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Lezioni ribelli

Dopo le prime manifestazioni isolate, il movimento di protesta degli studenti si è allargato a diverse località italiane, come nella foto davanti a una scuola di Roma. tvsvizzera

In segno di protesta per la chiusura delle scuole, in diverse località italiane sono state organizzate 'lezioni ribelli' all'aperto.

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 dicembre 2020 - 10:00
Enrico Marra

Grazie ad un allentamento delle misure restrittive in vista del Natale si ripopolano le vie dello shopping. Al contrario le scuole italiane restano sostanzialmente chiuse per ampie fasce di studenti. La frequenza è consentita solo ai più piccoli, fino ai quattordici anni. Oltre l’età della prima media, tutti a casa.

La generazione degli adolescenti, come anche le ragazze e ragazzi si affacciano a quella fase dell'esistenza che per natura vive intensamente la dimensione sociale, si è vista chiudere attorno a sé ogni spazio di condivisione. Oltre a scuole e università sono state chiuse biblioteche, aule di lettura, musei. Pesantemente si sono compromessi due anni scolastici e, soprattutto, una lunga fase di vita adolescenziale.

"Fridays for School"

In tutto il Paese, già da mesi alcuni tra genitori e studenti, partendo dai più piccoli, hanno iniziato a organizzare isolati episodi di protesta portando banchetti e libri davanti alle scuole. Progressivamente le rimostranze hanno iniziato crescere. È nato il comitato di Priorità alla scuola. Una studentessa di Torino ha lanciato i “Fridays for School” sull’esempio di Greta Thunberg. Poi molti docenti si sono uniti al coro delle proteste manifestando insofferenza alla didattica a distanza (DAD). Alcuni tra maestri e professori stanno organizzando ‘lezioni ribelli’ all’aperto in autonomia dalle scuole.

I presidi delle scuole, come il Ministero della pubblica istruzione, hanno rinunciato già a settembre alla possibilità di fare didattica all’aperto come si era ventilato durante il primo lockdown. Considerate troppo complicate da organizzare sotto l’aspetto logistico, anche per il fallimento dell’arruolamento del corpo docente. Tuttora manca il 30% degli insegnanti. Da una parte perché alcuni hanno rinunciato alla cattedra per motivi di salute. Docenti di età avanzata oppure già affetti da altre patologie. Dall’altra parte nel sistema scolastico italiano persiste una cronica mancanza d’insegnanti di ruolo, cui sopperisce annualmente un “esercito” di docenti precari. 

Le defezioni interne alla scuola, su cui non si è fatto molto dalla scorsa primavera, unite ai nodi caldi strutturali irrisolti nel Paese - i trasporti e la capacità di tracciamento dei contagi da parte del Sistema sanitario - hanno prodotto uno stallo che la politica ha reinterpretato con la chiusura degli istituti scolastici a livello nazionale per gli studenti più grandi. Nonostante la contrarietà di alcuni esponenti di peso del Comitato tecnico scientifico e della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, politicamente isolata nell’intenzione di riaprire le scuole dal ministro della salute Roberto Speranza e dal Partito democratico.

Alcune regioni vanno ancora più in là

Le amministrazioni regionali hanno poi rincarato la dose sbarrando le porte degli istituti scolastici anche agli studenti più piccoli, considerando prioritario l’abbassamento della curva dei contagi. Le proteste di genitori e studenti in alcuni casi sono sfociate in contenziosi nei tribunali regionali con esiti contrastanti. In Calabria il tribunale ha stabilito la riapertura delle scuole mentre in Campania la sentenza è andata nella direzione opposta. La stessa ambiguità si è prodotta all’interno della Regione Puglia. In quel caso il tribunale della provincia di Bari ha sentenziato la riapertura delle scuole mentre quello di Lecce si è pronunciato per tenerle chiuse.

Chiusure a parte, l’Italia è tra i paesi europei ad aver disposto le misure più stringenti alla scuola. Già all’asilo nido le maestre si rapportano a dei bambini anche sotto l’anno di età indossando la mascherina. I bambini, fin dalla prima elementare, a sei anni, portano la mascherina tutto il giorno. Anche otto ore continuate per il “tempo prolungato”. Gli studenti non possono scambiarsi oggetti. Ai primi sintomi di raffreddore, i bambini non sono accettati a scuola se non dopo essere sottoposti al tampone. A fronte di un indice di contagio che nella scuola è stato riscontrato come trascurabile.

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