta, per “un numero senza precedenti di gravi mancanze e gravi errori (…) nella conduzione del procedimento”. Dall’assenza di “misure per prevenire il rischio di collusione”, ai ritardi nei sequestri di cellulari e documenti. Un’analoga richiesta era stata già respinta al mittente. La nuova istanza sarà oggetto di una decisione del Tribunale cantonale.

Quante delle vittime sono ancora in ospedale?

25 persone sono tuttora ricoverate in ospedali svizzeri e nove si trovano in una struttura di riabilitazione. Il computo delle vittime ricoverate all’estero è competenza della Rete nazionale per la medicina delle catastrofi KATAMEDCollegamento esterno. Ha scritto a tvsvizzera.it che 39 sono ricoverate in centri fuori dal Paese: 4 in Belgio, 6 in Germania, 17 in Francia e 12 in Italia. Fra loro, 18 persone hanno nazionalità svizzera o doppia nazionalità.

Aiuto alle vittime: quali fondi sono previsti?

In base alla Legge federale concernente l’aiuto alle vittime di reati (LAVCollegamento esterno), le vittime e i loro congiunti hanno diritto a un sostegno sia immediato, che a medio e lungo termine. Le attuali indicazioni da parte del Governo svizzero sono contenute in questa pagina webCollegamento esterno. Entro fine febbraio 2026, il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) vaglierà le possibili forme di sostegnoCollegamento esterno da parte della Confederazione, che sarebbero sussidiarie alla partecipazione delle assicurazioni e del Canton Vallese.

Il ministro della Giustizia svizzero Beat Jans a colloquio con la procuratrice capo vallesana Beatrice Pilloud.
Vallese, gennaio 2026. Il ministro della Giustizia svizzero Beat Jans a colloquio con la procuratrice capo vallesana Beatrice Pilloud. Keystone Pool / Jean-Christophe Bott

Il ministro della Giustizia Beat Jans (Partito socialista, PS), secondo fonti consultate dal quotidiano BlickCollegamento esterno, presenterà la prossima settimana proposte concrete alla Commissione giuridica del Consiglio nazionale, la Camera bassa del Parlamento elvetico. Il Governo svizzero ha annunciato mercoledì 11 febbraio la decisioneCollegamento esterno di versare alle vittime un contributo federale, che sarà inserito in un’apposita legge che il Parlamento sarà chiamato ad approvare con urgenza.

Ci sono novità dal Parlamento svizzero?

La deputata Nina Fehr (UDC, destra sovranista) ha chiestoCollegamento esterno l’apertura di un’inchiesta indipendente e annunciato che depositerà ai primi di marzo un’interrogazione parlamentare sul tema. Il deputato Raphaël Mahaim (Verdi, sinistra ecologista) intervistato dal quotidiano 24heures, ha sottolineato cheCollegamento esterno “ogni persona gravemente ferita richiederà cure, compensazioni salariali e rendite per 40 o 50 anni”, stimando che il costo complessivo potrebbe arrivare a un miliardo di franchi. Mahaim, che di professione è avvocato, chiede la creazione di un fondo federale e di un tavolo di coordinamento fra assicurazioni, Cantone, Comune, responsabili privati e la Confederazione.

A che punto è la cooperazione con l’Italia?

Un incontro tecnico fra le procure italiana e vallesana si terrà il 19 febbraio a Berna, su invito dell’Ufficio federale della giustizia (UFG). L’ufficio stampa dell’UFG ha scritto a tvsvizzera.it che “l’obiettivo è chiarire i dettagli della collaborazione fra le Procure dei due Paesi, e coordinare le procedure penali. Nell’ambito dell’incontro, si discuterà anche della possibilità di creare una squadra investigativa comune”.

Si tratta dei due punti posti dal Governo Meloni come conditio sine qua nonCollegamento esterno per il ritorno a Berna dell’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado. All’Esecutivo italiano non sembrerebbe bastare che sia stato fissato l’incontro. Prima di stemperare i toni della crisi diplomatica, vuole avere in mano risultati concreti. La Procura vallesana ha promesso di astenersi da dichiarazioni fino a dopo l’incontro fra i due Paesi.

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