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USA, la legalità dell’aborto non è più garantita

In una sentenza definita storica la Corte suprema statunitense (a maggioranza conservatrice) ha annullato venerdì il verdetto che 50 anni fa aveva reso legale l’aborto a livello federale.

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Ogni Stato potrà ora legiferare in maniera indipendente in materia e quelli più conservatori hanno già deciso di vietare le interruzioni di gravidanza volontarie con effetto immediato.

La decisione era attesa, ma ha comunque scatenato un’ondata di proteste in tutto il Paese. Anche il presidente Joe Biden ha espresso il suo malcontento, definendo la decisione “un tragico errore” risultato di “un’ideologia estremista”. La speaker della Camera Nancy Pelosi (democratica) ha parlato di un “giorno buio” e di una decisione “crudele e scandalosa”, un insulto per le donne “a cui si nega la libertà di giudizio”.

Sei giudici su nove hanno legittimato la propria decisione dicendo che la Costituzione non conferisce il diritto all’aborto, che – ricordiamo – non diventa automaticamente illegale.

La battaglia, però, non è finita qui: numerose associazioni promettono di continuare a lottare per i diritti delle donne a gestire il proprio corpo in maniera autonoma. Nemmeno Joe Biden si arrende: dopo aver ricordato che la salute delle donne è messa a rischio e aver evocato le responsabilità del suo predecessore Donald Trump, passa la palla a Capitol Hill. “Lasciate che sia davvero chiaro: l’unico modo per mettere al sicuro il diritto delle donne di scegliere è che il Congresso ripristini la sentenza cancellata dalla Corte suprema”.

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