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Quando la plastica diventa arte

Oggi la plastica diventa arte grazie alla stampa 3D. Negli anni '60 gli artisti sperimentavano invece con i polimeri. © Keystone / Gaetan Bally

A Castiglione Olona c'è un museo dedicato al materiale che oggi è responsabile dell'inquinamento dei mari, ma che negli anni Sessanta era fonte d'ispirazione per numerosi artisti.

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 agosto 2022 - 08:00
tvsvizzera.it/mrj

La plastica, oggi principale responsabile dell’inquinamento dei mari e dei suoli, non è sempre stata odiata: nel corso degli anni ’60 del XX secolo – quando sono stati inventati i primi polimeri – è stata un materiale con il quale numerosi artisti hanno sperimentato, grazie alla loro trasparenza e duttilità. I loro lavori sono oggi esposti al MAP (Museo di arte plastica) di Castiglione Olona.

Lo spazio espositivo rende omaggio alla plastica plasmata dagli artisti a cavallo degli anni '60 e '70 in un centro di sperimentazione artistica istituito all'interno della più importante fabbrica d’Italia per la lavorazione del materiale plastico (Mazzucchelli 1849, che esiste tutt’ora).

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Un luogo che permetteva agli artisti le condizioni ideali per lavorare questi nuovi materiali: c’erano i tecnici che li potevano seguire e consigliare e gli artisti potevano selezionare liberamente il materiale da lavorare. Si creava una sorta di simbiosi in cui l’artista era la mente e il tecnico il braccio e la loro collaborazione dava vita a un’opera artistica. A spiegarlo ai microfoni della Radiotelevisione della Svizzera italiana RSI è Andrea Prina dell’Ufficio della cultura d Castiglione Olona.

Oggi le opere di Man Ray, Enrico Baj, Carla Accardi, Giulia Napoleone, per citarne solo alcuni, possono essere osservate nelle sale affrescate del quattrocentesco Palazzo Castiglioni.

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