Stagione invernale Sci: misure più severe sì, ma di chiudere non se ne parla

persone su una seggiovia

La stagione è già iniziata in molte località sciistiche svizzere. Con mascherina obbligatoria sugli impianti di risalita.

Keystone / Gian Ehrenzeller

Il Governo svizzero non intende chiudere gli impianti sciistici, ma vuole instaurare misure di protezione più incisive. Per i Cantoni alpini va bene così, a patto che non si esageri.

Si potrebbe intitolare "la guerra della neve", con Francia, Germania e Italia che fanno pressione affinché tutti i paesi dell'arco alpino chiudano gli impianti sciistici, mentre Austria e Svizzera sono fermamente contrarie.

Nella Confederazione, una settimana fa il ministro della sanità Alain Berset ha detto chiaramente che gli impianti di risalita potranno restare aperti, a patto di rispettare piani di protezione rigorosi.

La bozza delle possibili direttive da applicare è stata inviata all'inizio di questa settimana alle autorità dei Cantoni interessati e non ha mancato di suscitare qualche malumore.

Capro espiatorio

Il Governo grigionese ha preso posizione martedì, dicendosi pronto ad accettare misure di protezione più incisive, a controllarle e a sanzionare qualora non vengano rispettate. Il direttore del Dipartimento dell'economia Marcus Caduff ha però sottolineato che "il rischio di contrarre il coronavirus non è maggiore in una giornata di sci che in un centro commerciale". "Le stazioni sciistiche - ha aggiunto - non devono essere trasformate in capro espiatorio".

La bozza presentata da Berna prevede, tra le altre cose, una riduzione delle capacità dei comprensori. Una misura in parte indigesta per i responsabili degli impianti. "Se la politica vorrà introdurre delle limitazioni - ha dichiarato alla Radiotelevisione svizzera Martin Hug, presidente degli impianti di risalita grigionesi - favorisco allora la variante in cui si riempiono al massimo l'80% dei comprensori. In questo modo si può davvero contribuire a formare meno colonne durante i giorni di punta".

Le funivie devono essere equiparate ai trasporti pubblici, ha da parte sua avanzato Caduff. Hanno investito del denaro in misure di protezione. Questo rende la situazione diversa dalla scorsa primavera. Allora il Governo federale aveva chiuso gli impianti di risalita da un giorno all'altro.

La gente andrà comunque in montagna nelle prossime settimane. "Se chiudiamo gli impianti sciistici, le persone si concentreranno nei villaggi", ha continuato Caduff.

Venerdì il governo retico intende comunicare le proprie misure nei comprensori sciistici e per gli sport invernali. Attualmente è in contatto con le autorità federali.

Il direttore del Dipartimento della sanità Peter Peyer (PS) ha sottolineato che le misure di protezione contro il coronavirus nei comprensori sciistici devono essere ragionevoli e fattibili. Le norme federali non dovrebbero semplicemente rendere impossibile l'attività degli impianti di risalita.

L'OMS incita alla prudenza

Lunedì, l'Organizzazione mondiale della sanità ha espresso qualche riserva sull'apertura delle stazioni sciistiche (apertura che è già avvenuta in diverse località svizzere). "Il rischio non è necessariamente lo sci in quanto tale", ha dichiarato Michael Ryan, direttore delle emergenze sanitarie presso l'organizzazione. "I veri problemi si porranno negli aeroporti, negli autobus che convogliano le persone nelle stazioni, sugli impianti di risalita e nei luoghi di assembramento degli sciatori. Senza parlare del dopo-sci…", ha sottolineato.

A livello europeo, Bruxelles non intende imporre regole comuni, malgrado le pressioni giunte da Berlino. Germania, Francia e Italia sono comunque intenzionate a non aprire, almeno fino a dopo le vacanze natalizie.

Per cercare di frenare quei loro cittadini che intendono recarsi in Svizzera, Austria o in Slovenia per approfittare del manto nevoso, Berlino, Roma e Parigi stanno valutando dei provvedimenti per dissuaderli.

Il primo ministro francese Jean Castex ha annunciato mercoledì dei "controlli aleatori alle frontiere", tamponi e una quarantena di sette giorni per evitare una "fuga" verso le località sciistiche aperte in altri paesi.

La quarantena potrebbe essere obbligatoria anche per gli italiani e in ogni caso l'intenzione del Governo è di di limitare gli spostamenti tra regioni e quelli internazionali durante il periodo natalizio, ha indicato mercoledì il ministro della salute Roberto Speranza, anticipando i contenuti di quello che sarà il prossimo decreto del presidente del Consiglio dei ministri. 

tvsvizzera.it/mar/agenzie con RSI (TG dell'1.12.2020)


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