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Un “principe” ticinese all’Accademia di San Luca

Pittore eclettico e un uomo di grande integrità morale, Pier Francesco Mola, detto “Il Ticinese”, ha fatto la storia della pittura del Seicento a Roma dove, nel 1662, fu eletto "Principe" dell’Accademia di San Luca, un'istituzione di artisti ancora oggi attiva nella capitale italiana. 

Nella seconda metà del Seicento se a Roma si parlava de “Il Ticinese” c’erano pochi dubbi sulla persona a cui ci si stava riferendo. Pier Francesco Mola aveva vissuto fino ai 17 anni a Coldrerio, un piccolo paese del canton Ticino, prima di trasferirsi a Roma e diventare uno dei pittori più eclettici e influenti della sua epoca. Alcuni elementi che riportavano alle sue origini dovevano essere ben evidenti anche in età adulta perché quel soprannome – “Il Ticinese” – lo accompagnò per tutta la vita. Anche quando, nel 1665, fu eletto Principe dell’Accademia di San Luca di Roma. 

L’unicità di un artista “senza confini”

Mola nacque nel 1612 da Giovanni Battista, un architetto ticinese emigrato a Roma dove fu eletto architetto della Camera apostolica. Pier Francesco lo raggiunse nel 1629 quando, arrivato nell’Urbe, cominciò la formazione artistica. Nella Roma papale Mola imparò le basi dell’arte. Ma si perfezionò fuori dalle mura romane: prima a Bologna e poi a Venezia. In entrambe le città ebbe tanti mentori da cui imparò molto. I tanti maestri e i suoi viaggi lungo la Penisola ebbero senz’altro un ruolo nel creare una figura artistica veramente unica.

“Alla sua epoca nella pittura c’erano alcune grandi tendenze: pittori barocchi, pittori naturalisti, pittori filosofi. Mola è stato estraneo a queste scuole canoniche”, spiega a Tvsvizzera.it Claudio Strinati, storico dell’arte e divulgatore. 

“Mola è stato Mola. Un artista completamente personale e autonomo nello stile. Uno con la vocazione della comunicazione artistica senza altri scopi”, spiega Strinati. “I suoi contemporanei gli riconoscevano, oltre alle evidenti doti artistiche, una grandissima eticità. È passato alla storia come una persona di finissimo e nobilissimo comportamento, che non aveva nessuno scopo di carriera o di inserimento sociale. E tuttavia, proprio il suo grandissimo valore umano, gli ha permesso di ascendere la scala ufficiale fino a diventare Principe dell’Accademia di San Luca”. 

L’Accademia di San Luca, un ente sempre indipendente

L’Accademia di San Luca è un’istituzione artistica fondata nel 1593 da Federico Zuccari e ancora oggi attiva a Roma. Strinati ne è membro e segretario generale. “All’epoca – spiega Strinati – il presidente dell’Accademia era chiamato ‘Principe’ perché era colui che dettava i principi a cui tutti gli artisti membri dovevano adeguarsi. Il che non significa che tutti dovevano fare allo stesso modo, tutt’altro. Ciascuno doveva seguire gli obiettivi tracciati dal principe ma nella piena autonomia delle proprie azioni artistiche”, conclude Striati.

“L’autonomia e l’indipendenza dell’Accademia e dei suoi membri sono caratteristiche che hanno sempre accompagnato questa istituzione e di cui andiamo molto fieri”, gli fa eco Marco Tirelli, attuale presidente dell’Accademia (il titolo di principe è andato in disuso). 
“Dal Cinquecento ad oggi questa Accademia è riuscita a restare svincolata da qualunque possibile influenza o pressione esterna. Ricordiamoci che Roma nel momento in cui nasceva l’Accademia o negli anni della presidenza di Pier Francesco Mola era il centro politico e religioso del cattolicesimo. Sarebbe stata potenzialmente possibile una pressione di indirizzo. Così come lo poteva essere molto tempo dopo durante gli anni del fascismo. Invece noi siamo sempre riusciti a mantenere questa indipendenza. Un’indipendenza che è stata protagonista di un fatto storico molto preciso: la promozione della visione dell’artista come intellettuale e non solo come artigiano come era nel passato”. 

Mola, il Principe ticinese dell’Accademia di San Luca

Pier Francesco Mola – che intanto a Roma si era fatto un nome – era divenuto membro dell’Accademia di San Luca nel 1655. La sua adesione all’Accademia confermava la sua posizione come uno dei pittori di spicco del suo tempo. La sua integrità morale e il suo impegno verso l’arte gli permisero di ottenere tale onorificenza, dimostrando la stima che i suoi contemporanei nutrivano nei suoi confronti non solo come artista ma anche come individuo di grande valore umano. All’interno dell’Accademia Mola ebbe l’opportunità di interagire e collaborare con altri artisti e intellettuali di spicco dell’epoca. 

Qualche anno dopo, nel 1662, Il Ticinese riuscì a giungere sul gradino più elevato grazie all’elezione a Principe. “Mola ha dato una sua visione particolare di questo ruolo”, racconta ancora Strinati. “A differenza di molti altri della sua epoca, il Ticinese era dotato di una esperienza realmente internazionale. L’Italia di allora era composta di tanti Stati e staterelli. Nella sua formazione Mola ha avuto la fortuna di compiere il tragitto che da Nord porta a Sud, che è il tragitto emblematico di tutta la storia dell’arte europea. Fin dalle origini, dal Rinascimento ma anche prima, la storia dell’arte europea si svolge lungo delle strade che dal Nord Europa scendono verso l’Italia, la Spagna e in parte la Grecia. Mola assimila i principi della luce e del colore alla scuola Lombarda e quella Veneta. Poi scende nelle sue esperienze verso Roma e congloba dentro di sé una miriade di modi di esprimersi”. 

Mola fu Principe dell’Accademia dal 1662 al 1663. Tra anni dopo, nel 1666, morì a Roma all’età di 54 anni. 
 

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