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Le vacanze natalizie sugli sci dividono l'Ue

In Engadina si attende il tutto esaurito grazie anche e soprattutto ai turisti italiani. Keystone / Martin Ruetschi

La Germania spinge perché l'Ue vieti le vacanze sciistiche fino al 10 gennaio. Angela Merkel ha chiarito di voler tentare un accordo con i vicini europei a riguardo. In Italia le regioni chiedono di chiudere le frontiere ma in Svizzera per ora di chiudere non se ne parla.

Questo contenuto è stato pubblicato il 26 novembre 2020 - 13:24

"Dobbiamo fare altri sforzi, il livello delle infezioni resta troppo elevato", ha detto Angela Merkel. Berlino conferma quindi le restrizioni in vigore almeno fino a inizio gennaio e si spinge a invitare i suoi cittadini a non andare a sciare all'estero a Natale.

Si vuole evitare il ripetersi di focolai come quello di Ischgl in Austria alla fine della scorsa stagione

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Anzi, inviterà l'Ue a non far partire la stagione sciistica per evitare il ripetersi di focolai come quello di Ischgl in Austria alla fine della scorsa stagione: da lì il virus viaggiò per mezza Europa

Se dall'appello della Cancelliera si arrivi ad un risultato concreto è tutto da vedere (molto dipenderà dall'Austria) anche se una sponda è arrivata dal presidente francese Emmanuel Macron (che ha definito "impossibile" immaginare l'apertura di funivie e seggiovie per le feste) e dal presidente del consiglio italiano Giuseppe Conte (al quale proprio non piace l'idea che mentre in Italia gli impianti sono costretti alla chiusura, nella vicina Austria si possa sciare liberamente).

Svizzera guardinga

Sull'annosa questione, il consigliere federale Alain Berset ha comunicato che è in stretto contatto con i colleghi degli Stati confinanti e segue da vicino quali decisioni saranno prese in Francia, Austria, Italia e Germania.

Per ora gli impianti di risalita in Svizzera possono rimanere aperti o aprire a severe condizioni e seguendo piani di protezione appropriati.

"La stagione invernale è già cominciata in taluni comprensori sciistici svizzeri. Si tratta di una grossa sfida. E c'è bisogno non solo di buoni piani di protezione ma anche di una severa attuazione", ha precisato Berset. 

Alain Berset ha ricordato che in alcuni Paesi confinanti è stata decisa la chiusura delle stazioni sciistiche per cui è licito temere possibili arrivi di appassionati dello sci dall'estero e di eventuali assembramenti nelle stazioni di montagna.

Il commento di Alain Berset in proposito al TG della RSI:

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Austria contraria

Di tutt'altro avviso è invece il ministro del turismo di Vienna Elisabeth Koestinger. "In Austria ci sarà di certo un turismo invernale" poiché "i nostri operatori si baseranno su un ampio protocollo di sicurezza". In caso Bruxelles dovesse imporre lo stop, è quindi la conclusione di Vienna, sia l'Ue a ristorare un settore che dà lavoro a 700mila persone.

Un tema questo che sarà sicuramente sul tavolo. Anche perché, alla luce delle scelte di Italia e Francia è possibile che si arrivi comunque ad una decisione comune - Svizzera esclusa per il momento visto che ha già aperto gli impianti - puntando ad un'apertura nel mese di gennaio e salvando così almeno parte della stagione. Le diverse posizioni in Europa nel prossimo servizio del TG:

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Italia, quarantena chi va all'estero a sciare

Sulle vacanze di Natale il premier Giuseppe Conte non vuole né errori né deroghe. E al Consiglio europeo del 10-11 dicembre sarà tra i capi di governo che porterà il tema del coordinamento delle misure sul tavolo. Anzi, secondo fonti qualificate, ci sarebbe l'ipotesi di un documento comune tra Italia, Francia e Germania per sottolineare l'esigenza di non andare in ordine sparso in Europa. 

Chiudere i confini a un Paese membro dell'Ue non è mai stato un'opzione. Ma Giuseppe Conte conferma che a Natale verranno introdotte "più cautele" e, dall'altro, senza citare l'Austria, sottolinea come sia escluso che chi si rechi all'estero possa rientrare "senza nessun controllo sanitario". Tradotto: chi vorrà sciare a Innsbruck e dintorni al rientro dovrà sottoporsi a un tampone e/o ad una robusta quarantena.

Lombardia preoccupata

Sugli impianti di sci "ci vorrebbero misure omogenee per tutta Europa", ha ripetuto dal canto suo l'assessore regionale al lavoro e politiche sociali della Lombardia Giulio Gallera. "Noi siamo attaccati alla Svizzera e all'Austria, sarebbe assurdo prendere delle misure solo per le nostre montagne. Auspichiamo un coordinamento europeo quantomeno per quelle misure", ha aggiunto Gallera.

In serata i presidenti delle Regioni del Nord hanno chiesto al governo di valutare la chiusura delle frontiere in caso di divieto di riapertura degli impianti da sci.

Il caso dei Grigioni

L’apertura o meno degli impianti sciistici - che fa discutere in tutta Europa e a maggior ragione dopo la richiesta tedesca - è stata al centro anche della settimanale conferenza stampa degli esperti retici. Il canton Grigioni è quello per eccellenza legato agli sport invernali in Svizzera e rischia di accogliere anche un gran numero di turisti dai paesi vicini, intenzionati a godersi le piste, che resteranno invece chiuse a casa loro.

“Ci sono molte prenotazioni dall’Italia”, conferma il medico cantonale retico, la dottoressa Marina Jamnicki, “siamo cauti e guardiamo con attenzione i piani di protezione. Io direi che la stagione può partire, ma se vedremo che lo sci è all'origine di un aumento dei contagi, allora dovremo smettere”. 

Ma c'è un altro problema: ci si chiede se il sistema sanitario riuscirà a reggere, se alla pandemia si aggiungeranno anche gli incidenti dovuti agli sport invernali. Il servizio del telegiornale:

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tvsvizzera.it/fra con RSI 


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